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L'intervista

La nuova carriera dei Sonohra: «Tutta l'estate in tournée». Il successo anche grazie a TikTok

Luca e Diego Fainello, dalla vittoria della sezione giovani del festival alla nuova vita. «La nostra vita privata? Top secret, abbiamo scelto la riservatezza. Anche sui social niente di personale»
In città Luca e Diego Fainello in piazza Bra
In città Luca e Diego Fainello in piazza Bra
In città Luca e Diego Fainello in piazza Bra
In città Luca e Diego Fainello in piazza Bra

Reduci da quello che definiscono «il concerto più importante degli ultimi anni», al lavoro per un’estate di tournée in tutta Italia, con idee ben chiare e grande determinazione. Sono i veronesi Sonohra, i fratelli Luca e Diego Fainello, diventati star nel 2008 quando vinsero la sezione giovani del Festival di Sanremo con il brano «L’amore». 

Rispettivamente classe 1982 e 1986, i due artisti che hanno conosciuto una stagione di grande successo dopo il trionfo all’Ariston, negli ultimi tempi sono apparsi decisamente più defilati. Ora però si dicono pronti tornare sotto le luci della ribalta, ma – aggiungono convinti – «a modo nostro».

Siete reduci da un concerto che vi ha fatto battere il cuore. Di cosa si è trattato?
La settimana scorsa abbiamo suonato all’Ippodromo Capanelli di Roma all’interno della manifestazione Rock in Roma: per noi è stata davvero una sorta di consacrazione, ne siamo molto fieri, considerato anche il pubblico sold out. Si tratta di una tappa che fa comunque parte di un percorso: negli ultimi otto mesi siamo tornati a fare numeri importanti, vicini a quelli degli esordi. È infatti tornato di moda un certo pop rock che è il nostro stile, quello degli anni Duemila, con molti artisti di quella stagione che hanno riconquistato una gran fetta di pubblico.

Dopo Sanremo e la stagione della grande popolarità, il duo Sonohra ha dato l’impressione di essersi un po’ eclissato. Una scelta? O i cambiamenti veloci dei gusti musicali? Che cosa è successo?
Non c’è mai una causa sola a determinare l’andamento delle cose, e infatti nel nostro caso ci sono state varie circostanze. Da una parte abbiamo raggiunto il successo quando eravamo molto giovani e probabilmente non abbastanza preparati a cavalcarlo come era necessario. D’altro canto siamo di fronte ad un mercato della musica dai cambiamenti molto rapidi, con meccanismi complessi. Ci siamo resi conto che per cercare di rincorrere quella popolarità, allora, dovevamo seguire le mode, adattarci. Ma d’altro canto questo piegarsi al gusto del momento rende anche più fragili: i grandi, in ogni arte, sono degli outsider. Insomma, ci siamo stufati del sistema e abbiamo preferito ripartire dall’inizio: non c’era altra strada.

Sanremo 2008. I Sonohra vincono la sezione giovani del Festival e trionfano all’Ariston
Sanremo 2008. I Sonohra vincono la sezione giovani del Festival e trionfano all’Ariston

Ricominciare da dove eravate partiti, cioè dai locali, dai pub, da contesti più intimi?
Esattamente così. Nel 2017- 2018 siamo tornati a suonare come nei nostri primissimi tempi, nei bar e nei locali. Ovviamente con un’altra consapevolezza e constatando che avevamo sempre un pubblico fedele, che veniva per noi, per la nostra musica.

Una scelta coraggiosa. È stata dura?
Diciamo che avevamo accantonato il nostro passato, come se ci vergognassimo del successo avuto: non ci piaceva quell’idea di band che fa impazzire le ragazzine. Così abbiamo fatto pace con noi stessi: e ora possiamo ripartire da qui.

E in questo lungo tour estivo che vi aspetta che cosa portate?
Questi concerti offrono un mix di quello che abbiamo fatto. I grandi successi, con arrangiamenti originali, ma anche un progetto che ci ha offerto grande visibilità già in passato. Si tratta di Civico 6, che abbiamo ideato nel 2018 e poi ripreso nel 2020 in piena pandemia caricando su YouTube un video della nostra cover in acustico di “Always” di Bon Jovi che raggiunse 4 milioni di visualizzazioni. La visibilità è stata tale che anche The Calling hanno commentato la nostra performance di un loro pezzo. Insomma, questo è diventato anche un modo per arrivare agli occhi di grandi artisti internazionali.

Dei social avete allora un’idea positiva?
Se siamo riusciti a tornare a fare certi numeri che avevamo nell’epoca di maggiore successo, innegabilmente dobbiamo darne merito anche ai social: Instagram e Tik Tok in testa.

Sui social però non compare mai nulla del vostro privato: si dice che siate riservatissimi. 
Si, è vero, sulla nostra vita privata siamo molto riservati: lo siamo sempre stati, e continuiamo a esserlo. Si tratta di una sfera personale e differente che, semmai, attraverso le canzoni può essere intuita. 

Avete girato il mondo ma si dice che portiate sempre Verona nel cuore.
Amiamo Verona. La città più bella che esista per noi. E continuiamo a vivere a Palazzina, dove abbiamo creato il nostro studio di registrazione.

Una volta eravate tifosi del Chievo…
Lo eravamo. A dire il vero oggi il calcio ci interessa veramente poco. Ma siamo contenti della salvezza dell’Hellas, e crediamo che una città come Verona meriti almeno una squadra in A.

Ultima curiosità, piccola indiscrezione nel privato, se acconsentite. Come funziona essere fratelli insieme sul palco?
Beh, essere fratelli aiuta perché ci conosciamo molto bene, e siamo simili, anche nei gusti musicali, per quanto poi ciascuno dei due ha sue personali passioni. Diciamo comunque che così c’è una complicità, una complementarietà. Ma c’è sempre anche il bisogno di un giudizio esterno, che sia il manager, il produttore, qualcuno altro da noi.

Ma non litigate mai?
Al contrario, come tutti i fratelli, fuori dal palco, difficilmente siamo d’accordo! Ma il bello è anche questo.

Alessandra Galetto

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