I dati e un convegno

Veneto, record di infortuni mortali sul lavoro: si passa in zona arancione. E Verona è maglia nera

Drammatico il quadro tracciato dall'osservatorio Sicurezza Vega Engineering. L'ateneo scaligero organizza per il 2 dicembre un convegno sul tema della prevenzione
Mappatura di rischio infortuni mortali: Veneto passa in fascia arancione
Mappatura di rischio infortuni mortali: Veneto passa in fascia arancione
Mappatura di rischio infortuni mortali: Veneto passa in fascia arancione
Mappatura di rischio infortuni mortali: Veneto passa in fascia arancione

Sono 93 i morti sul lavoro in Veneto negli ultimi dieci mesi, quattro vittime in più dello scorso anno che portano la regione al secondo posto in Italia per numero di decessi e al passaggio in zona arancione. E Verona è la provincia che si aggiudica la maglia nera per il maggior numero di infortuni mortali, 23, seguita da Venezia (17) e Padova e Vicenza (14) in dieci mesi sono 93 i morti sul lavoro. quattro vittime in più dello scorso anno. seconda regione in Italia per numero di decessi. Sono questi alcuni dei dati divulgati dall'Osservatorio Sicurezza Vega Engineering di Mestre.

Situazione sempre più drammatica

La situazione in Veneto diventa sempre più drammatica. E il numero di vittime ne è una chiara testimonianza. Così come il passaggio della regione dalla zona gialla alla più preoccupante zona arancione che, nella mappatura dell’Osservatorio Sicurezza Vega Engineering di Mestre, è quella in cui l’incidenza di mortalità risulta essere più elevata rispetto alla media nazionale, subito dopo quella rossa.

«A fine ottobre 2022 si contano 4 vittime in più rispetto al 2021. Uno scenario che appare dunque sempre più sconfortante sul fronte della sicurezza sul lavoro nella nostra regione. Perché è evidente che stiamo assistendo ad un acuirsi dell’emergenza in Veneto  – commenta Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza Vega Engineering di Mestre – E la gravità del fenomeno infortunistico si definisce purtroppo ancor più nitidamente soprattutto considerando che da questi numeri, rispetto al 2021, sono quasi completamente spariti gli infortuni mortali per Covid».

E precisa: «Teniamo a sottolineare ancora una volta questo aspetto dell’indagine, perché porta ad una conclusione molto tragica: gli incidenti mortali accaduti nel 2022, esclusi i casi Covid, sono aumentati notevolmente rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Questo è particolarmente vero per alcuni settori, tra i quali le costruzioni, che sono passate da 5 morti nei primi dieci mesi del 2021 a 12 nello stesso periodo del 2022».

Passaggio del Veneto da zona gialla a zona arancione

«Ed ora, ad amplificare il fenomeno infortunistico in Veneto arriva anche il passaggio della regione dalla zona gialla a quella arancione; ovvero – spiega il Presidente dell’Osservatorio Vega Engineering - quella in cui l’incidenza di mortalità risulta essere superiore rispetto alla media nazionale insieme a quella ancor più drammatica rappresentata dalla zona rossa».

E infatti se i numeri non lasciano dubbi sull’emergenza, ancora meno, ne lasciano i dati sull’incidenza della mortalità. L’Osservatorio mestrino ha ideato ed elaborato la mappatura del rischio di morte sul lavoro, dividendo l’Italia a colori alla stregua della mappatura utilizzata durante l’emergenza pandemica.

La zona arancione, quella in cui è entrato il Veneto a fine ottobre, è la zona che – subito dopo la rossa – raggruppa le regioni con l’incidenza di mortalità sul lavoro superiore alla media nazionale. In sostanza, a ottobre 2022 il rischio di infortunio mortale in Veneto è superiore rispetto alla media nazionale.

Da gennaio a ottobre 2022, infatti, il Veneto ha un’incidenza infortunistica di 29,8, superiore al valore medio nazionale pari a 29,2 morti sul lavoro ogni 1.000.000 di occupati.

Tre province in zona rossa: Verona, Belluno e Rovigo

A fine ottobre 2022, sono tre le province venete che si trovano in zona rossa: Belluno, Verona e Rovigo. Ed è Belluno la provincia veneta in cui i lavoratori rischiano di più (indice di mortalità pari a 69,9 infortuni mortali ogni 1.000.000 di lavoratori, ossia un valore più che doppio rispetto alla media regionale di 29,8 e a quella nazionale di 29,2). Seguono: Verona (44,6), Rovigo (43,1), Venezia in zona arancione (34,5) Vicenza in zona gialla (26,7); Padova (18,2) e Treviso (12,8), le uniche province ad essere in zona bianca.

Guardando i numeri assoluti, sono 93 le vittime sul lavoro rilevate da gennaio a ottobre 2022 in Veneto: 62 hanno perso la vita “in occasione di lavoro” e 31 “in itinere”, cioè nel percorso da casa alla sede di lavoro. Lo scorso anno a fine ottobre erano 89 in totale, delle quali 25 in itinere, a dimostrazione di un incremento degli infortuni mortali avvenuti nel percorso casa lavoro, ossia nella circolazione stradale.

