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CHI ERA

Madame Sisì: «La mia vita è Art. Io, l'unica drag che sa fare il vino»

di Gian Paolo Laffranchi
Il 22 ottobre 2017 Carlo Tessari si raccontava ne «L'intervista della domenica»
Madame SiSi, la regina delle notti gardesane, è stata la prima drag queen a celebrare un matrimonio in Italia
Madame SiSi, la regina delle notti gardesane, è stata la prima drag queen a celebrare un matrimonio in Italia
Madame SiSi, la regina delle notti gardesane, è stata la prima drag queen a celebrare un matrimonio in Italia
Madame SiSi, la regina delle notti gardesane, è stata la prima drag queen a celebrare un matrimonio in Italia

Il suo quartier generale è uno specchio. Ordinato, organizzato, orpelli zero. L’efficienza solida di una squadra al lavoro fin dal mattino. Entri e non ti pare di essere dietro le quinte del club più allegramente festaiolo che ci sia. Colori vivi, suggestioni disco ’70, certo. Ma anche faldoni e computer, telecamere e trasmittenti. Se l’Art è una gioiosa macchina da guerra, il comando è saldamente nelle mani di Carlo Tessari. Che poi, quando scende la sera, porta in scena Madame SiSi.

Parrucche e paillettes, luci e lustrini. «Non divento Madame SiSi: Madame SiSi sono io», chiarisce il ragioniere, riecheggiando Flaubert. Ma non dev’essere stato facile arrivare fino a qui, al disco-tripudio, alla movida-azienda, col piglio di chi la mentalità imprenditoriale l’ha maturata fin da piccolo, tra i campi. «Sono nato fra le colline del Soave. Nel mio biberon c’era il Recioto. Mio papà mi diceva sempre Carletto, fa male berne poco... - sorride -. Sono cresciuto in una famiglia contadina, con un’azienda agricola. Adesso siamo nel gruppo Cantina di Soave. Più di 2200 soci».

Carlo Tessari lavora con i vigneti. Madame SiSi cosa dice?

Sono io l’unica drag queen al mondo che sa fare il vino.

Drag manager, si può dire. Come ha compiuto i primi passi verso il mondo dello spettacolo?

Sono stato attratto dal palco fin da piccolo. Suor Paolina mi ricordava sempre la bellezza di stare sulla scena, con la visione lucida che si ha solo da lì. Poi si cresce, si capisce la propria dimensione.

La sua è multiforme: imprenditore, cantante, stilista, scrittore, opinionista tv, mannequin. «Di giorno dormo», si intitola il libro che le hanno cucito addosso due fotografi quali Marilena Mura e Greg Gorman. Alberto Boldrini scrive nella prefazione che «Madame SiSi di giorno dorme perché vive e lavora di notte. Carlo non dorme tutto il giorno perché un imprenditore non può permetterselo».

Io sono sereno, ho i miei tempi. La prima parte della settimana in azienda, con i miei fratelli. La seconda è ArtClubMusicalTheatre. Ho un equilibrio costruito negli anni. Sono nato a Brognoligo di Monteforte, mi sono diplomato in ragioneria a San Bonifacio il 12 luglio 1980. E già sentivo un seme ballare nella testa.

Gente di spettacolo fra parenti e affini?

Nessuno. Mio papà, che aveva origini umili, è in cielo da 21 anni. Mia mamma è di famiglia nobile, nel suo ramo c’erano anche scrittori. Io ero un ragazzo magro che lavorava sodo. Negli anni ’70 ho conosciuto un gruppo di drag queen veronesi, vecchie, povere, disastrate, l’ombretto color ciliegia e gli occhi pittati di rossetto perché non avevano soldi per altro. Le ho frequentate ed è stata una folgorazione. Il buon Dio ti accende la luce e indica la via, poi però devi camminare tu senza far cazzate, tenere sempre la testa ben ossigenata. Io sono entrato in ditta con quei gruppetti di drag: avevo il carattere per presentare sul palco, amavo improvvisare. Per un po’ sono rimasto con i pantaloni, poi ho ceduto all’irresistibile richiamo dell’abbigliamento femminile. Così è cominciata mia carriera.

Erano altri tempi.

