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L'intervista e il concerto in Arena

Gazzelle: «Le canzoni sono la serie tv della mia vita. La gente usa troppo i social per raccontare cosa fa»

di Nicolò Vincenzi
L'intervista a Flavio Pardini, in arte Gazzelle, che il 16 maggio canta in un'Arena sold out
Flavio Pardini, in arte Gazzelle
Flavio Pardini, in arte Gazzelle
Flavio Pardini, in arte Gazzelle
Flavio Pardini, in arte Gazzelle

Tutto qui. E non è mica poco. Giovedì sera, 16 maggio, Flavio Pardini, per la famiglia, Gazzelle, per tutti gli altri, sarà per la prima volta sul palco dell’Arena. E così dopo l’Olimpico (sold out), il debutto a Sanremo con «Tutto qui», adesso tocca all’Anfiteatro (sold out). 


Gazzelle, come ha immaginato la sua notte in Arena. Ci saranno ospiti?

L'ho pensata come un evento a sé, scollegata dal tour nei palazzetti. Ho modificato leggermente la scaletta. Però ho pensato fondamentalmente a godermela. A fare l'Arena come piace a me. Niente di esageratamente forzato. Cercherò di portare il mio concerto come al solito a livello di semplicità, cercando di creare buone vibrazioni a me e a chi sta sotto al palco. Ci saranno sicuramente delle sorprese che però non voglio svelare. 


In che momento della sua carriera arriva l'Arena?

Positivo. Sono in una fase serena, dove tutto mi sembra centrato. Tutto è focalizzato. Dopo i palazzetti e prima dell'estivo arriva questa Arena che neanche mi aspettavo, francamente. È stata una intuizione all'improvviso appena prima di Sanremo. Abbiamo deciso di farla e devo dire che non mi aspettavo nemmeno una risposta così rapida. Avevo dei timori perchè non è Roma. E invece Verona ha risposto bene. Non ho preoccupazioni o ansie, arrivo con le spalle larghe.

 
Quando si dice Gazzelle si parla di «indie triste». É vero? Per scrivere bisogna stare male? 

Io scrivo fondamentalmente quando ho qualcosa da dire. Quando sento la necessità di parlare al mondo intero. Se si ha bisogno di dire qualcosa la maggior parte della gente lo fa con la ragazza o con un amico. Chi scrive canzoni come me credo che abbia la necessità di dirlo a più persone possibili e di sentirsi coccolato. Per sentirsi meno solo, questo è il motivo per cui scrivo. Anche per trovare il mio posto nell'universo. Non so se serva stare male, non credo che Travis Scott stia male, nemmeno chi fa reggaeton. Ma per il tipo di musica che faccio io riesce meglio. Da quando sono piccolo scrivo quando c'è qualcosa che non va. Altrimenti non sento l'esigenza di doverlo condividere. 


La musica l’ha salvata in qualche modo?

Si certo. Scrivo per me stesso, non lo faccio per gli altri. Non capisco gli artisti che ad ogni nuova uscita dicono "è il mio regalo per voi". È il contrario, il regalo lo fa chi ascolta. È come se dessi una patata bollente, un rompicapo che non voglio risolvere da solo.


Gazzelle... quindi, lei è indie? 

Mi sento «ingazzellato». Penso di essere uno dei portavoce di questo genere di musica. Uno di quelli che ha resistito alla moda. Siamo in due, tre non di più. Mi reputo, comunque, principalmente un cantautore con degli slanci pop, ecco. 


Lei canta «c’è qualcosa che non va». È sempre alla ricerca di qualcosa? 

Più che altro non so cosa cerco. È quello che mi dà irrequietezza. 


È stata una svolta romantica con la «Prima canzone d'amore»? Come si è trovato?

Fondamentalmente l'ho fatta perché penso sia giusto che il mio pubblico si abitui a scoprire diversi lati di me. Le canzoni sono la serie tv della mia esistenza. È giusto quindi che io scriva anche di altre sensazioni altrimenti diventerei la parodia di me stesso. Sarebbe una presa in giro. Non bisogna assecondare troppo il pubblico in questo senso. Bisogna sorprenderlo. 


Pensa sia giusto che gli artisti si espongano? Anche sui fatti di cronaca. Sui social lei non è uno che «posta» molto...

È una questione di carattere. Non mi piace parlare molto di certe cose o di quelle che non conosco bene. Sui social non mi piace unire la vita artistica con quella privata. A un fan non deve interessare troppo chi sono o cosa faccio. Preferisco far parlare la musica. Preferisco lasciare sempre un po' di mistero. È più affascinante. Non mi viene naturale condividere sui social le giornate, se sono andato in palestra o cose del genere. Vorrei che anche gli altri esseri umani condividessero meno. 


C'è un disco in programma?

Non mi sono chiuso in studio, ecco. Lo farò, ma non so bene quando. Magari a breve uscirà qualche brano. 

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