Terzo settore in movimento «Ma i ritardi provocano costi»

Erica Dal Degan
Erica Dal Degan

Ogni slittamento normativo, un costo. Questa la spada di Damocle pendente sulle realtà di Terzo settore in attesa del compimento della riforma avviata nel 2016, e che, a causa di atti non ancora emanati o fermi alla fase di approvazione, nell’ultimo anno ha già fatto sfumare 70 milioni di euro, destinati appunto al comparto. Falle che penalizzano soprattutto i territori ad alta vocazione associazionistica come la nostra provincia, dove gli indugi dell’esecutivo vengono tuttavia compensati da una costante vivacità propositiva. Un quadro dai forti chiaroscuri, tratteggiato dai responsabili degli organismi del Terzo settore veronese intervenuti all’evento online organizzato dalla segreteria del Pd di Verona, e da Luigi Bobba, che nel tracciare il bilancio dell’iter di riforma di cui il medesimo è «padre», tra le voci di segno positivo ha indicato sia l’aumento delle persone impegnate nella dimensione civica e volontaristica, che quello delle stesse unità organizzative (dato Istat su campione annuali di 40mila organizzazioni non profit). PIÙ 5 PER MILLE E NOVITÀ. In crescita anche i contribuenti che opzionano il 5×1000 (+3%) e le cooperative sociali hanno già chiesto di assumere la qualifica di impresa sociale. «Nonostante tutto, siamo di fronte a una realtà in movimento», dice Bobba, plaudendo anche all’istituzione del Registro unico nazionale del Terzo Settore (strumento di trasparenza e di benefici notevoli per gli iscritti), e all’ancor più recente sentenza n. 131 della Corte Costituzionale, che pronunciandosi sui rapporti tra amministrazioni pubbliche ed enti del terzo settore, «ha finalmente dato un indirizzo, indicando come via privilegiata quella della coprogrammazione e coprogettazione, la quale, a differenza della procedura competitiva tipica dei fornitori profit di servizi/prodotti verso le Pa, reca il doppio vantaggio di limitare eterni contenziosi, e costruire una compartecipazione di risorse e comunione di scopo tra soggetti dediti ad attività di interesse generale». Ancora nel limbo, invece, social bonus e titoli di solidarietà, altra forma di risparmio a sostegno delle attività del terzo settore. «La stanchezza di certi ritardi si fa sentire», conferma Chiara Tommasini, presidente del Csv Verona. Ancor più su quelle associazioni scaligere che, «per portarsi scrupolosamente avanti, nelle more di alcuni step avevano già modificato statuto e attività». L’auspicio è che la pandemia acceleri la digitalizzazione del comparto, «soprattutto per le piccole realtà». Sfida delle cooperative sociali sarà invece abbracciare ambiti finora inesplorati, ricorda Erica Dal Degan, presidente di Confcooperative Federsolidarietà Verona. «Mancano ancora buone prassi diffuse e una lettura del bisogno specifico, per la quale sarà utile una visione di rete», subito condivisa da Maria Teresa Giacomazzi, di Mag Verona. «Importante una consapevolezza crescente anche da parte di dirigenti e amministratori chiamati ad aggiudicare i servizi», ha concluso Stefano Lepri, della segreteria nazionale Pd. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesca Saglimbeni