Sul palco dopo la tromba d'aria

Uragano Cave annulla la pioggia. E l’anfiteatro esplode di energia

Super band I Bad Seeds aiutano Nick Cave a fare il «miracolo» in Arena FOTO BRENZONISulle gradinate Cave tra i suoi «fedeli». E il rito collettivo è servito
Super band I Bad Seeds aiutano Nick Cave a fare il «miracolo» in Arena FOTO BRENZONISulle gradinate Cave tra i suoi «fedeli». E il rito collettivo è servito
Nick Cave tra il pubblico in Arena

Uragano Cave. Oltre 12mila spettatori, area pit inagibile a causa dei danni fatti al palco dalla tromba d’aria a pochissime ore dal concerto, e fan indiavolati per aver pagato per abbracciarlo ed essere costretti a vederlo dalle gradinate laterali. Ma il concerto di Nick Cave, iniziato con oltre un’ora di ritardo, in una Arena scalpitante, è un vero miracolo, il prodotto della tenacia e della forza di volontà di tecnici e addetti alla sicurezza. Ma anche della voglia estrema dello stesso artista di esibirsi per il suo pubblico, formato in gran parte da 30-50enni tra cui moltissimi stranieri. In altre circostanze simili infatti, artisti internazionali hanno dato forfait.

E invece lui no: avvolto da una luce blu che illumina la sua super band, i Bad Seeds, entra e dice un semplice «buonasera» in italiano poco prima di far esplodere l’anfiteatro con «Get ready for Love». La pioggia lascia il posto alla musica e lui guarda sconsolato sotto al palco e dice: «This is strange». Nessun fan che allunga le braccia per toccarlo mentre canta «There she goes, My beautiful world», la buca dell’orchestra è vuota per motivi di sicurezza. E allora lui scende in platea, non resiste, poi sale sulle gradinate e si lascia travolgere dal pubblico elevando il concerto a un rito sacro sulle note di «From her To Eternity».

 

Super band I Bad Seeds aiutano Nick Cave a fare il «miracolo» in Arena FOTO BRENZONISulle gradinate Cave tra i suoi «fedeli». E il rito collettivo è servito
Super band I Bad Seeds aiutano Nick Cave a fare il «miracolo» in Arena FOTO BRENZONISulle gradinate Cave tra i suoi «fedeli». E il rito collettivo è servito

 

E con «Children» e «Jubilee Street» la messa di “padre” Nick entra nel vivo: il messaggio d’amore si propaga in tutta la sua forza, scaglia il microfono a terra e si tuffa con foga sul pianoforte a coda facendo implodere l’Arena. «Vorrei tanto venire lì tra voi ma c’è un maledetto buco», dice. Per un attimo ci pensa a saltare giù ma poi ammette «non funzionerebbe». In platea, a godersi lo spettacolo, ci sono anche i Marlene Kuntz e c’è chi giura di aver avvistato anche Gianluca Grignani.

Cave saluti iniziali e finali in Arena

È un concerto- greatest hits e molto rock, con punte di lirismo e dolore puro trasformato in arte. Nick Cave commuove infatti con «Bright horses», dedicata al figlio morto, con «I need you» e «I’m waiting for you». Si fa poesia in «Carnage» e poi torna a scatenarsi e si ributta in mezzo al pubblico con l’apocalittica «Tupelo». L’Arena è sua e in un crescendo i “fedeli” si gettano tra le sue braccia, un bagno d’amore e di dolore, di speranza e forza, un “miracolo” che, libera - appunto- l’energia di un uragano. 

 

Giorgia Cozzolino