INTERVISTA CRITICO D’ARTE

Vittorio Sgarbi: «Donne e statue? Non si recupera il tempo perduto. Berlusconi presidente? Lo voteranno pure le donne»

Vittorio Sgarbi presidente del Mart e del Museo Alto Garda e critico d’arte
Vittorio Sgarbi presidente del Mart e del Museo Alto Garda e critico d’arte
Vittorio Sgarbi presidente del Mart e del Museo Alto Garda e critico d’arte
Vittorio Sgarbi presidente del Mart e del Museo Alto Garda e critico d’arte

Sulle figure femminili ritratte nei monumenti è caduta da secoli una damnatio memoriae che colpisce anche Verona. Il dibattito, partito da Padova dove in Prato della Valle le 78 statue sono tutte maschili ed è stato proposto di inserire una nuova statua dedicata a Elena Cornaro Piscopia, la prima donna laureata della storia, si allarga anche a Verona dove le eccellenze femminili nel mondo della letteratura e della scienza, della filosofia e della politica.

Abbiamo chiesto a Vittorio Sgarbi, presidente del Mart e neopresidente del Mag, Museo Alto Garda, di commentare la maglia nera che ha conquistato il Veneto per presenza di monumenti che celebrano le donne. Con uno sguardo su Verona, la sua bellezza e le figure femminili che potrebbero essere immortalate a futura memoria tra le mura scaligere.

Vittorio Sgarbi, lei cosa ne pensa di questo dibattito che vede le donne dimenticate nei monumenti, a Padova come a Verona? È un tema di moda, ma non mi pare abbia alcuna reale attualità. Le donne si sono sempre trovate in una condizione di forte limitazione rispetto agli uomini, e questo è un dato di fatto. Di certo non possiamo ribaltare la storia. Quelle che si sono fatte conoscere, però, hanno ricevuto gloria, a conferma che quando si affermano, lo fanno senza mezzi termini. Penso a Saffo o Emily Dickinson, per restare nell’ambito della letteratura. Oggi partiamo dal presupposto che il riconoscimento storico e istituzionale è rarefatto. Proviamo, allora, a vedere cosa avverrà nei prossimi anni. Penso che questa necessità, e la relativa polemica che ha preso le mosse da Padova, siano dettate dalla moda più che dalla vera cultura. Una moda per cui le donne, una volta ottenuti i diritti, debbano avere dei riconoscimenti. Fatti a posteriori, però, essi perdono di senso perché non si recupera il tempo perduto. Semmai ci si può guardare intorno e pensare a quali donne, da qui in avanti, possano essere immortalate in un monumento.

A quali figure femminili penserebbe, lei, per una città come Verona? Verona è la città dell’Arena e della musica, perché non pensare alle cantanti? Mi viene in mente subito Maria Callas, che con la città ha avuto una stretta relazione. Voglio ribadire comunque che non mi sono mai preoccupato di dividere il mondo tra quote rosa e quote azzurre. Se in molti campi c’è stata una prevalenza di uomini, questo è dovuto a fattori culturali che affondano le loro radici indietro nel tempo. In letteratura abbiamo avuto degli esempi di donne emancipate, come Gaspara Stampa, nella pittura ci è voluto più tempo, la presenza femminile iniziò ad affermarsi solo a metà del Cinquecento. Per secoli le donne si sono dovute piegare alla volontà delle loro famiglie in una società che è stata nettamente patriarcale. Loro dovevano stare in casa e fare figli, e questo destino si è poi rispecchiato nelle memorie storiche. Pensiamo solo a tutte le statue dedicate al patriota Garibaldi. A sua moglie, Anita, peraltro sempre citata col cognome del marito, non è stato certo riservato lo stesso trattamento. Eppure la loro intesa fu fortissima.

Che rapporto ha lei con Verona? È una città meravigliosa a cui sono molto legato, dominata dal fiume che attraversandola la rende ancora più affascinante di Firenze. A Verona ho iniziato la mia carriera nel settore della Soprintendenza, la sede centrale era a Venezia ma io ero spesso al laboratorio di restauro, con sede nella Dogana. Sono stato a Verona anche di recente, in occasione del Festival della Bellezza, lo scorso anno. E ricordo che la manifestazione è stata investita proprio dalla polemica dovuta alla poca presenza di donne. Se dovessi scegliere, inviterei a un festival del genere donne di grande spessore, come Michela Marzano, o la mia amica di sempre Barbara Alberti.

A proposito di bellezza, torniamo alle donne. Quanto conta l’aspetto esteriore per il loro riconoscimento? Di sicuro la bellezza ha un suo peso. Non a caso le donne che hanno iniziato ad affermarsi agli albori del mondo del cinema sono e restano delle vere e proprie icone. Sarebbe ipocrita sostenere che la bellezza non conta, e di certo è una qualità che non disturba. Oggi non possiamo più immaginare che la valutazione sia legata a un fatto puramente estetico. Non a caso Miss Italia è stata allontanata dalla televisione e oggi fatica a trovare ospitalità anche altrove. È un concorso che appartiene a un’epoca che non c’è più e oggi, giustamente, farebbe scalpore. Cambia il costume, cambiano i comportamenti. Ma è evidente che in certi mondi, come il cinema e la moda, l’estetica continuerà ad avere il suo peso. E se ci pensa, anche le donne più emancipate non rinunciano a truccarsi.

Il mondo cambia, lei dice. E intanto ci avviciniamo all’elezione del prossimo presidente della Repubblica. I giornali stanno parlando del suo impegno a fianco di Berlusconi, figura certamente divisiva nel dibattito rispetto al valore del femminile. Per il mondo femminile il peggiore candidato è Berlusconi, a quanto pare. Ma negli anni ’80 sarebbe stato considerato un benefattore e un mecenate, un amico delle ragazze bisognose e abbandonate. Se oggi si parla dell’ipotesi che una donna possa diventare presidente della Repubblica, Berlusconi ne è un esempio rovesciato. Anzi, è ritenuto un autentico maschilista, ma sa che le dico? Sono convinto che le donne lo voteranno.•.

Silvia Allegri