Il personaggio

«Il cuore batteva a mille. Ballare sotto le stelle è una sensazione unica»

Aigerim Beketayeva, prima ballerina dell’Astana Opera di Nur Sultan in Kazakistan, ha danzato in «Aida» e «La Traviata» in Arena
Aigerim Beketayeva in Arena
Aigerim Beketayeva in Arena
Aigerim Beketayeva in Arena
Aigerim Beketayeva in Arena

Per quattro serate l’Arena di Verona ha ospitato Aigerim Beketayeva, prima ballerina dell’Astana Opera di Nur Sultan in Kazakistan, che ha danzato in due recite di «Aida» e in due de «La Traviata». L’Astana Opera è stata inaugurata solo nel 2013 (occasione in cui lei stessa ha interpretato la Principessa Aurora nel balletto «La bella addormentata»), ma il teatro vanta un’acustica fra le migliori al mondo, un’orchestra composta al 90 per cento da giovani musicisti e un corpo di ballo fisso di cento elementi.

 

Insieme alla propria compagnia, Aigerim Beketayeva aveva già eseguito «Spartak» a Roma e «Il lago dei cigni» a Genova, ma in Arena ha ballato per la prima volta sia da sola in Italia, sia nelle due opere verdiane. Ed è proprio in occasione dell’ultima recita de «La Traviata» che l’abbiamo incontrata per scoprire qualcosa di più su quest’artista.

 

«Altynai Asylmuratova, direttrice artistica dell’Astana Opera e leggenda della danza, ha inviato alla Fondazione Arena alcuni video di Aigerim e così abbiamo scoperto un autentico gioiello» spiega Gaetano Petrosino, coordinatore del ballo. «È arrivata in Arena il 12 luglio dopo dodici ore di volo. Prima ne ha baciato le mura in segno di devozione, poi ha guardato il palco e detto: spero di essere all’altezza di questo luogo. Poi, infaticabile, si messa subito a imparare le coreografie. Al debutto in «Aida» era preoccupatissima, ma tale sentimento le ha permesso di esaltare la coreografia di Luc Bouy, in cui la giovane schiava è preda degli uomini».

 

«Ai costumi particolari sono abituata, ma farmi dipingere il corpo per Aida è stata un’esperienza nuova e interessante» racconta Aigerim Beketayeva. «Gli abiti che si indossano per l’opera sono più complessi rispetto a quelli del balletto, ma sono bellissimi e indossandoli mi sento bellissima anch’io! Inoltre, nell’opera, il ballerino deve esprimere tutto in pochissimo tempo perché i suoi segmenti sono brevi, mentre nella danza c’è l’intero balletto per raccontare la storia».

 

La cosa che l’ha più colpita del palco areniano? «L’assenza di quinte e di soffitto. Avevo già ballato sotto le stelle a Varna, ma qui le dimensioni sono immense. All’inizio ero un po’ spaventata e avevo il cuore che batteva a mille, ma poi la paura si è trasformata in un pura emozione».

 

«Sin da piccola avevo la passione per la danza, ma all’inizio ero molto magra e temevo di essere troppo debole» prosegue la ballerina. «La mia formazione è stata molto lunga e intensa. Mi sono lasciata guidare dall’istinto e solo a diciannove anni, quando mi sono diplomata e ho debuttato come professionista».

 

L’Arena l’ha letteralmente conquistata. «Questo posto è meraviglioso: le pietre sprigionano storia e solo toccarle mi ha fatto entrare in contatto con il passato. La prima cosa che farò appena tornata a casa sarà parlare con i miei colleghi per organizzare qualcosa di bello qui tutti insieme. Magari Spartak».

 

Per quanto riguarda il futuro, Aigerim Beketayeva vorrebbe tramandare alle prossime generazioni gli insegnamenti della sua maestra Altynai Asylmuratova. Se invece dovesse scegliere una singola parola per descrivere la danza, non ha dubbi: «Anima». E nel dirlo si porta entrambe le mani al petto sorridendo.

Angela Bosetto

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