«Pnrr, 28 miliardi ma a Verona manca un piano condiviso»

Quadrante Europa Carico e scarico al centro logistico scaligero dove si trova anche Veronamercato e altre aziendeLorenzo Bellicini Direttore del Cresme
Quadrante Europa Carico e scarico al centro logistico scaligero dove si trova anche Veronamercato e altre aziendeLorenzo Bellicini Direttore del Cresme
Quadrante Europa Carico e scarico al centro logistico scaligero dove si trova anche Veronamercato e altre aziendeLorenzo Bellicini Direttore del Cresme
Quadrante Europa Carico e scarico al centro logistico scaligero dove si trova anche Veronamercato e altre aziendeLorenzo Bellicini Direttore del Cresme

Pnrr, investimenti e territorio, Verona fanalino di coda nella progettualità regionale? Cenerentola l’ha definita il presidente della Camera di Commercio di Verona, Giuseppe Riello, e la politica veronese si divide. Ad aggiungere un elemento importante di riflessione è la cifra delle risorse complessive in campo, ben oltre i progetti approvati da Venezia. Ci sono e possono essere usate. A dirlo a chiare lettere, bacchettando anche i «decisori» veronesi è Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, il centro di ricerche di mercato per chi opera nel settore delle costruzioni e dell'edilizia, e che aveva anche stilato la ricerca di Confindustria e Ance Verona «Verona 2040». Eccole le risorse, comprensive di quelle del Pnrr: oltre 28 miliardi di investimenti in progetti urbani e infrastrutture riguarderanno Verona e provincia nei prossimi 15 anni. Più precisamente la cifra di 1,8 miliardi servirà alla realizzazione dei primi 25 interventi che vanno dal recupero degli ex Magazzini Generali, alla valorizzazione dello scalo ferroviario di Verona Porta Nuova, dalla riqualificazione dell’Arsenale alla concretizzazione dello studio Folin su un tessuto urbano di assoluto pregio. Mentre 26,5 miliardi occorreranno a mettere a terra, anche con le risorse stanziate dal Pnrr, un complesso mosaico di opere previste: dall’alta velocità-alta capacità ferroviaria da Brescia a Verona e da Verona a Padova, ai nuovi caselli autostradali di Verona Nord, Verona Sud, Castelnuovo del Garda, all’interporto di Isola della Scala già inserito nel Pat comunale. «In questo momento poche città in Italia hanno una progettualità tanto spinta. Il problema è mettere a fattor comune tutti questi sforzi sotto l’ombrello di una visione in modo da ottimizzare gli effetti che ne potranno sortire», ammonisce Bellicini. Il quale non ha dubbi: solo declinando tutta l’attività progettuale su un modello di sviluppo e sulla costruzione di un disegno strategico integrato per il futuro, Verona potrà convincere e avere accesso a molte più risorse rispetto all’attuale. Un ragionamento che vale anche per i finanziamenti previsti dal Pnrr. Da dove vengono le stime di 28 miliardi di investimenti tra Verona ed il suo territorio? Da mesi lavoriamo in collaborazione con Confindustria ed Ance Verona al piano Verona 2040. Nella seconda parte dello studio, a disposizione della città sul sito dell’organizzazione degli industriali di piazza Cittadella, realizzato per le due associazioni di categoria, abbiamo messo in colonna tutti i progetti urbani in fase di elaborazione e tutte le grandi opere previste nell’immediato futuro in provincia. In questo modo risultano evidenti gli sforzi per dare slancio allo sviluppo della città e del suo territorio. Perché allora Verona sembra condannata a ricevere sempre le briciole nella più ampia programmazione regionale? La questione è sotto esame ora che si stanno ripartendo le risorse del Pnrr… Perché l’individualismo è la dote, ma anche il grande deficit della città, che non riesce a mettere a sistema gli interventi, a ordinarli in un piano organico che mostri tutte le potenzialità di capoluogo e provincia, al centro tra l’altro di un’area estremamente promettente che, contrariamente a quanto accade nel resto del Paese, riesce anche a crescere demograficamente, perché attrattiva nei confronti di altre aree d’Italia. Questo deficit è ancora più evidente ora che la progettualità deve declinarsi sui pilastri del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Cosa intende dire? Ogni volta che si pianifica un intervento per il quale si punta ad ottenere un finanziamento Pnrr, lo si deve pensare declinato su sviluppo sostenibile, servizi efficienti, potenziale innovativo tecnologico e culturale. In pratica occorre unire gli sforzi di vari attori per portare all’attenzione di chi aggiudica le risorse una risposta innovativa ai bisogni del territorio. A Verona è difficile far dialogare decisori, università, mondo dell’impresa. Ad esempio, a Modena l’università e il potenziale industriale e creativo dell’automotive sono un traino per tutto il territorio. Verona esprime tante specializzazioni, in un quadro di grande frammentazione. Un esempio su tutti? Lo faccia…. Si tratta di una città di grande bellezza, al centro di un territorio a straordinaria vocazione turistica, conosciuta al mondo per l’Arena. Ma non riesce a produrre una grande mostra internazionale di valore all’anno che possa contribuire a rafforzare i flussi di visitatori. Le stesse istituzioni culturali faticano a dialogare tra loro e questa frammentazione non aiuta a vincere nella competizione con altri territori. •.

Valeria Zanetti