Il pm: «Sequestrate 16 milioni all'Hellas»

IL CRAC . Ora la parola passa al gup. Il pm parmense ha chiesto il processo per i 2 imprenditori. Sarebbero i soldi dati dal patron Callisto Tanzi all'allora presidente Giambattista Pastorello e tolti dai bilanci già in bilico della Parmalat
Giambattista Pastorello. Per lui è stato chiesto il rinvio a giudizio
Giambattista Pastorello. Per lui è stato chiesto il rinvio a giudizio
Giambattista Pastorello. Per lui è stato chiesto il rinvio a giudizio
Giambattista Pastorello. Per lui è stato chiesto il rinvio a giudizio

La procura di Parma ne è convinta: l'era di Giambattista Pastorello all'Hellas era, in realtà quella di Callisto Tanzi. Ne è talmente persuasa che ha chiesto il rinvio a giudizio dei due imprenditori con l'accusa di bancarotta fraudolenta seppur suddivisa in tre diversi capi d'imputazione. Gli inquirenti parmensi ritengono, infatti, che l'ex patron della Parmalat ha immesso fior di milioni nella squadra scaligera per distogliere danaro ai creditori della Parmalat caduta in disgrazia. Gli anni vanno dal 1998 al 2006 quando Pastorello lasciò la guida dell'Hellas. Due anni prima, la Parmalat dichiarò il crac, facendo cadere in disgrazia migliaia di risparmiatori.  Nel frattempo, dicono gli inquirenti parmensi, Tanzi fornì 16,7 milioni alla squadra del Verona. E ora la procura chiede il sequestro di tutti quei soldi alla società di via Torricelli come ha pubblicato ieri la Gazzetta di Parma. In realtà, la decisione di mettere sotto sigilli tutti quei soldi appare un'ipotesi assai complicata sia sotto un profilo «tecnico» che pratico. Appare piuttosto macchinoso anche alla luce dei vari passaggi di proprietà dell'Hellas in questi ultimi anni tra l'era Pastorello e quella attuale del presidente Maurizio Setti. La decisione del giudice parmense potrebbe arrivare prima del 13 giugno quando si celebrerà l'udienza preliminare davanti al gup Maria Cristina Sarli per discutere la richiesta di rinvio a giudizio. In quell'occasione, Pastorello e Tanzi potranno impostare la loro strategia difensiva.  L'ex patron del Parma, però, ha già fatto sapere che è pronto a patteggiare. Su tutti e due pende anche il concorso in bancarotta fraudolenta di Parmalat spa per aver ceduto, nel 2004, l'Hellas Verona, pur sapendo del default del gruppo di Collecchio. L'obiettivo era quello di rientrare delle esposizioni bancarie nei confronti della Banca popolare di Vicenza e di Unicredit: oltre 4 milioni di euro verso il primo istituto, 487.502 verso il secondo. Per questo motivo, erano finiti sotto inchiesta anche i dirigenti dei due istituti di credito. I loro nomi, però, non appaiono nella richiesta di rinvio a giudizio del pm Paola Dal Monte e, quindi, potrebbe essere stata presentata una richiesta di archiviazione o forse sono stati stralciati rispetto al filone principale.  Gli inquirenti hanno ricostruito poi i vari passaggi di danaro da Parma all'ombra dell'Arena dal momento dell'acquisizione dell'Hellas di Pastorello nel 1998. La squadra del Verona era costata 18 miliardi di lire. Pastorello l'aveva acquisita nel gennaio '98, dopo aver costituito qualche mese prima la società P&P. Ma per comprarla erano stati necessari due sostanziosi finanziamenti: uno da 13 miliardi e 735 milioni di lire erogato dalla Banca popolare di Vicenza, l'altro da 4.322.200.000 lire da Cariverona (poi confluita in Unicredit). «Tali prestiti», scrive il pm, «non avendo la stessa P&P alcun patrimonio e capacità reddituale da porre a garanzia del rimborso, venivano ottenuti solo a seguito del rilascio di più fideiussioni personali da parte di Calisto Tanzi».  Nell'inchiesta poi spuntano altri tre miliardi e mezzo di vecchie lire che sarebbero passati dalle casse di Collegno alla P& P di Pastorello. Si tratta di altri soldi, spiegano gli inquirenti, tolti dai traballanti bilanci della Parmalat per l'Hellas. L'azienda parmense fu costretta a portare i libri in tribunale, provocando uno dei più grandi crac mai avvenuti nel nostro paese.

Giampaolo Chavan