Mercato occupazionale

A Verona 5mila posti di lavoro in più ad aprile: trainano turismo e ristorazione

Crescono i contratti nel settore turistico e della ristorazione
Crescono i contratti nel settore turistico e della ristorazione
Crescono i contratti nel settore turistico e della ristorazione
Crescono i contratti nel settore turistico e della ristorazione

Crescono i numeri dell'occupazione in Veneto, con Verona che gioca un ruolo da protagonista. E a trainare sono soprattutto il turismo e la ristorazione. E' quanto emerge dai dati della Bussola pubblicati da Veneto Lavoro e relativi al mese di aprile. Il report indica un saldo tra assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, a tempo determinato e di apprendistato è pari a più 13.700 posizioni lavorative, portando a 37.000 posti di lavoro guadagnati nei primi quattro mesi del 2022.

Nei primi quattro mesi dell’anno sono cresciuti i contratti a tempo determinato (+24.000) e indeterminato (+13.300), mentre sono in flessione i contratti di apprendistato (-400) pur nella tendenza di crescita delle assunzioni in apprendistato e delle trasformazioni a tempo indeterminato. Per quanto riguarda le varie province, i migliori risultati occupazionali riguardano Venezia e Verona, che ad aprile hanno registrato +8.300 e +5.000 posizioni lavorative, grazie all’attivazione di contratti legati al terziario nelle zone a maggiore vocazione turistica. Saldi positivi anche a Padova, Treviso e Vicenza, con un aumento delle assunzioni di oltre il 30% rispetto al 2021.

Continua da inizio anno il segno negativo di Belluno, caratterizzata nei primi mesi dell’anno dalla conclusione dei rapporti stagionali legati al turismo invernale. Per quanto riguarda i settori, continua l’effetto rimbalzo di quelli che negli anni della pandemia hanno subito maggiori difficoltà, come ad esempio calzaturiero, occhialeria, concia, trasporti, turismo, editoria e cultura. In aumento anche le cessazioni, che ammontano a 42.500 ad aprile (+54%) e a 171.600 nel quadrimestre (+43%). Quasi la metà delle cessazioni avviene per fine termine di contratti a tempo determinato e un altro 40% circa per dimissioni, la cui crescita nel recente periodo è un fenomeno ormai acclarato. Raddoppiano i licenziamenti, ma il confronto con il 2021 è condizionato dal blocco allora vigente e si tratti in ogni caso di una quota marginale, attorno al 7%, rispetto al totale delle cessazioni.