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Gli aumenti

Mutui: in 18 mesi rate cresciute del 78% per 50 mila veronesi

Otto aumenti del tasso di interesse in un anno e mezzo

E siamo a otto. Otto aumenti del tasso di interesse in un anno e mezzo: l’ennesima stretta della Bce fa schizzare, ancora una volta, in alto le rate di mutui e prestiti mandando in crisi le famiglie, portandone molte sull’orlo del default. E se fino ad oggi si è trattato di calcolare, ogni volta, l’impatto degli aumenti decisi a Francoforte sui mutui contratti dai veronesi, ora iniziano a vedersi le ripercussioni di questi rialzi sulle decisioni e gli impegni delle famiglie: si riduce il numero di coloro che accendono un mutuo, si contrae anche il dato sulle compravendite sebbene in misura minore perché, come segnala il Consiglio nazionale dei notai, chi deve acquistare e ha la possibilità, evita di rivolgersi alle banche per i prestiti. 


Prestiti differenti

A fare i conti con questi rincari, nella provincia di Verona, ci sono 311mila persone, secondo le stime dell’associazione consumatori Adico: 50mila devono pagare le rate di finanziamenti a tassi variabili per l’acquisto dell’abitazione principale, 168mila vantano crediti al consumo finalizzati all’acquisto rateale di altri beni, come ad esempio un’automobile o un elettrodomestico, e infine in 93mila hanno contratto prestiti personali. 

 

La rata si è impennata

Osservando nel dettaglio la situazione di quei veronesi che stanno pagando un mutuo a tasso variabile per la casa, Adico ha realizzato una simulazione su un finanziamento medio veronese, pari a 145mila euro, a tasso variabile e da restituire in 25 anni. Ecco che in un anno e mezzo la rata per quelle famiglie si è impennata di 482 euro rispetto a gennaio 2022: è passata cioè da 615 euro mensili ai 675 del primo aumento deciso dalla Bce, arrivando a 977 euro un anno dopo, col quinto rialzo, e superando la soglia dei mille euro (1.037) il marzo scorso per raggiungere a metà giugno, con l’ottavo e ultimo incremento, i 1.097 euro: +78% in un anno e mezzo. Un rialzo «mostruoso», lo definisce Adico, che potrebbe portare al fallimento e all’insolvenza migliaia di persone. 
Per gli altri 261 mila cittadini veronesi che hanno un prestito finalizzato o un prestito personale, le otto manovre anti-inflazionistiche della Bce portano in dote aumenti che oscillano fra il 5 e il 25% rispetto alla rata iniziale.

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Due esempi: per chi ha acquistato un'auto dal costo di 25 mila euro con un pagamento interamente rateale da rimborsare in dieci anni, l'esborso è passato dai 310 euro iniziali agli attuali 388 euro, 78 euro in più al mese, 936 euro in un anno: «Quasi uno stipendio medio», sottolinea l’associazione dei consumatori. Se consideriamo invece un elettrodomestico da 750 euro, comprato con un finanziamento quinquennale, la rata è passata da 15,70 a 18 euro mensili. «Purtroppo gli interventi della Bce daranno il colpo di grazia a molte famiglie e colpiranno in particolare i giovani già alle prese con lavori precari e stipendi da fame», attacca ancora una volta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico.


Compravendite in calo

Dall’altra parte c’è chi un mutuo avrebbe necessità di aprirlo adesso. E, chiaramente, a queste condizioni, ci pensa due volte. Al primo trimestre gli atti notarili, per un 80-90% a Verona rappresentati dalle compravendite immobiliari, hanno registrato un calo del 5,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il solo mese di marzo ha registrato il -10,8% mentre ad aprile la flessione ha raggiunto il 14%. In altre province venete tuttavia la retromarcia è stata più repentina: Padova ha segnato -15% a marzo e -24% ad aprile, Treviso il -12% e il -18% e Venezia nel solo mese di aprile ha riportato il -21%. «Siamo tra le province che perdono meno, a dimostrazione che a Verona il mercato immobiliare si dimostra molto resiliente, oltre che vivace perché comprende diversi tipi di investimenti: quelli per la prima abitazione, ma anche le seconde case, il turistico e l’acquisto finalizzato all’investimento», ammette Nicola Marino, presidente del Consiglio notarile di Verona. E forse questa flessione non è legata solamente al rialzo dei tassi di interesse. «Probabilmente è la reazione del mercato all’euforia registrata negli anni scorsi», commenta Marino, «e ci stiamo riassestando su livelli fisiologici». 

Francesca Lorandi

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