«Decreto flussi? Bene ma con incognita Covid»

Immigrati  al lavoro in una piantagione dl tabacco della Bassa Veronese
Immigrati al lavoro in una piantagione dl tabacco della Bassa Veronese
Immigrati  al lavoro in una piantagione dl tabacco della Bassa Veronese
Immigrati al lavoro in una piantagione dl tabacco della Bassa Veronese

Il mondo dell’agricoltura veronese, almeno per quanto riguarda la disponibilità di manodopera per lavorazioni e raccolta, può tirare un sospiro di sollievo. Anche se sullo sfondo rimane la grande incognita dell’emergenza sanitaria e quindi della regolamentazione sugli ingressi degli stagionali. Il Decreto flussi firmato dal presidente del Consiglio Mario Draghi ha stabilito che nel 2022 potranno entrare in Italia 69.700 cittadini non comunitari per lavoro subordinato e lavoro autonomo, più del doppio di quelli previsti lo scorso anno. Saranno 14mila quelli destinato al settore agricolo. Sono ammessi ingressi da Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Repubblica di Corea, Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, Guatemala, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina. Un cambio di rotta che viene accolto con favore dalle associazioni dei produttori, dopo le gravi difficoltà affrontate nelle ultime due stagioni. «Questo decreto risponde alle esigenze delle aziende agricole e consentirà di salvare i raccolti e cogliere la ripresa», afferma Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona. «Solo in Veneto», ricorda, «nel 2020 sono stati assunti oltre 25mila stagionali stranieri nei campi, di cui oltre il 60% nel Veronese». Secondo Vantini è necessario vedere se la pandemia avrà effetti sugli attraversamenti delle frontiere, ma è evidente che la presenza di lavoratori stranieri in un settore in cui un prodotto su quattro viene raccolto da non italiani, con 368mila lavoratori provenienti da 155 Paesi diversi, è fondamentale. «Occorre anche», aggiunge, «dare la possibilità a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani di essere impiegati nei campi, attraverso una semplificazione del lavoro agricolo». «Quello firmato da Draghi è un provvedimento che aspettavamo da tempo», sottolinea Alberto De Togni, a capo di Confagricoltura Verona. De Togni rimarca che «sono state assegnate parecchie quote alle associazioni di categoria», ma dice anche che «con i contagi in aumento c’è da augurarsi che i lavoratori arrivino davvero». Lo scorso anno Confagricoltura Verona ha atteso invano cento lavoratori dall’India, che non sono mai arrivati, prima per il blocco delle frontiere e poi per i nulla osta scaduti. «Il nuovo Decreto permette finalmente di abbozzare una programmazione delle attività agricole del 2022», sottolinea Andrea Lavagnoli, presidente provinciale di Cia Agricoltori italiani. «Il raddoppio delle quote consentirà di soddisfare la richiesta; per una provincia ad alta specializzazione produttiva dell’agricoltura come Verona», conclude, «contare sulla certezza di reperimento della manodopera è fondamentale».•.

Luca Fiorin