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Quando gli archivisti salvarono sigilli e pergamene dalle bombe

L’Arena tra le macerie Gli operai al lavoro per chiudere nell’arcovolo il materiale antico dell’Archivio di Stato
L’Arena tra le macerie Gli operai al lavoro per chiudere nell’arcovolo il materiale antico dell’Archivio di Stato
L’Arena tra le macerie Gli operai al lavoro per chiudere nell’arcovolo il materiale antico dell’Archivio di Stato
L’Arena tra le macerie Gli operai al lavoro per chiudere nell’arcovolo il materiale antico dell’Archivio di Stato

Via dalle bombe. Rotoli di pergamene dell’anno Mille, diplomi di Re Berengario con sigillo, atti del Comune dal 1404 al 1797, carte del periodo della Signoria, tutto via dalla guerra. Fu una lotta contro il tempo e contro l’imprevedibile, quella portata avanti da Prefettura e Soprintendenza nella primavera del 1943 quando furono stipati in casse di legno i preziosi materiali dell’Archivio di Stato per essere portati lontano dalla città allora nel mirino dei bombardamenti aerei Alleati. Il viaggio passò dalla villa dei marchesi di Canossa a Grezzano, dalla dimora Sagramoso Perez Pompei di Illasi, fino alla soluzione estrema: il Comune di Verona mise a disposizione un arcovolo dell’Arena in cui impilare il materiale e murarlo con pietre e sassi per uno spessore di un metro. In mostra Raccontano questa storia, le carte del fondo del Gabinetto di Prefettura oggi custodite all’Archivio di Stato nella moderna sede degli Ex Magazzini generali, in via Santa Teresa, 12, dove è allestita una mostra con documenti e foto inedite. L’iniziativa risponde all’appello del Ministero della cultura per dire No alla guerra e l’Archivio propone tre mostre aperte al pubblico dal lunedì al sabato (si può telefonare allo 045 594580): le mostre «Archivi e archivisti durante la guerra» e «La grande storia e le piccole storie» che ricostruisce le vite dei fratelli Rina Arianna e Ruggero Jenna, Gilda Forti e Tullio Basevi, tutti ebrei veronesi deportati. Infine, dall’archivio del MusALab di Dario Fo e Franca Rame sono state estratte pubblicazioni sul golpe in Cile, con la preziosa edizione di «Guerra di popolo in Cile» di Dario Fo edita da Bertani. Avventuroso Nelle teche spuntano le foto mai viste prima dell’avventurosa operazione di salvataggio delle pergamene antiche durante la Seconda guerra mondiale, che attestano l’attenzione delle istituzioni cittadine, in particolare del Gabinetto di Prefettura, per il patrimonio documentario, messo in salvo con manovre delicatissime. La Prefettura si appoggiò al parere del soprintendente Pietro Gazzola «che seppe muovere le giuste pedine per raggirare i non pochi e perigliosi ostacoli», spiega oggi la direttrice dell’Archivio, Chiara Bianchini. «Dovette vincere soprattutto le resistenze delle forze di occupazione tedesche». È la primavera del ’43. Occorre trovare innanzitutto luoghi sicuri e protetti in cui riporre il materiale. I documenti più antichi vengono depositati all’ex Banca Cattolica di Verona ma, a causa di un’aerazione inadeguata, vengono spostati al pianterreno del vicino convento di San Sebastiano. Tutto passa poi a villa Canossa. Ma Gazzola segnala la necessità di trovare un ricovero lontano dal centro urbano e dalle grandi vie di comunicazione spesso soggette a bombardamenti. Si fa così rotta su villa Sagramoso, a venti chilometri dalla città e lontana dalla Val d’Adige, in un luogo dove non ci sono strade camionabili. Sembra la collocazione finale, ma tra la caduta di Mussolini il 25 luglio e l’Armistizio dell’8 settembre, i tedeschi iniziano a requisire palazzi e ville, dando a proprietari e inquilini appena il tempo di trasportare i mobili sulla strada. Tedeschi «Furono però proprio studiosi tedeschi come Bock e Hagemann dell’Istituto storico germanico di Roma (il secondo a Verona nel 1932-33 compilò la tesi), a evidenziare l’unicità del patrimonio veronese come testimonianza della grande stagione scaligera della storia della città», continua Bianchini, «e quindi la necessità di preservarlo». Ma a Illasi, nel 1944, i nazifascisti iniziano a scavare fossati, per far fronte alla risalita della linea di combattimento. Si deve, dunque, portare via da villa Sagramoso il materiale. Il Comune di Verona concede allora un arcovolo dell’Arena dove tutta la parte più antica degli Archivi fino al Cinquecento viene depositata. La grande nicchia viene chiuso da un muro con spiragli a serpentina per l’aerazione. L’altro materiale in parte è riportato al pianterreno nei locali promiscui con la biblioteca comunale, e in parte al Palazzo del civico museo di scienze. Terminata la guerra, tutto il materiale viene ricollocato nella scaffalatura nell’ex convento dei Gesuiti. «Se al Soprintendente Gazzola», conclude Bianchini, «spetta il merito di avere orchestrato con sapienza e strategia le operazioni di salvaguardia del patrimonio, al direttore Gino Sandri, coadiuvato dal personale dell’Archivio, va il merito di avere curato con competenza e dedizione le fasi del salvataggio». •.

Maria Vittoria Adami

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