DA STASERA ALL'ARSENALE

Lettere d'amore
e di guerra
con La Bugia

La Bugia
La Bugia

"Finalmente ci siamo e si torna in scena, non però con lo spettacolo che abbiamo preparato durante il lockdown che proporremo più avanti poiché non compatibile con le misure anti covid attuali, ma un altro anch'esso nuovo di zecca nell'allestimento, su copione scritto qualche anno fa e che non abbiamo mai rappresentato". Sono le parole della regista e attrice Elena Merla che annuncia così il debutto della sua compagnia La Bugia da stasera al 2 luglio all'Arsenale alle ore 21,30 in Reduci: un carteggio di guerra, per la rassegna Teatro nei cortili organizzata dal Comune di Verona.

 

Si tratta di un avvincente lavoro che ha a che fare con 400 lettere scritte a mano e dal contenuto emozionante che ci riporta ad un amore di guerra di casa nostra a Verona ed ha avuto bisogno di quattro mesi per decifrare tutte le parole delle epistole scritte naturalmente a mano. "Circa quattro anni fa un conoscente ci ha consegnato 400 lettere scritte su carta ingiallita dal tempo- spiega la Merlo- e noi della Bugia, durante un’intera estate, le abbiamo lette, suddivise in capitoli e trasformato in copione finché è arrivato il momento giusto per farne conoscere al pubblico il toccante contenuto".

 

Sebbene, come ci dice la regista, sia un genere che esuli dal loro tipico repertorio che propende alla commedia, questo lavoro di lettura epistolare trasporta nella vita dei soldati al fronte durante la Seconda guerra mondiale e delle donne che attendevano a casa sperando e pregando che non morissero. "È uno spaccato di storia del Novecento in cui verrà raccontata la vita dei due innamorati che comunicavano a distanza, e le letture saranno accompagnate dalle tipiche musiche del tempo e da alcune immagini proiettate per l’occasione. Con questa rappresentazione la Bugia festeggia il decimo anniversario di attività e ci saranno tutti gli attori del gruppo immersi in un racconto emozionante. Questa la trama: la guerra, insensata scelta umana, divide due anime destinate ad essere una. Così due giovani veronesi, con la valigia della famiglia sotto braccio, si vedono costretti a scelte imposte. Lui parte per una guerra che non ha voluto ma nella quale crede, lei resta qui, tra le rive dell’Adige, ad aspettare. E aspettando sogna e scrive. Sono lettere semplici le loro, parole che raccontano la guerra e la vita di chi la guerra la sente raccontare. Sono lettere di vita e d’amore, lettere di speranza.

Michela Pezzani