L'intervista al filosofo

Zecchi e il dibattito dopo le Politiche: «Destra e sinistra, il nodo è l’egemonia sulla cultura»

Il docente di Filosofia estetica e teoretica: «Prima c’è stata Forza Italia, poi la Lega e non è cambiato niente. Ora Meloni deve avere il coraggio di ripensare i temi cruciali»
Il professor Zecchi e la sua analisi della politica
Il professor Zecchi e la sua analisi della politica
Il professor Zecchi e la sua analisi della politica
Il professor Zecchi e la sua analisi della politica

Ottant’anni nelle retrovie, stretta ai margini dalla storia e dall’esperienza repubblicana che nasceva sulle ceneri di un fascismo da dimenticare e sulle macerie di un Paese dallo stesso fascismo condotto sul baratro di una guerra mondiale. La destra al potere apre oggi un capitolo inedito - troppo breve la parentesi dei 123 giorni del Governo Tambroni del 1960 - e il partito di Giorgia Meloni si appresta a guidare il Governo tra lo sgomento di chi lo vede come un ritorno al fascismo e la curiosità dei meno perplessi che si attendono il cambiamento dell’ennesimo salvatore (come l’hanno atteso da Forza Italia, Lega, Renzi e Movimento 5 Stelle).

Ma su quali architravi costruirà la sua cultura politica? Tenuta all’angolo da sinistra e Democrazia Cristiana, fino al disfacimento della politica partitica con Mani Pulite, la destra ha oggi un suo pantheon culturale da recuperare e cui fare riferimento? «Occorre prima una distinzione perché oggi parliamo di cultura di sinistra, che in realtà è un’egemonia culturale», spiega il professore Stefano Zecchi, filosofo e già docente universitario di filosofia Estetica e Teoretica a Milano, a Padova e all’estero. Tra i maggior studiosi di Husserl, interessato ai concetti di speranza e utopia, a Goethe e al Romanticismo, ha alle spalle anche un’esperienza pratica amministrativa: è stato consigliere comunale a Venezia, dopo essersi candidato a sindaco per il Partito dei veneti, indipendentista, e assessore alla cultura di Milano. Si è occupato di programmazione scientifica e culturale.

Professor Zecchi, la destra al governo e la cultura...

Giorgia Meloni oggi deve agire in ambito culturale con scelte coraggiose: riformare la scuola e avere uno spoils system per la gestione della cultura nazionale. I temi economici sono stati ossessivi, occorre guardare all’educazione dei giovani e non più come occasione per aumentare il Pil nazionale, altrimenti si creano degli automi, non responsabili e senza sentimenti di cultura forti.

E su cosa si poggerà questa spinta. Esiste oggi una cultura di destra?

Dobbiamo partire dalla presunta cultura della sinistra che è un tema di egemonia culturale, non di cultura. La sinistra ha costruito un potere culturale intessendo relazioni e arrivando ai centri fondamentali: università, case editrici, scuole di formazione. Si è mossa sugli ambiti statali con una spartizione accolta dalla Democrazia Cristiana che si è presa invece gli ambiti della formazione privata. Quindi la cultura liberal-conservatrice è stata marginalizzata perché le sono stati tolti i centri fondamentali per farsi conoscere.

Perciò è la sinistra che si è impossessata della cultura?

Sì. La cultura europea stessa non è socialcomunista. Pensiamo a scrittori come Mann o Proust, a filosofi come Heidegger, Husserl, Popper o Russel, a figure come Canetti e Celine. La grande cultura del Novecento non è di sinistra. La bravura del socialcomunismo è stata quella di prenderne l’egemonia, sulla scia del pensiero gramsciano. Croce, Prezzolini, Montale, Buzzati, Papini... A farne un elenco si rischia di dimenticarne molti, sono scrittori o filosofi che non hanno a che fare con la sinistra.

E oggi la destra deve costruirsi un pantheon di riferimento?

Oggi deve puntare a due priorità fondamentali che saranno l’architrave della cultura dei prossimi vent’anni: la scuola e la famiglia. La prima va riformata perché dia una formazione competitiva a livello europeo, ma anche capacità di radicarsi nella sua storia. Oggi non è né l’una né l’altra perché siamo sradicati dalle nostre tradizioni. La famiglia è lo strumento dell’educazione che va fatta attraverso principi di radicamento alla storia, di responsabilità trasmessa attraverso l’educazione sentimentale.

Come si procede allora?

Con una riforma della scuola per la quale si deve avere coraggio. Si deve agire sul ministero in modo chiaro. E poi con la costruzione di uno spoils system per la gestione della cultura nazionale che premi per meritocrazia. Sono stati creati dei soviet inespugnabili nei ministeri e nelle università.

Come vede il nuovo corso?

Col fiato sospeso. Perché il centrodestra è all’ultima occasione. Prima c’è stata Forza Italia, poi la Lega e non è cambiato niente. Ora Meloni deve avere il coraggio di cambiare i nodi cruciali, altrimenti è partita persa. Occorre creare formazione e cultura e non pensare di viaggiare solo con le direttive europee, che danno indicazioni economiche, ma il patrimonio culturale è cosa nostra. La destra di Meloni avrà l’opposizione fuori dal Parlamento, dai media, dagli intellettuali, dai magistrati, dalle università, ma potrà agire nei ministeri.

Il tema del fascismo e del nesso con la nuova destra è stato tema di campagna elettorale...

Quella del passato era una dittatura, la nostra è una repubblica parlamentare. L’evocazione continua del fascismo è mancanza di idee politiche di chi va contro e non propone. Perché il Pd, che è una fusione a freddo tra comunisti e Dc, non fa un vero partito socialdemocratico? Si vergogna? Eppure il confronto in Parlamento tra la visione liberalconservatrice del centrodestra e quella socialdemocratica darebbero una spinta moderna al Paese.

Quindi gli italiani che hanno votato a destra non hanno tenuto conto di questo nesso?

Se ne sono fregati. Ci si ricorda del passato e anche che Fratelli d’Italia non ha a che fare con questo. È un partito territoriale vero, a differenza di Forza Italia e Lega, con figure promosse dagli enti locali. Sono militanti. Questa è stata una strategia vincente e la gente ha premiato il partito radicato sul territorio, la realtà partitica che ha coerenza tra politica parlamentare e politica amministrativa. La scommessa di Fratelli d’Italia sarà l’apertura ai giovani che avvertono la carenza di visione nel futuro della politica. Serve coraggio.

Maria Vittoria Adami