«Innovazione e cultura digitale Così si riparte nel dopo-Covid»

Maria Grazia Signorini, Stefano Miozzo e Marco Ardolino
Maria Grazia Signorini, Stefano Miozzo e Marco Ardolino
Maria Grazia Signorini, Stefano Miozzo e Marco Ardolino
Maria Grazia Signorini, Stefano Miozzo e Marco Ardolino

Il Veneto è punteggiato di «fabbriche vetrina», imprese orientate all’innovazione, che hanno introdotto e integrato negli impianti produttivi soluzioni avanzate, usando una o più tecnologie di Industria 4.0. Confindustria Veneto, con il supporto delle associazioni territoriali, ha cercato di mapparle con l’obiettivo di attivare processi di networking e condivisione di best practices. Il lavoro è sfociato nel roadshow «100 luoghi di Industria 4.0», varato lo scorso autunno in presenza e la cui edizione 2020 è partita in forma virtuale ieri proprio dalla provincia di Verona. Berti Macchine Agricole spa di Caldiero si è raccontata nel webinar che ha previsto anche un virtual tour in azienda. A fare gli onori di casa, Alessandra e Filippo Berti, presidente e consigliere delegato e Maria Grazia Signorini, Cfo. Sono intervenuti Aldo Peretti, vicepresidente di Confindustria Verona con delega a produttività ed investimenti, Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, Gianni Potti, advisor del Digital Innovation Hub della Confederazione, Maurizio Marchesini, vicepresidente nazionale con delega alle Filiere e alle medie imprese. Al webinar ha partecipato anche Marco Ardolino, del Laboratorio Rise dell’Università di Brescia per un focus sul tema della logistica 4.0 e la presentazione dei risultati di una ricerca che ha coinvolto diverse aziende del territorio. Moderatore Stefano Miotto, direttore Confindustria Veneto Siav. Berti spa, leader nel mercato delle attrezzature per l’agricoltura e il movimento terra, con un volume d’affari superiore ai 93 milioni di euro (bilancio 2018), è approdata ad Industria 4.0 quasi per caso. «Seguo l’azienda da 34 anni; la logica è sempre stata quella di crescere a piccoli passi, secondo le possibilità. Così ci siamo trovati con un’azienda performante, tanti ordini, ma una struttura produttiva parcellizzata in tanti piccoli insediamenti aggiunti uno alla volta», racconta Signorini. «I flussi logistici e produttivi risultavano privi di economicità nei processi. Non riuscivamo più ad evadere tanti ordini e serviva nuovo insediamento. I consulenti ci hanno supportato e abbiamo deciso di abbinare Industria 4.0 alla logistica», prosegue. La scelta è stata premiante anche durante il lockdown. «Abbiamo prodotto macchinari per lo stock, messi in vendita in e-commerce. Il cliente selezionava e chiedeva la personalizzazione dei pezzi, che potevamo effettuare anche in smart working», dice. «Nei prossimi mesi realizzeremo un altro magazzino automatizzato per semilavorati», conclude. «Appuntamenti come questo dimostrano che Industria 4.0 non è un moloch burocratico amministrativo, ma un piano che porta benefici», evidenzia Peretti. «L’urgenza è di costruire una cultura del digitale che permetterà di ripartire dopo il Covid con più sprint dei competitor. Abbiamo assistito ad una pioggia di investimenti spinti dagli incentivi. Ora tocca intervenire sulla maturità digitale di manager e lavoratori, spesso legati all’epoca analogica. Bisogna accelerare con la formazione», ammonisce Carraro. «Gli investimenti realizzati puntano soprattutto a far dialogare le macchine, ma non dobbiamo trascurare la cybersecurity. Gli attacchi digitali alle aziende sono già iniziati: è successo a Luxottica e all’impresa che presiedo», aggiunge. D’accordo anche Potti, che ha avviato il progetto «100 luoghi di Industria 4.0», convertito a livello nazionale in «Fabbriche vetrina». «Occorre immaginare la fabbrica tra 10 o 20 anni e procedere all’alfabetizzazione di imprese ed imprenditori. Ne abbiamo bisogno». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Valeria Zanetti