Il grande teatro

Guerritore sfida Dante: «In viaggio con il Poeta negli abissi dell'anima»

Monica Guerritore
Monica Guerritore
Monica Guerritore
Monica Guerritore

Si parte dall’incipit, da quella notte tra il 7 e l’8 aprile del 1300, quando Dante si incammina in una «selva oscura». Perchè è «questo incipit che mi ha trascinato in un volo ininterrotto di apparizioni e immagini mentali che non potevano esaurirsi nelle sue immagini. Portavano con sé archetipi simili, assonanti e musiche e sensazioni che piano piano sono diventate viaggio interiore». Parola di Monica Guerritore che domani, martedì 14 dicembre, arriva a chiudere l’anno dantesco al Nuovo. Il Grande Teatro propone infatti, per l’ultimo appuntamento del 2021, «Dall’Inferno all’Infinito». Lo spettacolo, su testi di Dante, ma anche Pasolini, Elsa Morante, Patrizia Valduga, Gustave Flaubert, Hugo, Leopardi e Pavese, rientra negli eventi di “Dante a Verona 1321-2021”. 


Sei canti dell’Infermo ma anche versi e riflessioni di autori a noi più vicini. Che tipo di lavoro è questo suo «Dall’Infermo all’Infinito»?

L’inizio della Commedia è qualcosa di straordinario. In particolare nello spettacolo ci sono il I e II canto, cioè l’incontro con Virgilio e Beatrice, il III con l’ingresso nell’Inferno, il V, il canto di Paolo e Francesca, il XXXIII (Conte Ugolino) e XXXIV, l’uscita dall’Inferno. Fondamentale è per questo lavoro la potente forza creativa dell’immaginazione delle pagine di Hillmann così come di Citati, che accompagnano e forse spiegano la discesa nel nero, nell’intima natura umana, che Dante mette in versi nei canti iniziali dell’Inferno: la sua ricerca e il suo incontro con le parti del sé. Nelle bellissime parole di Wagner, la forza della musica (che accompagna tutta la performance) diventa motore emotivo e precede, accompagna e amplifica il tormento delle passioni amorose (Paolo e Francesca), di abbandono (“La tentazione” di Patrizia Valduga), di ferocia come nel canto del conte Ugolino. Di abissi naturali che portano in scena anche figure materne e paterne: Pasolini e Morante. 


Dunque la «lezione» dello psicologo americano James Hillmann che intuì come «la potenza del mito, la sua realtà consista nel potere che gli è proprio di conquistare e influenzare la nostra vita psichica». Insomma un viaggio interiore, quello della Commedia?
Un viaggio dentro l’anima. Nella mia intenzione c’è il desiderio forte di sradicare parole, testi, versi altissimi dalla loro collocazione “conosciuta” per restituirgli un “senso” originario e potente, sicura che la forza delle parole di Dante, togliendole dal canto e dalla storia, ci avrebbe restituito un senso originario, ci avrebbe condotto all’interno delle zone più dense, oscure e magnifiche dell’animo umano. 


Senza timore di avvicinare alla Commedia altri testi soprattutto per associazione psichica?
Senza paura dei tagli e senza paura di proseguire quel racconto con parole, e testi altissimi di altri autori, più vicini a noi, come sono appunto Morante, Pasolini, Valduga. E alla fine “e naufragar m’è dolce in questo mare (…)“, Questo per me è l’uscire a “riveder le stelle”. 

Alessandra Galetto