oggi al teatro romano

Pelù: «Un doppio live per regalare a Verona tutta l'energia del rock»

Piero Pelù arriva oggi sul palco del teatro Romano con un doppio concerto, il primo alle 18.30 e il secondo alle 21.30
Piero Pelù arriva oggi sul palco del teatro Romano con un doppio concerto, il primo alle 18.30 e il secondo alle 21.30
Piero Pelù arriva oggi sul palco del teatro Romano con un doppio concerto, il primo alle 18.30 e il secondo alle 21.30
Piero Pelù arriva oggi sul palco del teatro Romano con un doppio concerto, il primo alle 18.30 e il secondo alle 21.30

Due live ed energia pura. Oggi Piero Pelù si esibirà in un doppio concerto al teatro Romano: il primo alle 18,30 e poi alle 21,30 (questo è sold out da tempo). L'artista fiorentino, 59 anni di cui gran parte sul palco, sta portando in giro per l'Italia il tour «Gigante». Quella di Verona è la data che si sarebbe dovuta tenere l'anno scorso, poi saltata per la pandemia.

Piero Pelù, le capita di fare due concerti uno dopo l'altro?
E' una novità assoluta per i miei primi quarantadue anni di carriera. Anzi, di storia. Carriera non mi piace. Ma c'è sempre una prima volta e sono davvero felice di farlo a Verona, a teatro Romano dove per altro non ho mai suonato

Come mai questa scelta?
Quando mi hanno detto che uno solo spettacolo, visti i numeri contingentati, non mi permetteva di rientrare nei parametri di rischio, diciamo, ho detto va bene facciamolo doppio.

Che live saranno?
Farò due scalette diverse. Non come si faceva una volta dove il pomeridiano era una sorta di riscaldamento per quello dopo. Questi saranno due concerti veri di un'ora e 45 minuti l'uno. E con due scalette abbastanza diverse almeno per metà. Ci saranno le luci del tramonto in uno e le luci artificiali del palco nell'altro. Così si creeranno atmosfere differenti. Sono anche curioso di vedere come reagirà il mio fisico dopo oltre tre ore di concerto.

I due concerti sono studiati per la data di Verona?
Sì e le scalette le ho anche adattate al periodo che stiamo vivendo. Ma garantisco che sarà un concerto rock a tutti gli effetti con un tasso di energia e di divertimento ai massimi livelli. C'è il posto assegnato ma nulla toglie che si possa ballare. Ci saranno blocchi di quattro canzoni: ballata, pezzo medio, uno medio veloce e uno veloce. E si ripete.

Lei è sempre stato in prima linea contro la guerra e in difesa dei diritti umani già a partire da quel «Il mio nome è mai più» con Jovanotti e Ligabue. Allora si parlava della guerra in Kosovo, sulla questione afghana invece come la pensa?
È una situazione estremamente complessa. Solamente il fatto che i talebani abbiano proibito un'altra volta la musica in Afghanistan basta per far capire anche ai più reticenti di che pasta siano fatti. Già questa ragione mi fa ribollire il sangue.

C'è poi un filo che unisce un suo grande amico scomparso poco fa, Gino Strada, la musica e quelle terre...
Conservo gelosissimamente nella mia collezione uno strumento antico che Gino Strada sottrasse ai talebani. Quando lo guardo smuove in me qualcosa di enorme sia dal punto di vista umano che umanitario. Dobbiamo prepararci ad un'ennesima tragedia per il popolo afghano ed è inammissibile.

Che rapporto ha con Verona?
Un bel rapporto. Anche per il gemellaggio calcistico. Ad un certo punto ho preso le distanze da alcune frange estreme, ma sono felice di essere gemellato con i veronesi.

Progetti per il futuro?
Tanti. Ma li svelerò quando sarà finito il tour..

Nicolò Vincenzi

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