ANFITEATRO INTERNAZIONALE

Nick Cave, «ministro» d’amore. L’Arena diventa la sua «chiesa»

Il contatto «religioso»: Nick Cave si dona al suo pubblico FOTO J.WILLIAMSON
Il contatto «religioso»: Nick Cave si dona al suo pubblico FOTO J.WILLIAMSON
Il contatto «religioso»: Nick Cave si dona al suo pubblico FOTO J.WILLIAMSON
Il contatto «religioso»: Nick Cave si dona al suo pubblico FOTO J.WILLIAMSON

Due anni di pandemia e la morte del figlio Jethro (il secondo che perde in tragiche circostanze, 7 anni fa morì il 15enne Arthur), non fermano la creatività di Nick Cave che arriverà in Arena oggi, 4 luglio insieme ai Bad Seeds aprendo la stagione dei grandi concerti di artisti stranieri all'anfiteatro. Sono due i tour mondiali che Cave ha messo in piedi non appena i live sono diventati possibili, uno con i Bad Seeds - band con la quale ha venduto più di 5 milioni di album in tutto il mondo – e con la quale salirà sul palco areniano, e uno con Warren Ellis che invece – per ora - non tocca l'Italia. L'artista australiano sembra inarrestabile da un punto di vista artistico con album, documentari, libri, una mostra itinerante, la registrazione di salmi e l'attivazione di una linea diretta «domanda-risposta» con i suoi fan «The Red hand files».

 

Mostro di creatività Tra i documentari «This much I know to be true», girato tra Londra e Brighton, racconta il rapporto artistico tra Nick Cave e Warren Ellis, immortalati mentre danno vita alle canzoni dei loro ultimi due album in studio, «Ghosteen» ( 2019) e «Carnage» (2021). Di mezzo c'è anche un altro album registrato ad Alexander Palace nel 2020, «Idiot Prayer», e un album «Nick Cave & The Bad Seeds B-Sides & Rarities Part II» del 2021. Ma non basta: sempre dalla collaborazione con Ellis, è nata la colonna sonora di «La Panthère des Neiges», un documentario girato in Tibet del fotografo Vincent Munier. Per non farsi mancare nulla, ha pubblicato anche il suo settimo libro: «Faith, Hope and Carnage», una conversazione con il giornalista dell'Observer Seán O’Hagan. E non si è risparmiato nemmeno in «Seven Psalm», l'incisione di alcuni salmi e canzoni sacre scritti durante il lockdown. E per finire c'è «Stranger Than Kindness», la mostra: in tour va infatti l’intero studio di Nick Cave, quello che per anni è stato il suo luogo esclusivo di creatività. Smontato e riassettato per essere scoperto nella sua interezza con oltre 300 degli oggetti collezionati o creati dall'artista. Ma al di là delle canzoni, della musica e di tutte le altre forme artistiche in cui questo «mostro di creatività» si esprime, è nei Red hand files che si «tocca» la sua anima. Cave risponde ai fan senza filtro su tutti i temi possibili con gentilezza, empatia e ironia come un vero «ministro» d’amore.

 

Anima e dio A chi gli chiede cos’è l’anima, risponde: «È quella condizione del corpo che dà significato alle nostre vite. La musica è un esempio supremo di arte che solleva l’anima. Tutte le forme d’arte aspirano alla condizione religiosa ma la musica è il conduttore per eccellenza alle verità trascendentali». E lo è anche per chi si esibisce: «Quello che accade alle anime delle persone tra il pubblico, accade all’artista. Un mutuo scambio di amore. Una autentica esperienza religiosa che sia in un teatro d’opera o in un concerto rock».

 

L’amore Non è un caso che le canzoni di Cave parlino spesso di Dio. Ma cos’è Dio per lui: «Dio è amore, ed è per questo che faccio fatica a relazionarmi con le posizioni atee. Tutti noi agogniamo amore e questo ci spinge ad amarci. Dobbiamo amarci. Non esiste il problema del male, esiste il problema del bene. E perché serve la devastazione al mondo per capire la vera natura spirituale? Non lo so, ma sospetto che il trauma sia il fuoco purificatore che ci fa vedere veramente il buono nel mondo».

 

La guerra A chi gli chiede perché oltre ad esporsi sul conflitto in Ucraina non ricorda quello in Palestina, Cave non si tira indietro: «Non sta succedendo la stessa cosa, una è una brutale invasione non provocata di uno Stato su un altro e l’altro è uno scontro profondamente complesso tra due nazioni. Ciò che i due conflitti condividono è il tragico destino degli innocenti che devono proteggersi dalle bombe. Non dico tutto il supporto che ho dato ai palestinesi, non è questo il momento del dibattito, questo è il momento del supporto e dell’amore per le persone ucraine».

Giorgia Cozzolino
giorgia.cozzolino@larena.it