<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=336576148106696&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">
L'INTERVISTA

Cristicchi: «Contro l'orrore dei femminicidi la poesia: le parole sono importanti»

I versi per la tragica morte di Giulia Cecchettin e l'appello: «Risvegliamo le coscienze con l'arte»
Simone Cristicchi sta portando nei teatri «Franciscus»
Simone Cristicchi sta portando nei teatri «Franciscus»
Simone Cristicchi sta portando nei teatri «Franciscus»
Simone Cristicchi sta portando nei teatri «Franciscus»

Ignorate, respinte, irrise. Non c’è manifestazione, post, giornata a tema che possa ridurre l’escalation di femminicidi a un fenomeno ordinario: la violenza contro le donne è una piaga globale che richiede cure molteplici. Anche l’arte può essere una medicina. Cacciatore di sogni, portatore di bellezza, Simone Cristicchi ha reagito d’impulso alla morte tragica di Giulia Cecchettin, barbaramente uccisa dall’ex fidanzato. Davanti al male ha cercato luce nella poesia.

«Cade»

Cadono le stelle dal cielo, come cade la neve/Cadono le foglie dai rami, e la pioggia dalle nuvole/Cade l'alleanza, come l'ultima speranza di pace come cade il quadro nella stanza, e cade senza un perché./Scendono le lacrime dagli occhi, come cadono i fulmini/Cadono gli accordi tra i governi, come crollano gli argini/Cadono le braccia per terra e le mele dagli alberi../e se tutto cade, allora dimmi, cosa resta di noi./ Se non c'è niente al mondo che non venga giù prova a restare in piedi e a non cadere tu/ All'universo, lo sai... non gl'importa di noi.

La sua poesia per Giulia. Cosa può fare un artista per cambiare un po’ il mondo?

Sono rimasto scosso dall’ennesimo caso di un fenomeno che non accenna a diminuire. Ho pensato di dedicarle queste parole che inizialmente avevo scritto per lo spettacolo su San Francesco. La poesia contro l’orrore. Contro la barbarie.

Il linguaggio degli artisti

Deve cambiare anche il linguaggio degli artisti? Penso a canzoni ormai classiche con la sensibilità di oggi suonerebbero inopportune, da «Teorema» a «Colpa d’Alfredo».

L’artista ha una grossa responsabilità nei confronti di un’audience pressoché illimitata. Il microfono è un’arma potentissima. Sono amareggiato: nel mondo della trap, nel contesto di una musica leggera davvero troppo leggera, non ci si rende conto di quanto la musica possa influenzare le coscienze anche con messaggi negativi.

Anche Cristiana Capotondi ha sottolineato la superficialità di certi testi contemporanei, in particolare nella trap.

Io sono d’accordo con lei. E rilancio dicendo che gli artisti devono puntare alla bellezza: hanno il privilegio e la responsabilità di doverlo fare. Non significa essere bacchettoni: io sono un fan di Vasco Rossi come di Eminem. Però credo che stiamo vivendo un’emergenza: non si può spingere l’acceleratore su tematiche violente che portano i nostri figli a vedere il mondo attraverso una lente distorta. Ma il problema non è degli artisti, contro cui spesso si punta il dito: se non potessero esprimere gli incubi che hanno dentro, probabilmente nessuno li ascolterebbe. Rivolgiamoci piuttosto ai direttori artistici.

Quelli che Battiato voleva mandare in pensione.

Sì. I direttori delle case discografiche, delle radio. Non ho paura di dirlo: io sono libero, non dipendo da nessuno.

Forse i ragazzi di oggi, crescendo in una società meno patriarcale, hanno già una sensibilità diversa?

Siamo in una fase di cambiamento antropologico. Il web è un’arma a doppio taglio: azzera le distanze, offre un’infinità di opportunità che va però a riempire un vuoto esistenziale. Un surrogato che nasconde il problema dell’umanità: il suo ego. «Voglio tutto subito, tutto è mio»: anche la fidanzata che non mi vuole più. Ripartiamo dalle scuole, inseriamo materie che possano scavare nelle anime dei nostri figli.

Spiegare l'amore alle nuove generazioni

Un’educazione sentimentale per gli adulti di domani.

Assolutamente. Dobbiamo spiegare l’amore perché le nuove generazioni siano più consapevoli. Ho due figli adolescenti e ho fiducia nei ragazzi: quando vado nelle scuole incontro giovani in fermento, svegli. Tutto sta a nutrirli bene: fondamentale la divulgazione culturale. Perché questo appiattimento di contenuti generale? Mi fa pensare a un disegno per peggiorare la società.

Le parole sono importanti e richiedono la sensibilità con cui ha saputo accostarsi a una tematica come la salute mentale in tempi non sospetti, portandola anche sul palco del Festival di Sanremo.

Si può fare: questo ho voluto dimostrare. Anche a livello televisivo, se nei salotti vediamo solo scontri verbali possiamo pensare che sia la normalità e la riportiamo anche nei diverbi ai semafori. Non dev’essere così. Ci sono altri modi, altre vie.

Da «Manuale di volo per un uomo» a «Happy next. Alla ricerca della felicità», da «Torneremo ancora» a «Franciscus»: musica e spiritualità, viaggi in profondità nelle pieghe dell’animo umano anche sotto le insegne del Centro Teatrale Bresciano.

Ho trovato una grande sensibilità nel Ctb, non solo quando ha prodotto i miei spettacoli. Il teatro può risvegliare coscienze. L’affluenza che ho riscontrato per «Franciscus», con tanti studenti, è confortante. Segno anche che una realtà come il Ctb ha seminato bene. Anche qui, a teatro, si può fare: qualcosa di diverso, di profondo.

L’arte può essere una scialuppa di salvataggio e nel contempo una spina nel fianco di ingiustizie e ipocrisie come seppero esserlo De André e Gaber?

La canzone non ha barriere. Le sue frequenze non conoscono ostacoli. È uno strumento sacro che, come diceva Battiato, dovrebbe far evolvere gli esseri umani. Oggi purtroppo, anche in radio, è spesso sottofondo. Ci sono eccezioni come Radio Capital, un’oasi, ma di regola la musica usata come intervallo fra un nulla e l’altro. Non arrendiamoci: il cambiamento è un impegno.

Gian Paolo Laffranchi

Suggerimenti