«Miss Violence», la famiglia in nero dentro la crisi greca

CINEMA. Il film di Alexandros Avranas premiato a Venezia esce prima in Italia, il 31 ottobre. Il suicidio di una undicenne  svela gli abusi di un padre padrone
Una scena del film Miss Violence di Alexandros Avranas
Una scena del film Miss Violence di Alexandros Avranas
Una scena del film Miss Violence di Alexandros Avranas
Una scena del film Miss Violence di Alexandros Avranas

Un sessantenne all'apparenza distinto e pacato, in realtà nonno e padre-padrone, con violenze fisiche, psicologiche e incesto su figlie e nipoti, tira i fili della famiglia in nero raccontata in Miss Violence, del greco Alexandros Avranas, premiato a Venezia con il Leone d'argento alla regia e la Coppa Volpi al miglior attore, Themis Panou. L'Italia, dove il film arriverà nelle sale il 31 ottobre, distribuito da Eyemoon Pictures in 30-50 copie, è il primo Paese in cui Miss Violence, comprato già da una decina di Paesi, esce. In Grecia sarà nelle sale a novembre.  «Abbiamo comprato subito il film per la potenza con cui affronta più temi», spiega Ruggero di Paola della Eyemoon. «Ci aspettiamo che ci sarà un divieto ai minori di 14 anni, non di più. A parte due scene disturbanti non è un film diseducativo. Su internet gli adolescenti trovano molto di peggio».  La vicenda raccontata da Avranas, classe 1977, è ispirata a una storia vera accaduta in Germania: «L'uomo nel 2010 è stato arrestato, ma la moglie non ha mai testimoniato contro di lui» spiega il regista. L'intento del film è «raccontare l'esercizio della violenza nella prima società in cui viviamo, la famiglia, dove impariamo il modo di pensare che poi proiettiamo al di fuori». Meccanismi distorti di potere «applicati anche nel controllo della società, in Grecia come in Europa... questa è una storia universale». Niente è casuale nel film, diretto con grande rigore formale, neanche l'uso in una scena de L'italiano di Toto Cutugno: «L'ho utilizzata perché mi piace come canzone e perché quando è uscita nel mio Paese è stata un grande successo. Le persone che la ballavano allora sono le stesse che oggi stanno distruggendo la Grecia». Nella trama è il suicidio di Angeliki, 11 anni, che si butta dalla finestra nel giorno del suo compleanno a scuotere il microcosmo familiare dominato dal nonno della bambina (Themis Panou). Un uomo che maschera sotto regole, ordine e silenzio, l'esercizio continuo della violenza sulla moglie, sua complice (apparentemente) silente, degli abusi psicologici fisici e sessuali sulle figlie Eleni e Myrto, che fa anche prostituire, e i nipoti, in età da elementari, Alkmini e Filippos. Alcune delle vittime provano a reagire mentre altre scambiano gli abusi per amore («La sindrome di Stoccolma», dice il regista, «è uno dei temi del film»). Tanto è forte la pressione degli abusi dietro le porte chiuse, tanto la famiglia sembra normale all'esterno, per indifferenza e impotenza della società. Solo una nuova esplosione di violenza potrà cambiare le cose.  Come ha spiegato questi temi ai bambini del cast? «Ho detto la verità, non ho usato trucchi e loro hanno capito benissimo e sono stati felici di partecipare al film per dare così voce a quei bambini che subiscono nella vita cose del genere». Le vittime nella storia «sono soprattutto donne - aggiunge Avranas - perché nella società di oggi, che è ancora maschilista, vivono la situazione peggiore». Il protagonista Themis Panou sottolinea che questo è «il primo ruolo da cattivo: in genere mi scelgono per parti comiche. La difficoltà maggiore è stata mantenere un'apparenza di naturalezza in tanta violenza». Nel film c'è anche un momento ironico, con la nonna che in tv guarda solo documentari in tedesco: «È una frecciata alla Germania, visto che la Merkel vorrebbe farci parlare tutti in tedesco».