L’impianto fotovoltaico
mette in crisi l’azienda

La serra a Sorgà con l’impianto fotovoltaico DIENNEFOTO
La serra a Sorgà con l’impianto fotovoltaico DIENNEFOTO
La serra a Sorgà con l’impianto fotovoltaico DIENNEFOTO
La serra a Sorgà con l’impianto fotovoltaico DIENNEFOTO

Ha diversificato l’attività agricola integrandola con la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, investendo circa 7 milioni di euro e ora rischia di non essere più in grado di onorare il prestito ottenuto dalle banche. «Il motivo? Sono stato beffato dallo Stato» è lo sfogo di Giacomo Murari Dalla Corte Bra, 49 anni, erede di un fondo agricolo a Sorgà che appartiene alla famiglia Dalla Corte Bra dal 1592.

La storia è quella di numerosi produttori di energia da fonti rinnovabili che, contando sugli incentivi statali erano convinti di «fare un affare». Murari ha realizzato, tra 2010 e 2012, tre impianti: uno sul tetto di una barchessa da 70 kW, uno da 1 MW, a terra su 20mila metri quadri, e un altro, da 1 MW, sul tetto di una serra di circa 12mila metri quadri. In totale i tre impianti producono circa 1,23 milioni di kw all’anno, equivalenti al consumo di oltre 500 famiglie.

«Visti gli incentivi statali, ho pensato di sfruttare una piccola di terreno per installare impianti fotovoltaici che mi avrebbero dato un reddito in aggiunta a quello agricolo. Per investire tale somma», sottolinea Murari, «non essendo stato possibile ottenere crediti dalle banche, anche questi previsti e promessi dai vari governi, ho dovuto impegnare i beni di famiglia accollandomi il rischio». E il rischio si è concretato. «La convenzione che ho sottoscritto con il Gse, Gestore servizi energetici, azionista unico il ministero del Tesoro», racconta Murari, «prevedeva che mi fosse garantito un reddito per 20 anni, come il mutuo contratto con le banche». La convenzione infatti stabiliva il pagamento di 0,3190 euro per ogni kwh prodotto e immesso in rete Enel per 20 anni, dal 31 maggio 2011 al 30 maggio 2031, con una cadenza mensile nel secondo mese successivo all’immissione in rete. «Queste clausole», dichiara Murari, «mi davano la sicurezza di poter onorare il debito con le banche e di avere un reddito sicuro visto che il sole sorge ogni mattina».

«Con il primo di gennaio di quest’anno», ricorda Murari, «la certezza è venuta meno con l’entrata in vigore del decreto ”spalma incentivi”. Il Gse unilateralmente», sottolinea Murari, «in barba alla convenzione mi ha comunicato che sono cambiate le regole dandomi la possibilità di scegliere tra tre opzioni, tutte a svantaggio del produttore. Una scelta che avrebbe rappresentato perdite rilevanti ma per me obbligata visto gli impegni che ho con le banche».

Murari ha però scelto di non scegliere. «Come mi risulta abbia fatto la maggior parte dei produttori per non avallare questa ingiustizia». Gli è stata assegnata «d’ufficio» l’opzione che prevede la riduzione dell’8% degli incentivi dal primo gennaio 2015 e il prolungamento dei tempi di pagamento, non più, a saldo ma con acconti e il saldo al giugno dell’anno successivo.

Inoltre, a Murari sono arrivate da pagare quattro bollette Enel per circa 6.000 euro, a conguaglio dei consumi per immettere energia in rete dal 2012 a oggi. «Un’altra botta che mi mette alle corde» commenta l’imprenditore. «Si tratta di piccole differenze di energia che negli anni hanno portato a questa somma. Sto facendo verificare dai tecnici la congruenza della differenza di consumi, ma andare a ritroso nel tempo su bollette dalla lettura quasi impossibile è un’impresa», sostiene sconsolato Murari. «Da un lato ti illudono di avere vantaggi economici dalla produzione di energia pulita; lo Stato stesso si è impegnato sottoscrivendo convenzioni che poi unilateralmente, ha modificato cambiando le regole a gioco iniziato, senza dare un alternativa. Ho già perso parte della mia proprietà», dichiara Murari, «e con le nuove clausole non so fino a che punto sarò in grado di resistere».

Lino Fontana