«Mi dissero: ti vogliamo per accompagnare una certa Irene Grandi»

STEFANO BOLLANI
Stefano Bollani e Irene Grandi
Stefano Bollani e Irene Grandi
Stefano Bollani e Irene Grandi
Stefano Bollani e Irene Grandi

Curiosa, quantomeno, l'accoppiata Stefano Bollani e Irene Grandi, che assieme hanno appena pubblicato il disco Irene Grandi & Stefano Bollani (Carosello Records). Dopodomani alle 21 lo faranno ascoltare nel concerto organizzato da Eventi e Veneto Jazz al teatro Filarmonico, spettacolo che apre la rassegna Pianisti. Nei dodici brani del cd (ma anche dal vivo) Bollani accompagna la Grandi con piano e piano elettrico e la track list contiene una sola composizione a quattro mani oltre a divagazioni brasiliane, a una versione de La pappa col pomodoro, A me me piace 'o blues di Pino Daniele, un pezzo di Niccolò Fabi e uno di Cristina Donà e un paio di classici come For Once In My Life e Dream A Little Dream Of Me. Apparentemente i due provengono da mondi lontanissimi tra loro: grande jazzista (ma anche entertainer) di fama internazionale il primo, cantante leggera la seconda. In realtà hanno in comune i primissimi anni delle rispettive carriere, quelli in cui suonavano assieme a Marco Parente nella band fiorentina La Forma.  

Bollani, com'era il gruppo La Forma? Dove suonavate?
È un gruppo in cui io e Irene abbiamo suonato tra il 1990 e il '92. Facevamo rock e funk e io ero alle tastiere. La Forma prima fu un quartetto poi un settetto e ogni musicista aveva idee e ambizioni molto diverse. Suonavamo molto in Toscana ma abbiamo fatto della date a Roma, finché non venne ad ascoltarci il produttore Dado Parisini, che già aveva messo gli occhi su Irene e che mandò me nel gruppo di Raf.

Cosa ti piace di Irene Grandi cantante?
Ha un timbro di voce molto bello. Penso che nelle sue canzoni questo non venga fuori così bene, anche perché, per una scelta ben precisa, molti dischi pop sono concepiti con un tipo di suono e di equalizzazione che sembrano uscire da una scatola.

Cosa suonerete al Filarmonico oltre ai brani del disco?
Faremo qualche pezzo di Irene, qualche classico del rhythm'n'blues e ovviamente qualcosa dei La Forma.

Una parte della critica jazz, ma non solo, l'ha accusata di essersi svenduto alla musica leggera e di un atteggiamento troppo compromissorio...
Mi dispiace molto e penso che tutto questo abbiamo molto a che fare con le teorie evoluzionistiche... Comunque io faccio solo quello che mi piace. Non voglio citare illustri precedenti, ma io posso scegliere di suonare un giorno con Irene Grandi e il giorno dopo col mio trio. So che sono cose radicalmente differenti e so anche che il disco con Irene Grandi venderà dieci volte tanto di quello in duo con Chick Corea. Ma questa non penso sia una contraddizione. Né un errore.

Come si è adattata una voce e una personalità apparentemente esuberante come quella di Irene Grandi alla dimensione malinconica dei pezzi brasiliani?
Le cose sono andate sempre in modo molto naturale. La lista dei brani che abbiamo inciso non esaurisce l'enorme quantità di materiale che abbiamo preso in considerazione. Tuttavia l'ultima parola sulla scelta dei titoli da cantare è stata sua. Sono pezzi con cui si trova particolarmente bene e che valorizzino bene il carattere meno evidente della sua voce.

Se dovesse allargare questo duo a un gruppo, chi chiamerebbe?
Irene più di una volta mi ha suggerito di farlo, ma io vorrei mantenere questa dimensione. Comunque, in tre occasioni, lei è stata ospite del mio quintetto I Visionari.

Sono una decina di anni che vi «corteggiate» e che pensate a questo disco. Ma prima di questa registrazione esistono dei precedenti in duo?
Ci sono tre precedenti: una volta al concerto del Primo maggio a Roma, dieci anni fa. Poi ho suonato in duo con lei nel suo singolo È solo un sogno. E nel 2003 Hector Zazou mi chiamò per la registrazione di un pezzo del suo disco Strong Currents: senza sapere che io e lei ci conoscevamo benissimo, mi disse che avrei eseguito un brano in duo con una fantomatica Irene Grandi. Il pezzo era Blue.

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