I DATI DELL'INAIL

Verona maglia nera per contagi
da Covid sul posto di lavoro

In azienda con la mascherina
In azienda con la mascherina

Dal Veneto l’Inail ha ricevuto, da gennaio al 30 giugno scorso, 4.151 denunce di infezioni da Covid-19 contratte sul posto di lavoro, di cui 9 con esiti mortali. La provincia più colpita è Verona con 1.223 casi, pari al 29,5 del totale: 896 denunce arrivano da donne, 327 da lavoratori uomini. La fascia più colpita è quella tra i 50 e i 64 anni (545 casi). Per rendere l’idea, all’estremo opposto c’è Rovigo con 94 casi pari al 2,3% del totale.

 

“Colpisce”, sottolinea la Cisl di Verona, “il dato di Verona, che a fine giugno registrava complessivamente 5.128 casi di contagio a cui vanno rapportate, con alcune precauzioni nella contabilità, le 1.223 denunce di lavoratori: significa che un contagio ogni 4- 4,5 sarebbe stato contratto nell'ambiente di lavoro”. “La nostra Provincia paga un prezzo altissimo, più del doppio degli altri territori del Veneto”, commenta Fabrizio Creston, responsabile del dipartimento mercato del lavoro della Cisl di Verona, “questo significa aver messo i lavoratori in condizioni di lavoro senza scrupolo alcuno, dando precedenza al profitto, sacrificando così la vita e la salute delle persone che con abnegazione hanno adempiuto al loro dovere professionale. Non avendo il dato scorporato per professioni possiamo solo supporre che la maggiore esposizione sia in quei settori afferenti ai servizi alla persona”.

 

Aggiunge il segretario generale della Funzione pubblica della Cisl di Verona Giovanni Zanini: “Il report pervenuto in queste ore dall’Inail mette in luce una situazione di estrema preoccupazione circa il dato relativo alla provincia di Verona. La governance si dovrà interrogare su quali misure mettere in atto per evitare una replica in autunno. Le normative hanno bisogno di essere scritte bene senza alibi d’interpretazioni creative che indeboliscono l’intero sistema”.

 

A livello regionale il più alto numero di casi proviene dal settore socio-sanitario (82,8%) e quindi ospedali, case di cura e di riposo e chi vi opera come medico, infermiere o operatore sanitario. Un altro 2,4% di denunce riguarda sempre personale socio-sanitario ma dipendente di altri servizi.