E, purtroppo, la regione è al secondo posto nella graduatoria nazionale per infortuni mortali in occasione di lavoro dopo la Lombardia (107). In tutta Italia sono 659 i decessi verificatisi in occasione di lavoro. 909 compresi quelli in itinere. In conclusione, a livello nazionale, un infortunio mortale ogni 10 avviene in Veneto.

Numero dei decessi per provincia

Per quanto riguarda il numero dei decessi in occasione di lavoro nei primi dieci mesi del 2022 sono 62 in Veneto e vengono rilevati in provincia di:

  • Verona (18),
  • Venezia (12),
  • Vicenza (10),
  • Padova (7),
  • Belluno (6),
  • Treviso (5)
  • Rovigo (4).

Infortuni totali (mortali e non ) da gennaio a ottobre 2022

Nei primi dieci mesi dell’anno crescono del 27,5% le denunce di infortunio totali: erano 56.131 a fine ottobre 2021, sono 71.587 nel 2022. Quello delle Attività manifatturiere è il settore più colpito in occasione di lavoro (11.888 denunce), seguito da Sanità (10.034), Trasporti (4.324) e Costruzioni (3.565).

Alla provincia di Treviso la maglia nera in regione per il più elevato numero di denunce totali di infortunio: 13.817. Seguono: Vicenza (13.655), Verona (13.593), Venezia (13.135), Padova (12.142), Belluno (2.771) e Rovigo (2.474).

Infine, sono 28.340 le denunce delle donne lavoratrici e 43.247 quelle degli uomini. Le denunce dei lavoratori stranieri sono 15.935 (circa il 22% del totale).

 

In campo l'ateneo scaligero

«Infortuni sul lavoro: necessario un cambio di passo». È questo il titolo del convegno promosso dall'università degli studi di Verona per domani, 2 dicembre 2022, all'aula magna del Silos di Ponente (Polo Santa Marta) dove si confronteranno gli esperti per un nuovo approccio alla gestione e prevenzione degli infortuni. 

 Il convegno è organizzato dalla Sezione Triveneta della Società Italiana di Medicina del lavoro, con la responsabilità scientifica di Stefano Porru, direttore della sezione di Medicina del Lavoro dell’Università di Verona e direttore dell’Uoc Medicina del Lavoro, e di Maria Luisa Scapellato, docente di Medicina del Lavoro dell’Università di Padova e presidente della Sezione Triveneta.

L’incontro verrà aperto con i saluti del Magnifico Rettore dell’ateneo veronese, Pier Francesco Nocini. Interverranno i principali rappresentanti di enti e istituzioni, che, sul territorio e a livello nazionale, si occupano di prevenzione e gestione degli infortuni sul lavoro, tra cui Bruno Giordano, direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro, rappresentanti dell’Inail, dello Spisal del Triveneto e dei patronati sindacali, Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Verona, docenti universitari e medici del lavoro. 

Cause molteplici, rilevante il «fattore umano»

«Non si può pensare di andare al lavoro sapendo di avere un certo rischio di infortuni, di invalidità permanenti, o addirittura di morire, e troppo spesso si interviene a posteriori, quando l’infortunio è già avvenuto e questo non è, ovviamente, accettabile», anticipa Porru.  «I fattori di rischio e le cause degli infortuni sul lavoro sono davvero molteplici e, in generale, gli infortuni sono la risultante di un’interazione complessa tra aspetti strutturali, tecnici, organizzativi e procedurali e sanitari. Inoltre, il cosiddetto “fattore umano” gioca un ruolo rilevante. Ma esistono gli strumenti che possono mettere in evidenzia i rischi e, quindi, affrontarli e correggerli. Un aspetto da considerare è, a tale proposito, il limitato ricorso alla valutazione del rischio, da effettuare secondo i criteri tecnico-scientifici che la Medicina del lavoro ha a disposizione, ma che purtroppo poco vengono usati». 

Prevenzione verso un significativo cambio di passo

Il convegno dell'ateneo intende affrontare la tematica orientando la prevenzione verso un significativo cambio di passo, che necessariamente richiede un confronto multidisciplinare, tecnico-scientifico, professionale, sindacale, datoriale e istituzionale sulle modalità di prevenzione e gestione degli infortuni.

Si parlerà anche di modelli, casistiche, esperienze, innovativi approcci e buone pratiche per il conseguimento di obiettivi di qualità e con tutti i portatori di interesse, professionalità e competenze in campo. Concetti che rappresentano un forte richiamo per ogni persona e per una società civile e moderna, attenta a rispettare la dignità e i diritti del lavoratore. L’obiettivo è di offrire un contributo culturale e concreto alla prevenzione degli infortuni sul lavoro ed alla loro gestione, in particolare attraverso il ruolo della Medicina del Lavoro quale disciplina di riferimento e trainante, interfaccia ideale tra lavoratori, dirigenti, preposti, datori di lavoro ed istituzioni esterne, che sa assumersi ruoli e responsabilità concrete, in un contesto multidisciplinare.