L'appello

«La Società delle Belle Arti rischia di sparire: nessuno ci dà una sede»

La Sbav è stata ospitata negli ultimi quattro anni nella chiesa di San Pietro Incarnario
La Sbav è stata ospitata negli ultimi quattro anni nella chiesa di San Pietro Incarnario
La Sbav è stata ospitata negli ultimi quattro anni nella chiesa di San Pietro Incarnario
La Sbav è stata ospitata negli ultimi quattro anni nella chiesa di San Pietro Incarnario

Oltre mezzo secolo al servizio della crescita artistico culturale del territorio, senza mai un tetto definitivo sopra la testa. Sembra la storia di un'eterna Cenerentola, quella della Società delle Belle Arti di Verona, che dopo cinque cambi di sede negli ultimi 20 anni, a fine giugno si ritroverà nuovamente alla porta. Questa volta di San Pietro Incarnario, la location dove ha svolto gli ultimi quattro anni di attività, allestendo e ospitando - nonostante le briglie della pandemia - una ventina esposizioni e una dozzina di manifestazioni cittadine (la Rassegna dell'Acquerello, la Biennale d'Arte della Sbav, mostre monografiche dal sacro alla Divina Commedia), favorendo anche gemellaggi culturali con altre città.

«Ora siamo un po' sfiduciati», confessa il presidente in carica Gianni Lollis, che ci parla dal Palazzo Sarcinelli di Conegliano Veneto, dove sta esponendo con una personale. «La Sbav vanta ben 165 anni di storia ed è portata avanti da volontari interessati al bene comune di Verona, nonché a valorizzare i suoi 122 artisti soci con iniziative anche fuori dal territorio. Per molti una "vetrina" rara, dunque». Impegno che, del resto, «l'associazione porta avanti in virtù di uno statuto del 18 novembre 1857, firmato dal presidente dell'assemblea volta a darvi costituzione, e cioè il marchese Ottavio di Canossa, dal primo presidente della Sbav Giulio Camuzzoni, e dall'allora ministro austriaco».

L'ultima dimora è stata concessa dalla Curia, «con l'impegno, da parte nostra, di sostenere le sole spese di gestione. Ora gli spazi devono tornare liberi e nonostante la proroga ottenuta fino al 30 giugno, al fine di poter tenere la Sesta Biennale del Bronzetto, in autunno saremo nuovamente orfani di una sede. Per cui facciamo appello alle amministrazioni comunale e provinciale, ma anche ad altri enti o mecenati culturali, affinché si prendano a cuore il problema. Che è poi un problema di tutta la città. La quale non intende certo rinunciare a questo pezzo di Cultura». In assenza di soluzioni, «scriveremo l'atto di morte della Sbav, per altro oggetto di tesi universitaria di uno studente, che a questo punto passerà alla storia come l'ultimo "araldo" di questa antica istituzione», provoca Lollis, ricordando come i traslochi continui rappresentino sia un gravoso onere economico, sia un motivo di destabilizzazione per la comunità tutta. «Apprezziamo la mano tesa ricevuta dall'assessore alla Cultura, Francesca Briani, che ha offerto un contributo per il prossimo spostamento, ma il problema di fondo resta». 

Francesca Saglimbeni