al Teatro Romano

Sgarbi, «rockstar» della cultura: «Mi chiedono mille selfie ogni giorno. Così io avvicino le persone all'arte»

Per il Festival della Bellezza parlerà di Caravaggio e Pasolini: «Su di loro troppi tabù»

Sarà un cambio di programma quello che Vittorio Sgarbi si prepara a proporre al suo pubblico stasera, al Teatro Romano, nel consueto appuntamento con il Festival della Bellezza. E ci arriverà proprio al termine della campagna elettorale.

Vittorio Sgarbi, inizialmente aveva pensato a una serata dedicata a Klimt e Schiele. Ma poi…
La mostra sulla fortuna di Klimt sarà inaugurata al Mart nel 2023. Così ho deciso di dedicarmi, stasera, a Caravaggio e Pasolini. Un omaggio a Pasolini, nel centenario della sua nascita, mi sembra doveroso. E a Caravaggio, riscoperto da Roberto Longhi, di cui Pasolini fu allievo. Tra questi due personaggi si sono create connessioni importanti, anche divertenti, utili a capirne la poetica.

Il tema di questa edizione del Festival è Miti e tabù. Quindi ci parlerà anche di tabù?
Ah, davvero? Non lo sapevo, grazie di avermelo detto. E a dire la verità non saprei neanche come si possano rappresentare… Beh, di tabù in realtà se ne possono trovare tanti, legati agli artisti di cui parlerò. Pensiamo a Pasolini, condannato per la sua omosessualità, trattato come un corruttore di ragazzini. Su Caravaggio è ancora più facile: ha continuato a dominare la scena con i suoi allievi fino a metà del ‘600, poi è stato demonizzato, considerato immorale, e per 300 anni non si è più sentito parlare di lui. C’era l’idea che fosse un artista legato al male, alla violenza, al crimine. Vede, abbiamo già trovato le connessioni, se mi danno un tema da trattare lo svolgo senza problemi. E poi per me Verona, in particolare il Teatro Romano, è il luogo in cui ormai da tradizione lancio lo spettacolo che poi porto nei teatri d’inverno. Quindi per ora Klimt e Schiele dovranno aspettare.

Che rapporto ha lei con Pasolini e il suo lavoro di artista?
Sono talmente vecchio che l’ho conosciuto nel ’70, quando venne a Ferrara. È morto nel 1975, eppure Pasolini resta il più vivo degli intellettuali italiani. E infatti dopo di lui ci sono soltanto io. Le spiego meglio: la mia non è una valutazione di valore. Tanti avranno fatto cose di valore molto più di me. Intendo dire che io, più degli altri, ho indotto le persone a occuparsi di arte, ho usato la televisione per avvicinare all’arte un pubblico più ampio, ed è grazie a me se oggi le cattedre di storia dell’arte negli atenei italiani sono aumentate.

Leggi anche
Vittorio Sgarbi: da Verona a Brescia, il Garda diventerà una regione dell’arte

Lei quindi ritiene di rivestire un ruolo importante nella cultura italiana.
La comunicazione e la produzione letteraria hanno avuto un fenomeno ridondante e formidabile in D’Annunzio, dopo di lui, a metà del Novecento, c’è stato Pasolini. Sgarbi arriva negli ultimi anni del ‘900. D’altra parte è il popolo che mi ha investito di questo ruolo. Non posso fare tre metri che qualcuno mi ferma. Faccio circa mille selfie al giorno. Insomma, un po’ come se fossi un cantante rock.

E secondo lei perché avviene questo?
Quando faccio proposte nell’ambito della cultura e della politica penso all’aspetto umano. Un esempio? Le scuole dovrebbero aprire alle 10 del mattino: i ragazzi potrebbero dormire un po’ di più e si risparmierebbero anche energia e riscaldamento. Dico delle cose che ottengono un consenso immediato, soprattutto perché faccio un sistematico smontaggio di tutta la retorica e di tutte le regole. Che a volte sono davvero demenziali: le è mai capitato di guardare, a proposito di regole, Uomini e donne? Uno spettacolo turpe, ma fatto bene.

Lei non ama le regole, e questo in effetti il suo pubblico già lo sa.
Provi a pensare alla gente che va a pranzo in un ristorante con la piscina: nessuno fa il bagno perché è pranzo. Io invece mi sono buttato in acqua, di recente, durante un pranzo a bordo piscina. Non avevo il costume ma ero in mutande, che è lo stesso. Evidentemente ci sono una serie di predeterminazioni, opportunità, inopportunità che ci vengono inculcate e che si trasformano poi, per tornare al nostro tema, in tabù.

La rivedremo presto a Verona, o aspetta l’anno prossimo?
Il mio amico Oscar Farinetti mi ha proposto di andare a vedere gli spazi di Eataly, qui a Verona in prossima apertura. C’è l’idea di creare una relazione stabile tra un’istituzione culturale e una gastronomica, e visto che il Mart è vicino l’idea è quella di fare delle esposizioni. Ma io mi interfaccio con lui, mica con l’amministrazione.

Leggi anche
Al Romano torna il Festival della Bellezza: cinque serate tra miti e tabù

Silvia Allegri