<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=336576148106696&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">
L'intervista a Pellissier e Zanin

«La Clivense diventa Chievo? Decideremo insieme. Forse abbiamo peccato di tattica nell'asta, ma parliamo per 800 soci»

di Sandro Benedetti
Parlano Sergio Pellissier ed Enzo Zanin dopo la combattuta asta per acquistare il marchio del Chievo
Sergio Pellissier festeggia con i tifosi dopo l'acquisto del marchio
Sergio Pellissier festeggia con i tifosi dopo l'acquisto del marchio
Sergio Pellissier festeggia con i tifosi dopo l'acquisto del marchio
Sergio Pellissier festeggia con i tifosi dopo l'acquisto del marchio

Il giorno dopo è ancora più bello. Sergio Pellissier ed Enzo Zanin hanno festeggiato l’esito positivo dell’asta per il marchio Chievo con una cena tra amici e stretti collaboratori nel cuore della città. A qualche centinaio di metri da dove è stata riscritta la storia di una favola che aveva conquistato l’Italia intera. Sparita, prima con un colpo di spugna dai vertici del calcio italiano, poi cancellata definitivamente con il fallimento.


I due contendenti

Quella storia che entrambe le cordate in corsa volevano riportare ai fasti di un tempo che fu. L’onere e l’onore è toccato alle due bandiere, al presidente Sergio Pellissier che nell’ufficio del curatore fallimentare Renzo Panozzo ha messo a segno il 135 gol della sua lunga militanza al Chievo, 134 da calciatore, il più importante da dirigente. E dal vicepresidente Enzo Zanin anch’egli presente nella saletta dell’asta, probabilmente la parata più significativa dei suoi nove anni a difesa della porta del Chievo.


L’analisi e le sensazioni

«È stata una giornata emozionante, lunga ma, alla fine, bellissima», ammette Pellissier. Certo la cifra si è rivelata addirittura più alta rispetto ai 280 mila euro della seconda asta andata deserta.

Enzo Zanin
Enzo Zanin

«Forse abbiamo peccato di tattica», sorride Zanin, «ma noi parliamo per 800 soci a cui dobbiamo rendere giustamente conto. Tutto è deciso con i nostri soci, tutto è alla luce del sole. La trasparenza è totale perché ce lo impone il progetto a cui abbiamo dato vita». Già perché la Clivense che, con ogni probabilità dalla prossima stagione di serie D si chiamerà Chievo «ma anche questo lo decideremo collegialmente», rappresenta un unicum nel panorama calcistico italiano.

L’unica società sorta attraverso un’operazione di equity crowdfunding, una specie di azionariato popolare, un startup capace di raccogliere attorno a sé la fiducia, anche sotto il profilo dell’apporto finanziario, di più persone. Un’idea addirittura presa a prestito da un’altra squadra di serie D, gli abruzzesi de L’Aquila, giunti a Verona per esportare il modello Clivense.

E tra i tanti attestati di stima giunti in queste ore proprio quello della dirigenza de L’Aquila che ha ipotizzato anche la disputa di un’amichevole estiva. «Siamo contenti che la nostra idea abbia raccolto altre adesioni», riprendono in coro i due grandi protagonisti, «ma l’avevamo detto. In questi tre anni, da quel 13 agosto 2021 quando fondammo la Clivense, il nostro impegno è stato quello di ripartire e fondare un nuovo progetto con un gruppo di persone coeso, per bene, che quella favola del Chievo l’avevano vissuta e alla quale avevano dato una parte importante della loro vita».


Sguardo al futuro

Interviste a Pellissier, Zaffani, avvocato Galvan e Pacione

E concludono: «Ora, restituiamo a quelle persone, ai tifosi e a tutti i soci quel marchio. Il nome non fa il progetto, che c’è e si evolve, ma restituisce, a quella che a noi piace chiamare famiglia, un patrimonio che è di tutti. Quale sarà il nome che sceglieremo da ora in avanti, quali i colori, quali gli scenari futuri: tutto sarà deciso in condivisione con i nostri soci. L’abbiamo sempre detto: questa non è la società di Pellissier o Zanin, è la società di tutti i soci Clivense. E in accordo con loro prenderemo le prossime decisioni».

Suggerimenti