Consorzi di Bonifica veneti si alleano a Friuladria

Carlo Piana Il dg di Friuladria
Carlo Piana Il dg di Friuladria
Carlo Piana Il dg di Friuladria
Carlo Piana Il dg di Friuladria

«Lo Stato non può continuare a sussidiare e a fare l’imprenditore di ultima istanza, anche finanziando con i soldi dei contribuenti aziende senza futuro. È illusorio voler difendere l’occupazione in questo modo, che poi significa ingannare e non portare rispetto alla dignità dei lavoratori». Lo ha detto Ferruccio De Bortoli nel corso del suo intervento a Wake up Italia, il programma on line del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Verona, che porta in cattedra per gli studenti i leader del panorama socio-economico. Intervistato dal direttore de L’Arena, Maurizio Cattaneo, e dal coordinatore del ciclo e professore Sergio Noto, De Bortoli ha toccato i temi a lui più congeniali, raccolti anche nel recente libro «Le cose che non ci diciamo», edito da Garzanti. Tra questi la crescita del debito pubblico: non ci diciamo fino in fondo che spendiamo più di quanto dovremmo. «I vincoli di bilancio non sono sospesi in eterno», ha affermato De Bortoli, «e soprattutto fare debiti oggi significa comunque doverli ripagare domani, con la tassazione e minore spesa pubblica. Facciamo parte dell’Unione Europea: con l’emissione di titoli di debito comune europeo le nostre responsabilità aumentano». Ma sono tante le «cose che non ci diciamo», tra cui la scarsa rappresentanza dei giovani in un Paese corporativo come il nostro e l’altrettanto scarsa ricettività del mercato del lavoro; la necessaria transizione ecologica e digitale, che però comporterà certamente dei costi, anche in termini di posti di lavoro e necessità di riqualificazione dei lavoratori. O ancora, il dramma delle democrazie occidentali, dove si afferma un populismo che parla alla pancia degli elettori. Ma c’è stato anche spazio per i motivi di ottimismo, come quando De Bortoli ha sottolineato le «energie che si sono improvvisamente sprigionate» in questi giorni di recessione della pandemia. O quando ha ricordato che l’Italia è «la prima agricoltura e la seconda manifattura d’Europa. In particolare, il manifatturiero del Nord est è superiore a quello della Corea del Sud e simile a quello della Cina e della regione tedesca del Baden-Württemberg». De Bortoli si è infine soffermato sul Veneto e su Verona. «Il Veneto è scarsamente rappresentato politicamente perché lavora molto, anche all’estero, tende a non fare sistema e riflette l’estraneità di una larga parte della classe dirigente verso la cosa pubblica, come dimostrano anche le difficoltà di questi giorni a trovare candidati civici per fare il Sindaco a Milano e Roma», ha detto. «Ma qui c’è una luce che illumina le parti migliori della società, anticorpi più resistenti verso il rischio infiltrazione della criminalità e soprattutto una imprenditoria di grande capacità, che ha permesso al Veneto e a Verona di superare indenne la crisi di ben tre banche di rilievo nazionale». Sergio Noto ha ricordato gli ultimi due appuntamenti in programma, giovedì 10 con Fabio Vaccarono, ad di Google Italia, e martedì 15 con il Ministro dell’innovazione e la transizione digitale Vittorio Colao; dalle 9 alle 10, possono essere seguiti sul canale Youtube dell’Università.•.

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