<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=336576148106696&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Roglic, è trionfo rosa Colpo di Cavendish nella volata romana

di Renzo Puliero
Capitolina Ultima tappa del  106esimo Giro si è corsa tra le strade di RomaLa gioia Il presidente Sergio Mattarella ha premiato il vincitore del Giro Primoz RoglicIl colpo finale Mark Cavendish ha conquistato la sua diciasettesima vittoria al Giro d’Italia
Capitolina Ultima tappa del 106esimo Giro si è corsa tra le strade di RomaLa gioia Il presidente Sergio Mattarella ha premiato il vincitore del Giro Primoz RoglicIl colpo finale Mark Cavendish ha conquistato la sua diciasettesima vittoria al Giro d’Italia
Capitolina Ultima tappa del  106esimo Giro si è corsa tra le strade di RomaLa gioia Il presidente Sergio Mattarella ha premiato il vincitore del Giro Primoz RoglicIl colpo finale Mark Cavendish ha conquistato la sua diciasettesima vittoria al Giro d’Italia
Capitolina Ultima tappa del 106esimo Giro si è corsa tra le strade di RomaLa gioia Il presidente Sergio Mattarella ha premiato il vincitore del Giro Primoz RoglicIl colpo finale Mark Cavendish ha conquistato la sua diciasettesima vittoria al Giro d’Italia

Dopo tre Vuelta, una Liegi, un titolo olimpico nella crono, Primoz Roglic conquista la maglia rosa del Giro d’Italia. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella lo premia nella festa di Roma dove un grande Mark Cavendish conquista la sua 17esima vittoria al Giro, a 15 anni di distanza (2008) dalla prima vittoria a Catanzaro. Alla sua ultima stagione, a 38 anni, è tornato Cannonball. Nella volata finale ai Fori Imperiali, Milan non ha la gamba per reggere il confronto. Mark battezza la ruota di Gaviria che, come sempre, parte troppo lungo ed è superato. Thomas si mette in testa a due chilometri dall’arrivo. Per sperare di creare un buco? No, per rispetto di Cavendish, suggellato da un lunghissimo abbraccio dopo l’arrivo. Il gruppo si inchina ad uno dei più grandi velocisti di ogni tempo. Mark è commosso: «I vecchi amici hanno lavorato per me. La mia squadra ha lavorato tanto e io sono sempre stato al coperto. Sono emozionato. Porto sempre nel cuore il Giro: qui ho ottenuto la mia grande vittoria». Roglic è un degno vincitore della corsa rosa. Ha lavorato duro per recuperare dagli infortuni avuti nel 2022 a Tour e Vuelta. Ora può dire: «È stato come essere sulle montagne russe, ma mi sono goduto ogni momento. Non è possibile ad esprimere in parole quanto provato a Monte Lussari: quei momenti rimarranno in me per tutta la vita». Noia poi spettacolo Le ultime tappe hanno controbilanciato, per il confronto diretto tra i big, due settimane di attesa, con giornate spesso noiose, con due ciclisticamente da dimenticare, vedi «gita sociale» a Campo Imperatore e il no dei corridori (anche se c’era bel tempo) a onorare gli impegni nella tappa di Crans Montana (quella di Cima Coppi, ridotta a 74 km). Il Giro si conferma un grande romanzo popolare per la gente che l’ha accolta sulle strade, sin dalle prime tappe. Alla fine, hanno deciso le pendenze di Monte Lussari. Sportività Geraint Thomas e Primoz Roglic sono amici, si stimano reciprocamente, appena potranno andranno a bersi una birra assieme. Il signor G ha ammesso di «essere devastato» dopo la sconfitta, ma ha aggiunto: «Roglic mi ha surclassato. Ed è meglio aver perso nettamente che per pochi secondi». La differenza I 14” di differenza tra Roglic e Thomas nascono dalla crono d’apertura sulla Costa dei Trabocchi quando Roglic ne diede 12 di distacco a Thomas. L’inglese ne ha rifilati 16” nella crono di Cesena. Poi, nella tappa del Bondone, Thomas ha accettuato il vantaggio in classifica staccando lo sloveno di 25”. Roglic ne ha recuperati 3” sulle Tre Cime di Lavaredo ed effettuato il sorpasso nella crono di Monte Lussari. Distacchi minimi I primi tre in 75” dicono dell’equilibrio tra i big. Il record restano i 33” tra Merckx, Baronchelli e Gimondi nel 1974. Nel 2017 40” hanno diviso Dumoulin, Quintana e Nibali; 45” nel 2005 Savoldelli, Simoni, Rujano; 49” nel 1976 Gimondi, De Mouynck, Bertoglio. I gregari Roglic è partito con una squadra diversa da quella con cui aveva preparato il Giro, causa Covid; Thomas ha perso per strada una preziosa alternativa per la classifica come Geoghegan Hart, un passistone come Ganna ed uno scalatore come Sivakov, i cui ritiri hanno costretto chi è rimasto a un surplus di lavoro.•.

Suggerimenti