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PRIMA NAZIONALE

«Orzowei»: immagini, musica e spiritualità per la chiusura di LibrOrchestra

di Francesca Saglimbeni
Lo spettacolo musicale teatrale a cura dell’ensemble Garilli Sound Project, ispirato al racconto di Alberto Manzi, è andato in scena al Teatro Santa Teresa alla presenza del figlio Massimo
Prima nazionale di Orzowei, a cura dell ensemble Garilli Sound Project, in presenza di Massimo Manzi, figlio del maestro Manzi
Prima nazionale di Orzowei, a cura dell ensemble Garilli Sound Project, in presenza di Massimo Manzi, figlio del maestro Manzi
Prima nazionale di Orzowei, a cura dell ensemble Garilli Sound Project, in presenza di Massimo Manzi, figlio del maestro Manzi
Prima nazionale di Orzowei, a cura dell ensemble Garilli Sound Project, in presenza di Massimo Manzi, figlio del maestro Manzi

Un padre che lo ha generato, uno che lo ha allevato, un altro ancora che gli ha trasmesso saggezza e conoscenza. I tre padri di Orzowei insegnano – oltre la metafora sottesa al racconto di Alberto Manzi – come tutti i popoli della terra possano essere, nella loro diversità vuoi etnica vuoi culturale, dei maestri di vita. Come le geografie disegnate sulle mappe topografiche abbiano confini che le mappe del cuore e della fratellanza non conoscono.

L’opera di Manzi è risuonata sul palco del Teatro Santa Teresa in tutta la sua spiritualità e attualità di contenuti, con lo spettacolo musicale teatrale «Orzowei» a cura dell’ensemble Garilli Sound Project, andato in scena in prima nazionale assoluta a chiusura del festival LibrOrchestra. Merito di un gruppo di artisti, capitanato dalla pianista e didatta Elisabetta Garilli, che nella poliedricità dei medesimi linguaggi musicali e figurativi, ha saputo trovare la chiave per arrivare tanto ai bambini di ieri quanto a quelli di oggi.

Un omaggio dovuto, quello al “maestro degli Italiani”, nel centenario della nascita. Ancor più in questo tempo segnato da divisioni e ostilità nei confronti di ogni forma di diversità.

«Mio padre lo scrisse che avevo solo cinque anni, rileggendolo in età più adulta ne ho percepito tutti i livelli di significato», è stata la testimonianza pubblica di Massimo Manzi, intervenuto a Santa Teresa di fronte a una gremita platea. Con il suo lessico fantastico-avventuroso, «Orzowei rappresenta tutt’ora un valido romanzo di formazione».

Tra una prova di coraggio e l’altra, infatti, tra cui il rifiuto da parte della stessa comunità Swazi da cui era stato “trovato” (significato di Orzowei), Isa, vero nome del giovane bianco, apprende - per ritrasferirlo a sua volta ad altri - il valore della diversità come fattore di crescita personale. Da ciascun capo villaggio attinge qualcosa, fino a divenire mediatore di pace tra le stesse tribù locali.

Ma è soprattutto Pao a guidarlo nei segreti della foresta, che si rivela a sua volta maestra: maestra di forza, di ascolto (dell’altro) e di rispetto. Una tavolozza di immagini che Elisabetta Garilli ha tradotto in partiture ricche di sonorità evocative delle terre d’Africa, tra accenti percussivi e sfumature rese da diverse famiglie di fiati.

Suggestioni impreziosite dalle illustrazioni in presa diretta di Serena Abagnato, capace di impregnare le pagine di Manzi di colori “suonanti”, in dialogo con le parole del maestro Manzi cui hanno prestato voce Enrica Compri e Salvatore Guadagnuolo.

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