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LA RECENSIONE

Ozon chiama Fassbinder per un inchino biografico

di Fausto Bona
In sala il «Peter von Kant» del regista francese
Isabelle Adjani e Denis Ménochet, protagonisti di «Peter von Kant»
Isabelle Adjani e Denis Ménochet, protagonisti di «Peter von Kant»
Isabelle Adjani e Denis Ménochet, protagonisti di «Peter von Kant»
Isabelle Adjani e Denis Ménochet, protagonisti di «Peter von Kant»

Operazione ardita, per quanto appassionata e riservata all’esclusivo club dei vecchi amanti del cinema che fu, quella di rimettere in scena «Le lacrime amare di Petra von Kant», testo teatrale scritto da Rainer Werner Fassbinder e portato sullo schermo dallo stesso regista nel lontano, preistorico 1972. Era la storia di Petra, una celebre stilista, e di Marlene, sua assistente e imperturbabile incassatrice di ogni sorta di angheria da parte della sua padrona; ma anche della tempestosa infatuazione di Petra per Karin, una ragazza giovane e bellissima.

Ed è come se il francese François Ozon, al quale certo non manca il genio della messa in scena, ammiratore e seguace di Fassbinder, volesse insufflare nuova vita nel cinema del maestro. E nella sua rilettura, pur lasciando intatta la psicologia dei personaggi e l’orientamento sessuale, ne cambia il sesso e la professione, al fine di conferire al film la valenza di biografia filmata. Valenza resa plateale dal trucco e dalla somiglianza fisica dell’attore Denis Ménochet, il protagonista, con Fassbinder. È così che Petra diventa Peter, regista cinematografico, e Marlene diventa Karl, assistente che non reagisce mai, non parla mai, cameriere, anzi schiavo di Peter. Poi, un giorno, la celebre attrice Sidonie (Isabelle Adjani) gli presenta Amir, un bellissimo giovane magrebino di cui si innamora subito furiosamente.

L’omaggio a Fassbinder è appassionato; l’interpretazione di Ménochet al calor bianco; il gioco dei personaggi, così come quello dei rispecchiamenti, un meccanismo perfetto. Film impeccabile «Peter von Kant», musica da camera per vecchi, sopravvissuti animali da cinema: esasperata perfezione formale e stilistica nella rappresentazione di lontani fuochi e trasgressive passioni.

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