Figisc-Confcommercio

Carburanti, il salasso continua: La protesta: «Ora spegniamo i distributori»

Carburanti. Le pompe in una stazione di servizio
Carburanti. Le pompe in una stazione di servizio
Carburanti. Le pompe in una stazione di servizio
Carburanti. Le pompe in una stazione di servizio

«Il gasolio ha oramai superato il prezzo della benzina e si vende alla pompa a 2,30 euro contro i 2.20 della verde mentre il metano oscilla tra 17 e 2,50 con punte vicine ai 3 euro. I consumi sono già registrati in calo del 10-15% in tutti i nostri distributori. Questo significa minori incassi, a costi fissi. Per questo lunedì gli impianti sciopereranno. Spegneremo l’illuminazione in modalità self-service durante le ore notturne». Stefano De Beni, presidente della Figisc, la federazione italiana dei gestori impianti stradali, aderente alla Confcommercio scaligera parla in rappresentanza dei titolari dei circa 300 distributori veronesi, una novantina in città, il resto in provincia.

Accisa come nel 2008. Attraverso i vertici nazionali, gli imprenditori hanno chiesto al governo interventi urgenti e l’immediato ripristino dell’accisa mobile, che era già prevista dalla Legge di bilancio 2008, ai tempi della crisi finanziaria mondiale. «La situazione è straordinaria», sottolinea De Beni, «e riguarda rincari generalizzati, non solamente i prezzi dei carburanti».

Secondo Figisc - Confcommercio, la forte speculazione – a quantità di petrolio e gas pressoché invariate, spesso governate da contratti a lungo termine con prezzi fissati in altro periodo – e l’isteria che caratterizza questa fase del mercato hanno fatti schizzare i prezzi a livelli stellari sui livelli del 2012. La situazione è insostenibile per i consumatori, usciti da due anni di pandemia, e per le imprese di distribuzione del carburante che indipendentemente dall’andamento del prezzo, continuano a percepire 3,5 centesimi di euro lordi a litro venduto, quantità in progressivo calo. Il rischio fallimento per le pompe è dietro l’angolo. Da qui la richiesta di sterilizzare gli aumenti dell’Iva.

Autotrasportatori. Il caro carburante colpisce anche il sistema dell’autotrasporto. «Tuttavia Unatras, l’unione delle principali associazioni dell’autotrasporto italiane, non aderisce allo sciopero indetto la settimana prossima da alcune sigle indipendenti», dichiara Alessio Sorio, segretario provinciale Fai Conftrasporto - Confcommercio e componente del consiglio nazionale del sindacato.

«Abbiamo iniziato un dialogo con il governo e martedì è previsto un altro incontro. Bisogna fare presto perché già alcune imprese, anche in provincia, sono state costrette ad aprire la cassa integrazione guadagni per i dipendenti. Gli ordini ci sono, ma se la committenza non riconosce i maggiori costi, siamo costretti a rinunciare al viaggio per non lavorare in perdita», afferma. Blocco forniture Allo stesso modo Anita, l’associazione confindustriale che riunisce le imprese di trasporto e logistica, denuncia l’impossibilità per molte aziende di stare sul mercato con costi di carburante tanto elevati.

«L’associazione ha accolto favorevolmente le ultime manovre del governo che con il decreto energia ha stanziato 80 milioni per le imprese dell’autotrasporto», riconosce il presidente, Thomas Baumgartner, «tuttavia, con gli ultimi rincari quanto fatto non basta. Le aziende stanno fermando i mezzi anche a causa del blocco delle forniture extrarete da parte di alcune compagnie petrolifere che per motivi speculativi lucrano su vendite future a prezzi aumentati».

Non soltanto merci In ginocchio anche sono le imprese del trasporto delle persone. Circa 7mila attività in Veneto. L’impatto dei rincari, avverte Cna Veneto, si scaricherà sui margini di profitto e sul valore aggiunto di ciascuna impresa. In particolare, sul comparto taxi che opera con tariffe amministrate, sulle imprese di bus in sub affidamento nei servizi di trasporto pubblico locale e sulle imprese di noleggio con conducente auto e bus che non hanno più beneficiato della moratoria dei leasing in un mercato che non ha mai dato cenni di ripresa dopo la pandemia.

Valeria Zanetti