Tra le passioni e i dolori dei grandi del Novecento

Mario Palmieri salirà sul palcoscenico di Villa Scopoli
Mario Palmieri salirà sul palcoscenico di Villa Scopoli

Passioni e dolori di alcuni grandi del Novecento come Cesare Pavese, Edgar Lee Masters, Charles Mingus e Charles Bukowski. I loro tormenti e il loro genio, che sanno arrivare nel profondo e raggiungere l’anima, sono al centro dei tre spettacoli teatrali in programma da oggi a domenica ad Avesa, nel parco secolare di Villa Scopoli, nell’ambito della rassegna «Il canto segreto della vita» ideata da Quinta Parete come coda del più ampio cartellone di Teatro al Verde. Il calendario vede protagonista l’attore, regista e drammaturgo Mario Palmieri affiancato, in ogni serata, da differenti attori e musicisti professionisti. Stasera si parte con «Sono lontani i mattini che avevo vent’anni», percorso tra Lee Masters e Pavese con Palmieri, Silvia Ruberti, Nicolò Bruno e Carlotta Francescon accompagnati dalle musiche di Onde acustiche. Sabato tocca a «Charles Mingus. Peggio di un bastardo» per conoscere rabbia, arte e amore del geniale musicista nero; insieme a Palmieri ci saranno i musicisti Luca Donini (sax contralto) e Mario Marcassa (contrabbasso). Infine, domenica tocca al percorso su Bukowski con «Trova ciò che ami e lascia che ti uccida»: Palmieri è accompagnato alle tastiere da Giuseppe Guizzardi. Tutti gli spettacoli iniziano alle 21. L’ingresso è libero con offerta minima di 5 euro. «Si tratta di un percorso sulla straordinaria intensità del Novecento» sottolinea il direttore artistico della rassegna, Federico Martinelli. «Un viaggio sulla scia delle radici più profonde, intime e incancellabili che vivono in noi. Le radici del secolo passato, da cui si diramano echi e suggestioni spesso contrastanti ma incredibilmente intense nella loro indecifrabilità, fino a delineare appunto il canto segreto della vita». Per Palmieri «è straordinario raccontare l’opera di maestri così universali». L’attore non nasconde che «leggere le poesie di grandi maestri come Pavese e Lee Masters, e poi calarsi nei panni di Mingus e Bukowski, è vivere appieno le loro sofferenze e disagi ma altrettanto la loro grandezza assoluta. È come disvelare un frammento del velo che copre il mistero del secolo passato, il nostro padre storico, culturale e umano». •

Camilla Madinelli