Il biologico traina le doc e igt: +25% i prezzi delle uve veronesi

Vigneti in Valpolicella La quantità di uva raccolta nel vigneto veneto è stata nel 2021 -11,1% rispetto al 2020
Vigneti in Valpolicella La quantità di uva raccolta nel vigneto veneto è stata nel 2021 -11,1% rispetto al 2020
Vigneti in Valpolicella La quantità di uva raccolta nel vigneto veneto è stata nel 2021 -11,1% rispetto al 2020
Vigneti in Valpolicella La quantità di uva raccolta nel vigneto veneto è stata nel 2021 -11,1% rispetto al 2020

Giù la quantità di uva raccolta in autunno nel vigneto veneto (-11,1% sul 2020) sempre più esteso e che sfiora oramai i 100mila ettari. Conseguentemente la produzione di vino stimata in regione si aggira intorno ai 9,8 milioni di ettolitri, con una flessione che ricalca quella dell’uva (-11,1%). Per contro, sono saliti i prezzi dei grappoli, con incrementi a due cifre nelle principali province produttrici. A Verona il valore medio di uva Doc e Igt insieme è salito del +25,4%. I dati sono contenuti nel Report sui prezzi delle uve nel 2021, redatto dall’Osservatorio economico agroalimentare di Veneto Agricoltura. L’analisi si basa su rilevamenti statistici delle Borse merci delle Camere di Commercio di Verona, Treviso e Padova. Il prezzo dei grappoli si attesta a 0,74 euro al chilo, +27,6% sul 2020. L’andamento al rialzo caratterizza tutte e tre le province: il picco riguarda Padova (+44,7%). Seguono Verona (+25,4%) ed infine Treviso (+19,9%). A Verona la quotazione media è di 0,72 euro al chilo, valore molto prossimo al regionale. Il fatto che il prezzo dell’uva si alzi dipende anche dall’incremento delle superfici condotte con metodo biologico, le cui produzioni spuntano valori più elevati di circa il 20% rispetto ai grappoli da agricoltura convenzionale. In provincia i filari bio si estendono su quasi 2mila ettari, sui 5.500 totali veneti, riconoscendo al Veronese il primato regionale. Considerando le principali tipologie coltivate in terra scaligera, si evince che tutte le Doc, eccetto i Bardolino, stabili, salgono di prezzo. Le variazioni positive più contenute riguardano Soave e Durello, entrambi a 0,43 euro al chilo (+1,2%), mentre le più elevate sono riferibili ai Valpolicella che oscillano tra il +48,8% e +56,3% per la tipologia «zona classica». In sintesi con una quotazione di 0,81 euro al chilogrammo, il prezzo medio delle uve Doc e Docg veronesi presenta un rialzo del +23,9%. Tra le Doc rosse, si sono vendute a valori più elevati le uve per Amarone e Recioto, a 2,10 euro al chilo, che balzano a 2,20 per le produzioni in zona classica. Tra i bianchi, il Lugana arriva a 1,50 euro al chilo (39,5%). Il Custoza ha incassato 0,46 euro al chilo (+7,1%), il Valdadige Pino Grigio ha raggiunto gli 0,80 euro (22,3%), il Pinot Grigio Doc gli 0,62 euro al chilo (+37,3%). Situazione molto altalenante, invece, per le Igt, che mostrano variazioni negative del -6,3% per Cabernet e Merlot, mentre Bianco (+85,7%) e Rosso di Verona (+114,3%) volano rispetto all’anno scorso. Il valore medio è di 0,39 euro al chilo e la quotazione media delle tipologie di uve Igt sale del +25,5%. Più in generale, il Valpolicella ha raccolto 839 mila quintali di uva (8.572 ettari); + 8,49%. Poi tutti gli altri vitigni tra cui il Soave, a 669 mila quintali (+14,58%) su 5.277 ettari, il Garda, a 345 mila (-1,65) su 1.385 ettari, il Bardolino, a 262 mila (+2,68%) su 2.518 ettari e il Custoza, a 144mila quintali (-1,30%) su 1.258 ettari (dati direzione Agroalimentare della Regione). Il vigneto veneto potrà allargarsi nei prossimi 12 mesi. Ci sono infatti, secondo Avepa, oltre 2mila ettari di nuovi impianti autorizzati, che hanno subito rallentamenti nell’ultimo biennio a causa del Covid. Solo a Verona sono disponibili 671 ettari, poco più a Treviso. I viticoltori che hanno in tasca i titoli devono mettere a dimora entro il 31 dicembre.•.

Valeria Zanetti