Sono stato in trincea. Gli episodi negativi non sono mancati. La gente faticava a capire il lato artistico. Il mio modello era Ugo Tognazzi: fosse vissuto più a lungo, uno come lui poteva anticipare tutto con semplicità e dolcezza. Io copiavo le star: ho studiato le espressioni, fatto tanta ginnastica davanti allo specchio. A 26 anni, campane a festa! Sono arrivato a Paderno Franciacorta. SiSi Club. Prima mi chiamavo Madama Carlotta.

Perché SiSi?

Nel 1992 Andrea Occhipinti mi chiese di presentare «Priscilla, regina del deserto» a Brescia. Dicevo a tutti quelli che si avvicinavano «Sì, sì», per gentilezza. Me lo fece notare... E da allora, eccomi: Madame SiSi.

Rettore, Pravo, Mina, Berté: le sue divinità?

Amo interpretare Patty, con lei è nato un bellissimo rapporto. È autoironica, gioca a far la diva. La Rettore, lo dico con affetto, è una divertente gallina veneta. Loredana è una rockettara, una che sta bene sulla moto. L’abbiamo celebrata la settimana scorsa: «Stasera ho vissuto un momento felice, mi son sentita a casa, fra amici». Una volta mi aveva chiesto di andare in tournée con lei. Putroppo non potevo. Per Mina ho grande ammirazione, ma è irraggiungibile. Se vuole ti raggiunge lei.

Ospite di un video di Omar Pedrini, ha duettato con Alexia, pubblicato dischi di successo, portato uno spettacolo in un carcere a Mantova, ospitato all’Art l’anteprima di un’opera di Monteverdi.

Amo la musica nelle sue varie forme e all’Art porto tutto ciò che mi piace. È la casa dei miei sogni.

Molto stile Studio 54

Vero, ma la mia America è Desenzano, che adoro. A Paderno son rimasto dall’87 al ’95, quando il 29 aprile ho aperto sul Garda. Lavorando subito col mio stile.

«Carlo è una macchina», dicono di lei.

Una corriera, preferisco: ci stanno più persone, si va in gita, si canta, è una festa.

Prima drag queen a celebrare un matrimonio in Italia: sdoganare non è più un problema?

A maggio ho tenuto una lezione al Gonzaga di Castiglione sul «perché un uomo si veste da donna»: 500 studenti, un’ora e mezza senza che nessuno guardasse il cellulare. Mia mamma Gigia, 91 anni, mi chiama Madama. L’evoluzione è nelle cose, il tempo va avanti da sé. Non va aggredito, ma aspettato con umiltà. La Madama del 2017 è meno nevrotica, sa che da soli si fa niente. Anche l’Art è una squadra, con uno staff dai ruoli precisi.

Qual è il segreto del buon imprenditore?

Saper rinunciare a ciò che non serve, non fare ombra a chi lavora con te, eliminare gli elementi negativi. I clienti che sbagliano all’Art devono fare penitenze che decido io... Non faccio selezione, chi arriva qui si è già selezionato da sé. La gente ha bisogno di questa energia. Luigi da Asola, 86 anni, ha scoperto la minimal: da anni arriva con il suo sacchettino per la sua mela, l’acqua e le pastiglie. Balla e va a casa. Nel locale c’era una drag che puzzava da matti perché doveva tenere i vestiti nascosti nella ruota di scorta della sua auto fra un weekend e l’altro: ho allestito camerini con appositi armadietti, non voglio che i nostri fedelissimi debbano travestirsi sotto i ponti, siamo una famiglia, li ospitiamo volentieri.

Il sogno nel cassetto?

Io non ho un cassetto, ho un armadio! Mi ci siedo dentro. Chiedo solo la salute, al resto penso io. Con un po’ di trucco si fa tutto. Amo il mio guardaroba. E girare il mondo. L’esperienza più bella è stata camminare da Madama a New York. Ho fatto spettacoli a Hong Kong, a Los Angeles. A una festa privata dedicata a Mina cantavo «Insieme». Greg Gorman mi ha voluto conoscere come Carlo: «Ho visto il tuo stile, il tuo angelo custode, voglio fotografarti». E così è stato. Succedono cose incredibili. Come la costruzione del primo parco dedicato a me, «SiSi gioca», a Moglia, nel Mantovano.

Se non fosse Madame Sisi?

Sarei un impiegato con le rughe. Invece ho la pelle unta dai trucchi e sono felice.

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