Covid, la perdita media dei redditi è di 550 euro

Che l’emergenza sanitaria avesse colpito duramente l’economia e il mondo del lavoro era intuibile. Ora i dati raccolti dal Sistema Caaf della Cgil del Veneto ne danno conferma attraverso una fotografia delle dichiarazioni dei redditi dei lavoratori relativa al 2020. Numeri interessanti, perché il paragone tra lo scorso anno e il 2019 è effettuato su un’identica platea di utenti, 35.526, entrando nel dettaglio delle singole province. Emerge allora che i 4.243 lavoratori presi in considerazione a Verona, hanno registrato una perdita media di reddito di 549 euro, passando cioè dai 23.742 euro del 2019 ai 23.193,50 euro dello scorso anno. Non è andata così per tutti: l’indagine entra nello specifico, rilevando che il 31% ha visto migliorare la propria condizione, con un incremento medio annuale dello stipendio di 3.115 euro mentre per il 25% nulla è cambiato con l’emergenza Covid. Ma ben il 44% dei lavoratori ha visto invece ridursi significativamente il proprio reddito, mediamente di 3.505 euro: un dato più elevato rispetto a quello registrato in Veneto dove la perdita media è stata di 3.326 euro, quasi due mesi di stipendio, ma dove il reddito medio è comunque più basso rispetto a quello veronese, pari a 20.608 euro lordi del 2019 e 20.096 del 2020. Solamente i lavoratori vicentini e padovani lo scorso anno hanno visto buste paga più elevate, i primi con un reddito medio annuale di 23.595 euro, i secondi di 23.661 euro. Si conferma ancora una volta la disparità di stipendio tra uomini e donne, con i primi che a Verona hanno un reddito medio lordo di 26.960 euro, calato di 587 euro nel 2020, le seconde che si fermano a 19.426 euro con una flessione di 512 causata dalla crisi. «Le donne», conferma Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto, «arretrano ulteriormente nei loro redditi, scendendo mediamente in Veneto sotto i 17mila euro lordi, confermando come la pandemia abbia esasperato le diseguaglianze di genere che già caratterizzavano il nostro mercato del lavoro sul piano di condizioni salariali, diritti e tutele». Colpisce anche la quantità di lavoratori che hanno usufruito di ammortizzatori sociali, a Verona il 36% di quelli presi in esame. «Se guardiamo alle sole ore di cassa integrazione», prosegue Ferrari, «a livello regionale nel 2020 sono aumentate di 20 volte rispetto all'anno precedente. Da questi dati manca buona parte del lavoro giovanile, che spesso è venuto meno senza neanche la copertura degli ammortizzatori, il che dimostra l'urgenza di una riforma che copra in maniera universale tutti i lavoratori, a prescindere dalle tipologie contrattuali. Anche per questo, insistiamo nel chiedere una proroga del divieto di licenziamento fino alla fine di ottobre che consentirebbe di aspettare un consolidamento della ripresa e di non lasciare scoperto chi perde l'occupazione». L’ultimo focus dell’indagine realizzata dal Sistema Caaf della Cgil del Veneto riguarda proprio i giovani: quelli veronesi nel 2020 hanno subito una perdita più contenuta rispetto a quelli delle altre province venete, passando da un reddito medio di 18.920 euro nel 2019 a 18.801, in calo di 120 euro.•.

Francesca Lorandi

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