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Schermi d'amore: la passione che sconvolge

SCHERMI D'AMORE. Il regista Soldini confeziona uno dei titoli più belli della sua carriera. In «Cosa voglio di più», l'abusato tema delle relazioni extraconiugali è trattato con intelligenza e realismo. Perfetti la Rohrwacher e Favino
Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino in «Cosa voglio di più»
Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino in «Cosa voglio di più»
Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino in «Cosa voglio di più»
Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino in «Cosa voglio di più»

Verona. Guarda la sezione completa Quante frustrazioni covano dietro le porte dei condomini dove vive la gente comune? Anche quando la cattiveria non c'entra, dove non esistono le perfidie più o meno raffinate del benessere, gli esseri umani vivono irrequieti, i loro sogni ammutoliti dal ripetersi di giorni uguali, in precario equilibrio economico ed emotivo. Silvio Soldini, in Cosa voglio di più, presentato ieri in anteprima a Schermi d'Amore, s'insinua in questi spazi con occhio partecipe e discreto, confezionando uno dei titoli più belli della sua carriera.
Lo aiutano una sceneggiatura, scritta con Doriana Leondeff e Angelo Carbone, capace di trattare un argomento abusato come quello delle relazioni extraconiugali con intelligenza e realismo inediti e un cast perfetto, la cui spontaneità sconcerta. Alba Rohrwacher (una delle nostre attrici più talentuose) è Anna, una trentenne che lavora in un'agenzia di assicurazioni e vive col placido Alessio (Giuseppe Battiston, superbo). Nella sua vita è tutto tranquillo, anche troppo: le piccole aspirazioni artistiche e lo sguardo sfuggente rivelano una personalità nascosta, più spumeggiante, che forse non vorrebbe più accontentarsi della routine. Finisce tra le braccia di Domenico, un Pierfrancesco Favino solido e intenso, precario sposato e padre di due figli, soffocato dai debiti e da una vita che gli ha tolto tutti gli spazi.
La passione li rimette in contatto con quell'esistenza parallela sognata in gioventù e accantonata per necessità. Cosa voglio di più suscita grande partecipazione per i protagonisti perché non ci sono cattivi con cui prendersela. La storia è vecchia, certo, ma non l'avevamo mai vista inscenata con tanto pudore e amore per i dettagli: gli interni di una Milano periferica e claustrofobica, la fluidità dei dialoghi, la regia invisibile, quasi documentaristica.
Soldini allude senza scivolare nel didascalismo: Domenico, assordato dalle preoccupazioni della moglie e dagli schiamazzi dei figli, trova conforto nel silenzio del suo unico hobby: la subacquea. Anna dipinge e aspetta che il compagno mostri anche solo un difetto o un minimo desiderio di stupirla. E la telecamera, che non si vergogna di mostrarne il nudo integrale nei momenti di passione, si volta quando lei toglie il reggiseno in casa, perché in quel luogo brividi e stupore non ci sono più.

Adamo Dagradi