Visti per voi al Teatro Romano

Cristalli di sangue, passione e musica
nella Clitennestra di ieri e oggi

Clitennestra al Teatro Romano (video Cozzolino)

La più giovane del Teatro Laboratorio-Teatro Scientifico, la bimba Angelica Caserta, sette anni, ha aperto con voce fuori scena in lingua greca il dramma Clitennestra che la compagnia fondata da Ezio Maria portata avanti dagli eredi, ha proposto in prima nazionale al Teatro Romano per la rassegna Estate Teatrale Veronese.

 

Alla serata sold out il pubblico ha applaudito con vigore l'allestimento che vede interpreti e alla regia Isabella Caserta e Jana Balkan nella trasposizione del libro di liriche Fuochi della grande scrittrice francese Marguerite Yourcenar che rende il mito greco della moglie che uccide il marito, argomento di stretta attualità.

 

La vasca da bagno old style con i piedi e dal colore inquietante che sembra appena lavato con la varechina per togliere ogni traccia, è sistemata alla destra della scena e non suggerisce certo pensieri di ristoro ma trasporta subito lo spettatore nella dimensione attonita della scena scarna, essenziale per volontà registica affinché emerga la forza della parola.

 

Diretto come un pugno è infatti il racconto intermittente di come andarono le cose riguardo il rimpatrio da dieci anni di guerra di Troia di Agamennone, marito di Clitennestra, il quale per propiziarsi gli dei in battaglia aveva ucciso la figlia di primo consorte di lei e poi giunto a casa reca come bottino di guerra e concubina la maga Cassandra.

 

Come in un processo Clitennestra, folle per amore e per dolore, si apre ai giudici e non lesina i dettagli del proprio percorso passionale violata dall'infanticidio e dal tradimento, nonché di strazio, tutto allo stesso tempo come un gomitolo intricato, fino all'atto tragico quando pugnala Agamennine mentre fa il bagno nella candida vasca.

 

Di contro all'interpretazione sanguigna di Isabella Caserta che utilizza un eloquio che potrebbe essere cronaca d'oggi seppure scandito parola per parola in un alternarsi di umori, la recitazione di Jana Balkan è eco del mito resa con la solennità saggia di un albero maestro parlante che si esprime anche in greco e rappresenta, nella veste di narratrice e alter ego della stessa Yourcenar, la grandiosa potenza del teatro classico quale modello di attualità.

 

Efficaci inoltre le scelte coreografiche che assumono valenza scenografica quando le attrici diventano un tutt'uno con un lungo drappo rosso e volgono le spalle alla platea, prima l'una e poi l'altra, come fossero il Giano bifronte a voler lasciare aperta la risposta di chi sia carnefice e chi vittima in una storia che la cronaca nera conosce bene e non solo quando si parla di femminicidio.

 

Uno spettacolo crudo ma formativo che la musica dal vivo per sax alto (Cristina Mazza), pianoforte digitale (Andrea Cortelazzo) e Bruno Marini ( sax baritono e flauto) ha cristallizzato creando solitarie atmosfere metropolitane dell'anima.

Michela Pezzani