MATERIE PRIME

I rincari sugli scaffali a inizio anno: la grande distribuzione rivede i prezzi all'insù

Il carrello della spesa subirà rincari
Il carrello della spesa subirà rincari
Il carrello della spesa subirà rincari
Il carrello della spesa subirà rincari

L’appello è lo stesso, da tutti gli anelli della filiera: «Serve senso di responsabilità». Lo chiedono le aziende, soprattutto le Pmi, che non sono più in grado di reggere all’urto dei rincari a doppia cifra dell’energia e delle materie prime e sono costrette a trasferirli a valle, ai loro clienti. Cioè alla Gdo, con la quale il braccio di ferro è già iniziato per la rinegoziazione dei listini 2022 i cui rialzi, inevitabilmente, avranno conseguenze sui prezzi allo scaffale dei prodotti di prima necessità.

 

Le ripercussioni «Tutto si ripercuoterà su di noi e sui consumatori», ammette allargando le braccia Lorenzo Rossetto, ad dell’omonimo gruppo che ha base a Verona e conta 25 punti vendita nel Paese. «Tutti gli anni ci sediamo al tavolo con i fornitori per ricalcolare i listini sulla base dell’inflazione e dell’aumento dei costi di produzione. Ma oggi», prosegue Rossetto, «ci troviamo davanti a una situazione eccezionale: non possiamo che prendere atto dei rincari di molte materie prime, anche noi stiamo facendo i conti con costi assurdi di luce e gas. La conseguenza è che ci troveremo ad avere a che fare con una inflazione diversa da quella a cui siamo abituati. E inevitabilmente una parte di questi aumenti si riverserà sul consumatore finale».

 

I primi segnali già ci sono, «per ora gli aumenti riguardano pochi prodotti», aggiunge l’ad di Rossetto, spiegando che il gruppo ha avviato un piano per far fronte a questi rincari, affinché non finiscano per pesare sui clienti: «Stiamo facendo scorte di magazzino per i prodotti a lunga conservazione, gli unici per i quali è possibile. Ci stiamo, in sostanza, riempiendo di quella merce che prevediamo sarà oggetto di maggiori aumenti o più complessa da reperire nelle prossime settimane, ad esempio a causa della mancanza di imballaggi». Una strategia che per ovvi motivi non può essere applicata ai freschi, dove i rincari saranno inevitabili come conseguenza della crescita dei costi di produzione, come sottolineato dalle categorie agricole veronesi del primario.

 

I prezzi agricoli Dai bovini ai polli, dalle vacche da latte ai conigli gli allevatori sono in sofferenza per gli aumenti alle stelle di mangimi, gasolio e energia elettrica, che servono per far funzionare i trattori e i macchinari. La frutticoltura sconterà, invece, gli aumenti per agrofarmaci ed energia elettrica necessaria a far funzionare le celle frigorifere. Altre segnalazioni riguardano il prezzo del latte, che recentemente rinegoziato, non basta comunque a coprire il balzo dei costi produttivi. E poi va calcolato il rialzo dei prezzi dei materiali per il confezionamento in cassette di polistirolo, plastica o legno fino alle copertine per l'imballaggio.

 

Rincari sicuri «I rincari ci saranno per forza», prosegue Rossetto, «ma ci stiamo impegnando per posticiparli più in là nel tempo e, per quanto ci è possibile, in parte ce li caricheremo sulle spalle noi». Perché, va ricordato, la Grande distribuzione organizzata è uno dei pochi settori che dall’emergenza Covid non è uscito con le ossa rotta: tra aperture continuative che non hanno risentito di restrizioni e lockdown e corsa agli acquisti nei periodi di massimo allarme, secondo uno studio di Mediobanca, la Gdo lo scorso anno ha registrato un aumento del giro d’affari del 5%. Una media nazionale, questa, trainata da incrementi a doppia cifra registrati ad esempio da Lidl ed Eurospin. Gruppi che hanno base a Verona, dove nelle «top 20» aziende del territorio per fatturato, nel 2019 c’erano ben sei gruppi della Gdo: Lidl, Maxi Di, Spesa Intelligente (Eurospin), Supermercati Tosano, Rossetto Trade e Migross per un giro d’affari complessivo che superava gli 11 miliardi. Insomma, la situazione finanziaria è solida e questo ha permesso a catene come ad esempio Esselunga, presente a Verona con tre supermercati, «di individuare i prodotti maggiormente presenti nel carrello dei propri clienti, coprendo con oltre mille referenze e decidendo di non aumentarne i prezzi secondo una scelta strategica continuativa», spiega l’azienda. In questo caso avere una private label, che permette al distributore di incassare margini più alti, è un vantaggio.

 

«Di sicuro la Gdo non può assorbire tutti i rincari» ammette Luigi Mion, della famiglia proprietaria di Migross e socia di Eurospin, sottolineando che a quelli richiesti dai fornitori vanno aggiunti gli aumenti delle bollette a cui devono far fronte i singoli punti vendita. «La mia sensazione», aggiunge, «è che si stia facendo anche della speculazione e che quindi questa situazione sia momentanea. Certo è che va risolta ed è compito del Governo farlo».

 

Le associazioni dei consumatori Mentre i consumatori devono tenere le antenne dritte, come suggerisce Davide Cecchinato di Adiconsum: «Nei primi mesi del prossimo anno ci aspettiamo un aumento dei prezzi del paniere. Temo però che i cittadini non ne abbiano piena consapevolezza: è importante che inizino a pensarci».

Francesca Lorandi