Unicredit verso SocGen? «Possibile, non a breve»

Jean Pierre Mustier, ceo di Unicredit
Jean Pierre Mustier, ceo di Unicredit
Jean Pierre Mustier, ceo di Unicredit
Jean Pierre Mustier, ceo di Unicredit

MILANO Per Unicredit si riaffaccia l’ipotesi di una fusione con i francesi di Societè Generale. A ritirarla fuori dal cassetto è il Financial Times secondo cui il numero uno della prima banca italiana per asset, Jean Pierre Mustier, francese ed ex SocGen, è al lavoro da mesi sul dossier. Per Ft anche dal lato francese l’operazione è stata presa in considerazione. Le discussioni, secondo il quotidiano della City, sono alle fasi iniziali e potrebbero però trovare ostacoli negli assetti italiani emersi dalle elezioni politiche di marzo con la genesi del governo a trazione Lega-5 Stelle. Secondo le indiscrezioni non sarebbe prima di un anno. Sul tema frena sia Societè Generale che in merito nega qualsiasi discussione nel suo board, sia Unicredit che non commenta e rimanda al piano strategico in atto fondato su presupposti di crescita organica. La Borsa sembra inizialmente crederci con il titolo di Piazza Gae Aulenti che scatta a +3,7% e poi ripiega, seguendo l’andamento del listino con una chiusura a -0,83%. Positiva, invece, a Parigi Societè Generale (+0,73%) che beneficia peraltro dell’intesa da 1,3 miliardi di dollari (1,1 miliardi di euro) raggiunta con la giustizia francese e americana che chiude le indagini relative alla manipolazione dei tassi di interesse (ovvero lo scandalo Libor) e la vicenda del presunto pagamento di tangenti a funzionari libici. Socgen assicura che il costo delle multe non avrà «alcun impatto» sui risultati del gruppo. Non è la prima volta che Unicredit è accostata ad una fusione oltreconfine. A settembre scorso si era parlato di interesse per la tedesca Commerzbank. Ora gli analisti non si stupiscono per il ritorno di indiscrezioni su una fusione con Socgen ma dubitano in un’operazione a breve, sia perché Unicredit è impegnata fino al 2019 in un piano industriale che non considera l’M&A, sia per i «significativi» ostacoli politici e regolamentari che un matrimonio tra due banche sistemiche affronta. Il merger dei due istituti, che capitalizzano 30-35 miliardi ciascuno, si qualificherebbe come «una fusione tra eguali» e presenterebbe - viene evidenziato - poche sovrapposizioni, limitate sostanzialmente alla Russia. È dunque un’integrazione che, per il futuro, gli analisti non escludono. •