AUTUNNO DELL'ACCADEMIA. Cresce l'attesa per il concerto pianistico a quattro mani. Questa sera in sa

Romanticismo e Novecento. Amadeus Piano Duo sul palco

Alberto Nosè e Valentina Fornari proporranno un viaggio sensoriale con un'incursione finale nella musica di confine, tra la classica e il jazz
Amadeus Piano Duo con Alberto Nosè e Valentina Fornari
Amadeus Piano Duo con Alberto Nosè e Valentina Fornari

In scena in sala Maffeiana, per l'Autunno dell'Accademia stasera, un duo pianistico a quattro mani, Valentina Fornari e Alberto Nosè, una coppia nell'arte e nella vita, con un repertorio di sensazioni uditive da godere in proprio e con gli altri, che non può non destare un pochino di invidia. Per comprendere un particolare aspetto di questo godimento, conviene introdurre il concetto di "scrittura idiomatica" per gli strumenti. Significa che il modo in cui sono disposte le note, sul pianoforte in questo caso, ma su ogni particolare strumento a fiato, o a corde, è stato pensato per mettere a proprio agio il corpo di chi suona: le dita sulla tastiera, il respiro per i fiati, la posizione della mano per gli archi. Insomma, l'unione dell'anima con il corpo. Non si troveranno così salti impossibili per il pianoforte, registri difficilmente realizzabili per archi, passaggi impervi per i fiati come invece accade quando un compositore scrive una musica senza essere avvezzo alla pratica dello strumento per cui scrive. In questo caso specifico l'Amadeus Piano Duo riporta in auge ciò che accadeva all'epoca e nel luogo ove è nata la produzione "classica", Vienna a partire dall'ultimo ventennio del Settecento. A quell'epoca, quando non esistevano i mezzi di riproduzione, un concerto privato era l'occasione per poter ri-ascoltare i grandi successi, anche se nati per più ampie compagini orchestrali. Lo strumentista allora era anche un musicista arrangiatore, capace di adattare con una scrittura idiomatica per il suo strumento un brano composto originalmente per altro organico. Si potrebbe paragonare il suo ruolo a quello della sarta, capace di accomodare la musica al nuovo corpo, scegliendo cosa conservare e cosa cambiare. Un'operazione di composizione, come quella che proporranno per il primo brano in programma con la meravigliosa Ouverture dal "Tannhäuser" di Wagner che inizia il filone di opere wagneriane che trattano il tema della redenzione tramite l'amore. In questo caso però, dopo una anticipazione del tema dei pellegrini (che occuperà il terzo atto), siamo ancora nel momento in cui Tannhäuser è trattenuto al Venusberg da Venere che lo seduce, circondato da un'orgia di satiri, baccanti e coppie di amanti. Di questa ouverture e dell'Introduction et Allegro di Ravel, la coppia dei due giovani musicisti ha realizzato la riduzione, ossia l'arrangiamento per questa versione a quattro mani. La pagina successiva invece è stata concepita appositamente per il desueto organico da Schubert, con la stupenda "Fantasia in fa minore" op. 103 che offre fin dall'inizio una vera esperienza sensoriale con le sue cascate di perle realizzato dall'esecutore nella parte più alta della tastiera, su un tappeto di nuvole materializzato dall'esecutore al grave. Nel programma anche la pagina, geniale quanto divertente, del compositore ucraino Kapustin, mancato a luglio, con la sinfonietta op. 49, scritta con un linguaggio che impiega le seduzioni dei percorsi ritmici e armonici del jazz. A partire dall'inizio, con ricordo con la parte finale del tema di "O when the saints go marching in", per proseguire con il secondo movimento ispirato al Satie delle Gymnopédie, il terzo che si richiama a Gershwin, il finale che appare come una seducente improvvisazione, ma invece è scritto per esteso. Un programma che, sulla carta, ci riempie di aspettative.

ELENA BIGGI PARODI