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Il ritorno

«Chievo e Pellissier, notizia da pelle d'oca. Per noi era una famiglia, ora deve rinascere»

di Alessandro De Pietro
Pillon, Marcolini, Marazzina, Manfredini e Marchegiani commentano l'acquisto da parte di Pellissier del marchio del Chievo
A sinistra Manfredini, a destra in alto Pillon e Manfredini, a destra in basso F.Cossato, Marazzina e Marcolini
A sinistra Manfredini, a destra in alto Pillon e Manfredini, a destra in basso F.Cossato, Marazzina e Marcolini
A sinistra Manfredini, a destra in alto Pillon e Manfredini, a destra in basso F.Cossato, Marazzina e Marcolini
A sinistra Manfredini, a destra in alto Pillon e Manfredini, a destra in basso F.Cossato, Marazzina e Marcolini

Il vento del passato soffia forte alle spalle di Sergio Pellissier. Del Chievo di nuovo vivo, sospinto dalle idee del suo capitano e dall’amore delle sue leggende. Bepi Pillon, a 68 anni, fa soprattutto il nonno, in panchina col Chievo nell’agosto del 2006 nelle due notti dei preliminari di Champions col Levski Sofia.

«La risalita è un compito che casca a pennello per uno come Pellissier. È stato un ottimo giocatore», la premessa di Pillon, «è sempre stato una bravissima persona. Sono sicuro che con lui il Chievo si riprenderà almeno in parte quel che gli è stato tolto. Com’è giusto che sia, per il suo passato e per quel che ha dato al calcio italiano lungo tanti anni di Serie A. Un passo alla volta però, capisco l’entusiasmo di questi giorni ma poi è il campo che parla. E salire di categoria non è mai semplice. Sarebbe già importante vincere la prossima Serie D ed uscire così rapidamente dai dilettanti».

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Poco spazio per nostalgia e ricordi, lo sguardo di tutti è a quel che sarà. «Per l’amicizia che ci lega», l’istantanea di Michele Marcolini, 159 partite e cinque anni di Chievo alle spalle prima del periodo da allenatore in B, «sono contento per Pellissier. So quanto ci tenesse, dimostrato dal risultato dell’asta. Ha fatto uno sforzo considerevole per ottenere quello a cui aspirava sin dall’inizio. Adesso farà di tutto, dopo l’acquisizione del marchio, per rendere fiera tutta la gente che vuole bene al Chievo. Il primo pensiero è la felicità di Sergio. Sarà orgogliosissimo di quel che ha fatto». Si volta pure indietro, anche se solo per un attimo.

«Quando fallisce una società», il quadro di Marcolini, ora ct di Malta, «perdi una parte della tua vita, è come vedersi cancellare per certi versi quel periodo dalla tua carriera. La squadra non la vedi più. Ora però il Chievo c’è, di nuovo nel mondo del calcio. E quello conta. Il resto verrà. Sicuramente Pellissier ha grandi ambizioni, se riuscirà ad ottenere tutto e subito sarò il primo ad esultare con lui. Bisogna però andare avanti per gradi. Ci sarà da affrontare la Serie D, ma mi auguro di vederlo ancora contento com’è stato quando l’ho visto uscire da quel cancello dopo aver vinto l’asta. Ad esultare come ai vecchi tempi. È stato fantastico». Come riallacciare vecchi fili, ormai finiti chissà dove. E ritrovare speranza.

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Da Miami arriva potente anche la voce di Massimo Marazzina, attore protagonista del Chievo dei 54 punti nel primo anno di A, ad un passo dal quarto posto e dalla Champions dopo il testa a testa soprattutto col Milan di Ancelotti.
«Ho parlato domenica con Pellissier, dovesse servirgli qualcosa sappia che io ci sono. Ho la pelle d’oca per lui», la felicità di Marazzina, «immaginando quello che deve aver provato. Aspettiamo ora di rinascere, parlo al plurale perché sento sempre di far parte di quella splendida casa che il Chievo è stato per tutti noi. Sono rimasto legato all’ambiente, nel bene e nel male. Il marchio è un primo passo, l’importante è aver ricominciato. Bisognava pur partire, adesso mi auguro che Pellissier si contorni prima di tutto di persone volenterose e serie» chiude Marazzina. 

Allarga il campo Christian Manfredini, altra affilatissima freccia di quel bellissimo Chievo di Gigi Delneri. «Mi sento fra l’incudine e il martello, mi fa ovviamente tanto piacere che il Chievo sia di nuovo vivo e che a guidarlo ci sia Pellissier. Dall’altra parte mi dispiace», l’amarezza di Manfredini, «perché la società si è sempre identificata in primis in Luca Campedelli. Non è bello pensare che il capitano e il presidente non siano più amici. Peccato, perché noi siamo stati per tanto tempo una cosa sola. Il Chievo era soprattutto una famiglia che ruotava proprio attorno a loro due».

«In bocca al lupo a Pellissier, perché prima di tutto ci ha creduto fortemente. Sono davvero contento per lui e per il Chievo», la dedica di Luca Marchegiani, vicecampione del mondo, uno dei primissimi grandi nomi passati da Veronello.

 

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