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L’intervista

Rana: «Puntiamo sul made in Italy. La visione? Lunga almeno trent’anni»

Il Ceo Gian Luca Rana sugli investimenti in Italia: «Nuove linee dai sapori asiatici per soddisfare i gusti dei giovani»
Gian Luca Rana Ceo di Pastificio Rana
Gian Luca Rana Ceo di Pastificio Rana
Gian Luca Rana Ceo di Pastificio Rana
Gian Luca Rana Ceo di Pastificio Rana

C’è una visione di lungo periodo, trentennale, dietro al nuovo programma di sviluppo che il Pastificio Rana ha siglato con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

È un programma che coinvolge l’attuale generazione Zeta, cioè i consumatori del futuro, i loro gusti, le loro esigenze che vanno oltre il perimetro della tradizione italiana. Gian Luca Rana, Ceo dell’azienda, tramite il nuovo piano da 78 milioni di euro, di cui dieci concessi dal Ministero, ha voluto dare continuità alla sua visione attraverso l’ampliamento della capacità produttiva degli stabilimenti di San Giovanni Lupatoto, Moretta (Cuneo) e Gaggiano (Milano).

Un piano tutto italiano perché, sottolinea Rana, «amiamo immensamente il nostro Paese», ma che si inserisce in un programma più ampio d’investimento di 300 milioni di euro.

Ci vuole coraggio per fare un investimento del genere, in questo periodo.
Le crisi aguzzano l’ingegno e gli imprenditori devono abituarsi ad affrontare il mare grosso. Guardando alla nostra storia recente, abbiamo fatto investimenti subito dopo eventi che hanno generato crisi a livello mondiale. L’impresa è spinta da altri stimoli, diversi dalle congiunture economiche: la nostra è guidata dal principio di garantire al più alto numero di persone possibile una prospettiva e un futuro. Accanto a questo approccio etico di sostenibilità sociale ce n’è un secondo: non guardiamo a piani annuali o triennali, ma ragioniamo in una prospettive generazionale, che significa pianificare con l’obiettivo di traguardare i prossimi trenta, quarant’anni. Questi due approcci, combinati insieme, fanno apparire il rischio d’investimento un elemento da considerare ma non determinante.

Come nasce questo nuovo piano di sviluppo?
La maggior parte dei consumatori in Italia – meno nel resto del mondo – ci conoscono come «quelli dei tortellini». Ma oggi questo prodotto rappresenta meno del 50% dei volumi dell’azienda, raddoppiati dal 2017 ad oggi. Una crescita trainata solo parzialmente dalla pasta ripiena e legata in gran parte a nuove categorie di prodotti quali sughi e piatti pronti che garantiranno nei prossimi anni ulteriori soddisfazioni. Più l’azienda cresce più si impara dai mercati nei quali siamo presenti portando da un Paese all’altro nuove esperienze, nuove ispirazioni e generando nuove idee, in una «never ending story». 

Quali nuove idee ci dobbiamo aspettare?
Gran parte degli investimenti verranno destinati agli stabilimenti italiani allo scopo di potenziarne la capacità produttiva sviluppando nuove categorie merceologiche ed esperienze gastronomiche in diversi ambiti di consumo, non restando quindi nel solo perimetro della nostra tradizione.

Ad esempio?
Arriverà in Italia una gamma di prodotti che abbiamo già lanciato negli Stati Uniti, di origine orientale. Penso ad esempio ai noodles. Partiamo dal presupposto che il consumatore non mangia i piatti di una sola tradizione e questo accade soprattutto con i giovani, che amano esplorare nuovi gusti e potranno ritrovarli nella nostra gamma di prodotti. Continueremo a proporre le specialità della nostra tradizione, migliorandole e investendo in qualità come abbiamo sempre fatto: ma vogliamo esplorare nuovi consumi e rispondere alle esigenze delle nuove generazioni, abituate a confrontarsi con culture gastronomiche non solo italiane, libere di viaggiare nel mondo e aperte alle altre tradizioni. Non bisogna mai avere paura di investire sui giovani. 

Voi lo fate anche assumendo molti ragazzi. 
Nel nostro team sono entrati insieme a mio figlio Giovanni tanti giovani che fanno tendenza, provenienti da numerosi Paesi del mondo, capaci di dare un contributo a livello emozionale ed imprenditivo, con chiavi di lettura scevre dalle resistenze della mia generazione. Il nostro è un progetto generazionale nel quale si formano le persone che governeranno l’impresa nei prossimi trent’anni.

Il programma siglato con il governo riguarderà tre stabilimenti italiani. Quanto sarà coinvolto quello di San Giovanni Lupatoto?
Parzialmente e non nella misura che avremmo desiderato. Siamo stati costretti a concentrare buona parte degli investimenti sullo stabilimento di Moretta, in Piemonte, dove l’amministrazione comunale ha fatto in modo di agevolare l’ampliamento in tempi molto rapidi.

Anche il Ministero delle Imprese crede in questa visione, in questo approccio. E lo ha dimostrato co-finanziato il piano triennale.
Trovo che dietro a questo consenso ci sia anche la volontà di dare un segnale importante verso un’impresa molto locale, che si è sempre tenuta lontana dalla Borsa, dai finanziamenti pubblici, dai fondi di investimenti, che però nel suo piccolo può dare un contributo nello sviluppo futuro del nostro sistema Paese. Mi piace pensare che veniamo riconosciuti per questo e lo trovo straordinario: ogni singolo centesimo sarà impiegato in questa direzione.

 

Francesca Lorandi

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