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Quando qui comandavano i trentini

GUERRA. Dal novembre 1944 il Corpo di sicurezza trentino assunse il controllo del territorio, controllato a sua volta dalle ragazze Marcegaglia

I militi trentini Nello Gasperotti e Giuseppe Masè con le sorelle Stella, Teresa e Fausta Marcegaglia , Gianni Monteleone e Ottorino Dal Cero
I militi trentini Nello Gasperotti e Giuseppe Masè con le sorelle Stella, Teresa e Fausta Marcegaglia , Gianni Monteleone e Ottorino Dal Cero
I militi trentini Nello Gasperotti e Giuseppe Masè con le sorelle Stella, Teresa e Fausta Marcegaglia , Gianni Monteleone e Ottorino Dal Cero
I militi trentini Nello Gasperotti e Giuseppe Masè con le sorelle Stella, Teresa e Fausta Marcegaglia , Gianni Monteleone e Ottorino Dal Cero

Quanti balli alla sera dalle barbierine. Maria Teresa, Stella, Fausta e Graziella Marcegaglia — la famiglia da cui è uscita la Marcegaglia presidente di Confindustria — avevano infatti raccolto l'eredità di papà Ernesto, sarto barbiere del paese, con bottega dalle mensole in marmo di Chiampo nell'attuale via IV Novembre. Graziella (classe 1936), Fausta (1926) e Stella (1924) cucivano vestiti e tagliavano capelli: più tardi si unì anche Teresa, nata nel 1942. Le ragazze Marcegaglia negli ultimi anni della seconda guerra mondiale erano staffette partigiane: un segreto nascosto molto bene, perché passavano ore in compagnia del «nemico». Una sottospecie di occupanti: al posto dei tedeschi, infatti, erano arrivati ragazzi in divisa del Corpo di sicurezza trentino. Dal novembre 1944 al gennaio 1945 comandarono loro in paese. Erano giovani in età da militare, arruolati dai nazisti nel Trentino, sottratto all'Italia della mussoliniana Repubblica di Salò, e dichiarato Alpenvorland (zona di operazioni alpina) con le provincie di Bolzano e Belluno. Dal novembre 1943 i giovani cominciarono a essere arruolati dai tedeschi nel Corpo di sicurezza Trentino (Cst), mentre a Bolzano c'era la Sod, Servizio di sicurezza e ordine della Provincia di Bolzano. Il Cst portava l'elmetto dei tedeschi e sulla divisa uno stemma dalla dicitura italiana su fondo verde, cucito sulla manica della giacca.
A San Giovanni Ilarione vennero mandati i militi della IX Compagnia Cst, con compiti di presidio, vigilanza antipartigiana e controllo dei lavori affidati in Val d'Alpone all'organizzazione Todt, l'apparato logistico tedesco. Il loro comando era al piano terra della trattoria Al Cervo, mentre a Villa Tanara facevano la guardia a un deposito di carburante. Una squadra Cst si stabilì a Castello, un'altra di 20 militi in contrada Righetti, in una casa disabitata; altri sei trentini stavano in una stamberga sul Monte Merlo e un altro gruppo alle Lore. A Cattignano, alla scuola elementare, c'era il centro operativo del secondo plotone e da lì, a fine anno, vennero distaccati dieci uomini ai Finetti e 20 che furono accolti nella casa di Leone Beschin in Belloca. Altro posto di guardia era quello dei Beltrami, dove c'erano attrezzature della Todt, tra cui un compressore.
Noia e nostalgia di casa erano le compagne dei trentini, bravi contadinotti costretti in divisa e non certo fanatici nazisti. La fame li spingeva a rubare qualche coniglio o gallina, ma gli ilarionesi li presero in simpatia, comprese le barbierine, pure se stavano con i partigiani. I trentini erano clienti fissi per barba e capelli; alla sera, invece, nella bottega delle barbierine si faceva musica: suonava il fisarmonicista Zanchi («per un voto fatto alla Madonna di Chiampo che mi ha salvato la vita», si giustificava). Cori e canzoni in italiano e in dialetto, pochi discorsi sulla guerra (c'erano i trentini in divisa tedesca..) e più sulla stagione, perché a valle scendevano anche i contadini. Così tutte le sere e la domenica pomeriggio sempre sotto l'occhio di papà Ernesto, dall'«alto» del suo metro e 48 centimetri, «come il re», il che gli era costato l'arruolamento per la guerra d'Abissinia.
I trentini forse sapevano da che parte stavano le barbierine e chiudevano un occhio. Ma un giorno capitarono i nazisti veri, proprio mentre in granaio erano nascosti tra la legna alcuni partigiani. «Non salite», si salvarono le barbierine, «perché vi si attaccano i pidocchi!» I tedeschi credettero al consiglio da professioniste e rinunciarono a perquisire il solaio.

Paola Dalli Cani