Le comari di Sinigaglia con ironia e gusto pop

Le allegre comari di Windsor nella regia di Serena Sinigaglia al teatro Romano FOTO BRENZONI
Le allegre comari di Windsor nella regia di Serena Sinigaglia al teatro Romano FOTO BRENZONI
Le allegre comari di Windsor nella regia di Serena Sinigaglia al teatro Romano FOTO BRENZONI
Le allegre comari di Windsor nella regia di Serena Sinigaglia al teatro Romano FOTO BRENZONI

Un trascinante gusto pop, tra il musical e il cabaret, che convince il pubblico del Teatro Romano. «Le allegre comari di Windsor» di William Shakespeare per la regia di Serena Sinigaglia nell’adattamento di Edoardo Erba (una coproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini e ATIR Teatro Ringhiera), andato in scena martedì sera al teatro in riva all’Adige nell’ambito dell’Estate Teatrale Veronese, regala al cartellone del Festival Shakespeariano il piacere dell’ironia, il gusto intelligentemente (anche raffinatamente) comico della commedia nel pieno significato del termine, che a ragione ottiene calorosi applausi. In scena Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Chiara Stoppa e Virginia Zini, nei panni appunto delle ‘comari’ (la signora Page, la signora Ford, la giovane Anne Page e la serva Quickly) per un riadattamento del testo di Shakespeare, che prevede l’innesto di brani suonati e cantati dal vivo dal «Falstaff» di Verdi. Anche alla fisarmonica una donna, Giulia Bertasi.

 

Solo donne, dunque, che con centrini e merletti disposti a gorgiera incorniciano lo spazio scenico e che danno parola anche ai personaggi maschili, assenti fisicamente ma in realtà molto presenti: mariti, amanti, e, soprattutto, il più grande, non solo per stazza, Falstaff. Da lui tutto comincia e con lui tutto finisce. Le lettere d’amore che il Cavaliere invia identiche alle signore Page e Ford sono lo stimolo per trasformare il solito barboso e very british pomeriggio di tè in uno scatenato gioco dell’immaginazione, del desiderio, del divertimento. “

 

Punire” quel porco di Falstaff, che osa far loro esplicite richieste d’amore, diventa il grimaldello per sentirsi ancora vive. Senza Falstaff, non ci sarebbe divertimento o sfogo per le signore Page e Ford, che, come le Desperate Housewives, sono donne di mezza età, borghesi, annoiate e un pizzico bigotte, con routine consolidate, mariti assenti e desideri sopiti. «Per la sua ostentata dissolutezza in Falstaff si possono scorgere dei tratti di Don Giovanni e respirare aria buona di libertà; nella sua evidente “decadenza” si rispecchia quanto di più umano e disarmato si possa concepire», spiega la Sinigaglia, che ha voluto in scena anche la fisarmonicista che, oltre a suonare dal vivo le note di Verdi, interpreta Fenton, il grande amore di Anne, «un ruolo “en travesti” – prosegue – come vuole la tradizione shakespeariana (ma al contrario!)». Ci si diverte dunque, con un lavoro che insieme offre una finestra più che interessante sul più affermato teatro contemporaneo: il lavoro di Erba infatti riesce a coniugare l’essenza atemporale dell’opera di Shakespeare con temi e linguaggi della scena attuale, con un ottimo lavoro di «taglio e rimontaggio».•.

Alessandra Galetto

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