Bergamasco mattatrice La sua Cassandra strega il pubblico del Romano

Sonia Bergamasco protagonista al teatro Romano di «Resurrexit Cassandra», testo di Ruggero Cappuccio, regia di Jan Fabre
Sonia Bergamasco protagonista al teatro Romano di «Resurrexit Cassandra», testo di Ruggero Cappuccio, regia di Jan Fabre
Sonia Bergamasco protagonista al teatro Romano di «Resurrexit Cassandra», testo di Ruggero Cappuccio, regia di Jan Fabre
Sonia Bergamasco protagonista al teatro Romano di «Resurrexit Cassandra», testo di Ruggero Cappuccio, regia di Jan Fabre

Un dono che è insieme dannazione: conoscere il futuro ma non trovare ascolto. Essere voce che grida disperata all’umanità indifferente, con la condanna alla solitudine più tremenda, la solitudine di chi sa prima, prevede il male a venire, ma resta impotente rispetto alla propria missione: annunciare, ammonire, forse salvare. Ecco la Cassandra della bravissima Sonia Bergamasco, protagonista ieri sera al teatro Romano (replica questa sera sempre alle 21) di «Resurrexit Cassandra», testo di Ruggero Cappuccio, regia dell’artista belga Jan Fabre, penultimo appuntamento del Settembre classico nell’ambito dell’Estate Teatrale Veronese, applaudito da convinti applausi. Cassandra, la figlia del Re di Troia fatta ostaggio dal greco Agamennone, qui torna a noi dal suo tempo lontano, emergendo dalle sabbie disperse della terra, corpo astratto del mito che si ricompone e invera nel presente. Fabre ha immaginato per il suo incedere una terra popolata di serpenti tra i quali la sacerdotessa si aggira per gridare e mettere in guardia l’umanità scelleratamente distratta, che devasta la terra in cui vive impedendosi un domani. Lo spettacolo è strutturato come un assolo in cinque quadri, cinque movimenti, che sono anche cinque umori, cinque colori (gli abiti della protagonista, che passano dal nero iniziale al bianco conclusivo), cinque elementi, portatori di senso e fonte di ispirazione, intorno ai quali si snoda il discorso che Cassandra rivolge all’umanità: Nebbia, Vento, Fuoco e Fumo, Vapore, Pioggia. Il movimento di Bergamasco-Cassandra è minimo: l’immobilità della sua voce e del suo corpo (come una sorta di installazione) si contrappone al frenetico agitarsi della sua proiezione sullo sfondo, come un doppio distinto e in lotta tra mito e figura terrena. Accompagna la sua voce come un doloroso, affiatatissimo controcanto la musica intensa di Stef Kamil Carlens, in un viaggio dalla terra di Micene agli spazi di un oggi violentato. E la profezia inascoltata, dopo il racconto iniziale, man mano si concentra, condensa, coincide: in gioco è la sorte della Terra. E se il testo di Cappuccio riesce a inserire anche momenti di intelligente ironia, resta, nello spettatore che assiste la lavoro, soprattutto la forza dirompente dell’urlo di Cassandra che grida, si dispera, inveisce come una Madre Natura violata, che avverte l’umanità sulle sorti disastrose del mondo; di fronte a lei un’umanità silente, ignorante e inconsapevole dei suoi stessi mali. Movimenti politici, e ideologici radicali, cambiamenti climatici, isole di plastica negli oceani, inquinamento: l’orrore ancora una volta incombe, Cassandra è una Greta Thunberg che con tutta la potenza del suo ruolo antico e attuale di profetessa mette a nudo scomode verità, a noi che da quelle storniamo lo sguardo. Che futuro c’è per gli uomini che non si voltano? Resta, nell’orrore, una labile traccia di speranza: l’amore, estrema potenza salvifica oltre le coordinate del tempo.•.

Alessandra Galetto