A Verona 30 produttori artigianali

Boom degli agribirrifici in Veneto, fatturato da 100 milioni

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Birra e agricoltura. Un matrimonio sempre più felice, almeno in Veneto, dove molte materie prime utili a produrre la bevanda più richiesta dell’estate, arrivano dalla campagna. Gli agribirrifici rappresentano in regione quasi il 39% delle piccole realtà produttrici. Ad approfondire questa sinergia Veneto Agricoltura dedica il primo report realizzato sul comparto in un pdf di 76 pagine, svelando numeri e valore della produzione artigianale nelle 7 province, ricavati da un’indagine effettuata nel 2020.

 

La fotografia del comparto

Le imprese venete, nate per lo più negli ultimi 10 anni, sono 121, distinte in birrifici (37%), «beer firm» (12%), che producono a proprio marchio usando impianti di terzi, «brew pub» (12%), locali che oltre a produrre, vendono direttamente. Un dato sorprendente riguarda gli agribirrifici, guidati da birrai che sono anche imprenditori agricoli e coltivano una parte delle materie prime utilizzate. Questo gruppo realizza oltre il 60% della produzione brassicola artigianale veneta, con il 40% di orzo raccolto in proprio e un ulteriore 17% coltivato in regione, rispettivamente con il 18 e 17% di malto e con il 5 e 13% di luppolo. Ciò spiega come la coltivazione dell’orzo nel 2020 sia balzata a 18.600 ettari (+10,3% sul 2019) grazie agli investimenti di Padova, Treviso e Verona. Sulla base dei dati dell’agenzia regionale, si stima che la partita dei micro birrifici valga circa 100mila ettolitri di birra, per un fatturato di 100 milioni e buone prospettive di ulteriore sviluppo e incremento.

Nel Veronese si contano 30 birrifici artigianali, il 22% del totale. Solo Treviso fa meglio con una quarantina di attività. Queste imprese hanno scelto la veste giuridica di società di capitali (40%), condotte per lo più da due o tre soci; ditte individuali (31%) o società di persone (29%). I titolari o i soci sono maschi (84,8%); mediamente 45enni; il 50% è diplomato e oltre il 30% laureato. Si stima che il comparto impieghi quasi 500 addetti, il 62% a tempo pieno, il 27% a tempo parziale e l’11% stagionale.

 

La gamma di prodotti

La maggior parte delle realtà artigianali produce tre o più tipologie diverse di birra, prevalentemente chiare a bassa (41%) e alta (33%) fermentazione. Le rosse sono il 17,5%; residuali le scure o le speciali.

 

Il mercato

Ad oggi, i micro birrifici artigianali veneti si rivolgono per lo più al mercato regionale (55%) e nazionale (40%). L’export è inferiore al 5%. Quasi tutti i produttori commercializzano in un loro punto vendita diretto o attraverso horeca. Ma il principale canale di sbocco rimane quello dei grossisti o distributori. Allungare i passaggi da produttore a consumatore erode la marginalità. Per ovviare a questo, un numero crescente di produttori si sta dotando di una «tap room» aziendale, dove i consumatori possono sorseggiare e degustare il prodotto prima di acquistarlo.

 

I limiti

Dal report emergono criticità, certificate dalla diminuzione di nuove aperture e dall’aumento delle chiusure. La competizione è sempre più accesa; i vincoli burocratici e la forte concorrenza preoccupano. Gli operatori chiedono una semplificazione di normative e burocrazia, maggior sostegno pubblico e incentivi fiscali. Ciò nonostante i birrai stanno continuando ad investire nell’ampliamento degli impianti di produzione, in strumenti di comunicazione e visibilità (siti web) e innovando gamma di prodotto e modalità di vendita (e-commerce).

Valeria Zanetti

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