«Il mondo sotterraneo sembra spaventoso ma la Terra è fragile e delicata»

Francesco Sauro, 37 anni, entra nella Spluga della Preta. Nato a Padova da genitori veronesi, vive in LessiniaLa copertina del libro
Francesco Sauro, 37 anni, entra nella Spluga della Preta. Nato a Padova da genitori veronesi, vive in LessiniaLa copertina del libro
Francesco Sauro, 37 anni, entra nella Spluga della Preta. Nato a Padova da genitori veronesi, vive in LessiniaLa copertina del libro
Francesco Sauro, 37 anni, entra nella Spluga della Preta. Nato a Padova da genitori veronesi, vive in LessiniaLa copertina del libro

È l’ultimo continente inesplorato del nostro pianeta, affascinante e temuto fin dai primordi dell’umanità perché la caverna, di cui è la soglia, ha rappresentato il suo primo rifugio, eppure resta ancora tutto da scoprire e le 320 pagine di Francesco Sauro su Il continente buio (il Saggiatore, 2021, 22 euro) è una piccola crepa che spacca la roccia, un passaggio che conduce al cuore delle montagna accompagnato dalla flebile luce della fiamma sul casco dello speleologo che fa danzare l’immaginazione e la scienza là dove prima c’era solo buio assoluto. Trentasette anni, nato a Padova da genitori veronesi e oggi residente in Lessinia, è uno dei più importanti speleologi al mondo, che ha sulle spalle quasi quaranta spedizioni in diversi continenti, dove ha esplorato e mappato oltre cento chilometri di nuove grotte. Insegna Geologia planetaria all’Alma Mater Studiorum di Bologna ed è consulente dell’Agenzia spaziale europea per la quale ogni anno conduce stage in grotta per i futuri astronauti che imparano, nelle profondità della terra, a vivere le stesse condizioni di buio e silenzio che troveranno nei viaggi extraterrestri. Ha vinto nel 2014 il Rolex Award for Entreprise per le sue esplorazioni nei tepui sudamericani, le montagne a cima piatta dove nessun essere umano aveva mai messo piede prima, e due anni dopo è comparso sulla copertina di «Time» nella classifica dei «10 next generation leaders», uno dei dieci giovani più influenti al mondo per le scoperte scientifiche e la sua capacità di incidere sulla percezione del pianeta oltre la sua superficie. Questo nuovo libro (ha già pubblicato «L’Abisso» e «Nel cuore della Terra») è un contributo divulgativo «alla scoperta del mondo sotto i nostri piedi, fatto di caverne, grotte e misteri», come recita il sottotitolo, nato durante il primo lockdown dell’anno scorso, anche se da un po’ di tempo stava pensando a un’opera simile, un saggio sul mondo sotterraneo in generale, leggibile da tutti. «È un’opera divulgativa», ci racconta, «per far sognare che c’è ancora molto da esplorare. Lo studio scientifico del mondo sotterraneo non si è affatto esaurito, perché c’è ancora molta mitologia in questo ambito e lo stesso scienziato si trova davanti a domande che non hanno risposta. La grotta resta ancora luogo oscuro, sebbene sia stata la culla dell’umanità, la casa naturale da dove ha mosso i primi passi, ma per certi versi resta ancora inafferrabile», sottolinea. Sceso nel sottosuolo per la prima volta a 15 anni con il padre Ugo, allora docente di Geografia fisica all’università di Padova, da allora Francesco Sauro ha saputo conservare quella curiosità e quello stupore che sono stati le molle propulsive del suo successo in ambito scientifico. «In tutti questi anni, sono stato un privilegiato. Ho potuto vedere con i miei occhi quanto il mondo sotterraneo sia parte di questo pianeta che conosciamo così poco. Ho avvertito la sua magnificenza spaventosa, ma anche la sua fragilità e delicatezza. Ho condiviso tutto questo con tanti amici speleologi, mossi dalla stessa passione per l’ignoto, spesso senza aver bisogno di dirsi nulla di più che uno sguardo riflesso nella luce delle nostre lampade», racconta. La copertina dei due sedicesimi di foto a colori al centro del volume è dedicata al «patriarca» Attilio Benetti ritratto da Flavio Péttene con in mano una delle ammoniti simbolo dei fossili della Lessinia e la cui spirale rappresenta il viaggio profondo e infinito della conoscenza. Se Francesco Sauro deve a suo padre la prima discesa in grotta, è debitore a Benetti della passione per il significato ancestrale di questa vita in viaggio nelle tenebre della Terra. «Negli ultimi vent’anni, buona parte della mia vita, ho avuto il privilegio di poter dare uno sguardo oltre la superficie», racconta di sé, «la grotta, il mondo sotterrano si può conoscere solo metro dopo metro, illuminandone ogni segmento, attraverso la propria luce. In un tempo in cui le tecnologie sonar, radar e satellitari ci permettono perfino di mappare con altissima risoluzione i fondali marini e di penetrare le chiome degli alberi delle foreste tropicali per osservare il suolo con risoluzioni centimetriche, non esiste ancora alcuno strumento che ci permetta di vedere con chiarezza e dettaglio al di sotto della superficie del nostro pianeta. Ed è così che il continente buio è rimasto l’ultima grande frontiera dell’esplorazione terrestre. Un luogo dove possiamo ancora giocare e ritrovare la nostra natura atavica di esploratori». E il libro dedica una delle sue tre parti agli esploratori, dai pionieri ai moderni, astronauti compresi. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA