Alice incanta il Teatro Romano con i «gioielli rubati» a Battiato

Alice sul palco del Teatro Romano ha interpretato le canzoni di Battiato FOTO BRENZONI
Alice sul palco del Teatro Romano ha interpretato le canzoni di Battiato FOTO BRENZONI
Alice sul palco del Teatro Romano ha interpretato le canzoni di Battiato FOTO BRENZONI
Alice sul palco del Teatro Romano ha interpretato le canzoni di Battiato FOTO BRENZONI

«Il tempo passa e noi non siamo dei». Comincia sui versi di Luna Indiana il concerto al Teatro Romano di Alice, dedicata ai gioielli musicali di Franco Battiato. «Un musicista eccezionale e un amico prezioso». Dell’artista siciliano da tempo eclissatosi in un silenzio impenetrabile, Carla Bissi, in arte Alice, è l’anima femminile, non solo l’interprete per eccellenza. E per magia sembra di avvertire le presenze di entrambi. Il concerto, svoltosi tra le gradinate decimate dalle prescrizioni anti-contagio e sold-out da giorni, ha inaugurato la rassegna Rumors. Illazioni vocali diretta da Elisabetta Fadini. Una serata sul filo delle emozioni, con Alice a prendere per mano gli spettatori in un viaggio tra «mondi lontanissimi» per scendere «in picchiata», come gli uccelli che «cambiano prospettiva al mondo», nei microcosmi quotidiani dei «cortili» e delle «case all’imbrunire». Ad accompagnare la cantante che nel 1981 vinse il Festival di Sanremo con Per Elisa, scritta insieme a Battiato e a Giusto Pio, sul palco c’è il pianista Carlo Guaitoli con i suoi bellissimi arrangiamenti. La prima parte della serata è dedicata ai brani più mistici del cantautore di Milo. «Non domandarmi dove porta la strada seguila e cammina soltanto» suggerisce la canzone in È stato molto bello. Le pietre del Teatro Romano sembrano assorbirne i passi in un silenzio religioso. La scaletta prosegue con Eri con me. «Ciò che deve accadere accadrà». E dopo i lunghi applausi per l’Ode all’inviolato Alice ringrazia quasi commossa: «Sono contento che la apprezziate, questa è molto di più di una canzone». Più che un concerto è un atto d’amore. «Vorrei condividere con voi alcuni gioielli rubati» dice prima di eseguire una serie di capolavori indimenticabili, da Segnali di vita a Gli uccelli. Poi Povera patria, sempre attuale con la disperazione per il fango in cui «affonda lo Stivale dei maiali» e la flebile speranza in una «primavera che tarda ad arrivare». «Questo applauso», dice, «lo dedico a Franco». Nell’annunciare Il vento caldo dell’estate precisa che si tratta della «prima canzone scritta insieme». L’empatia tra chi canta, suona e ascolta è ormai completa. «È bellissimo, perché ci stiamo divertendo molto, è qualcosa di magico cantare questo repertorio straordinario» confessa. Con La cura si raggiunge l’apice. Si vorrebbe che il filo sottile che trattiene «lo spazio e la luce» non si spezzasse mai. I bis si concludono con i presenti, tutti in piedi a “rimpiangere” L’era del cinghiale bianco. Alla fine una sorpresa con l’assessore alla Cultura Francesca Briani che annuncia l’assegnazione ad Alice del premio “Verona Outside The Wall 2020”, ideato da Enrico De Angelis e destinato ad artisti la cui carriera è stata legata alla città di Verona. •

Enrico Santi

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