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I colori e il calore
di Verona nei suoni
degli Inti-Illimani

di Enrico Santi
Le prove in Arena, il 6 settembre 1975, del concerto degli Inti-Illimani insieme ai QuilapayunEduardo «Mono» Carrasco
Le prove in Arena, il 6 settembre 1975, del concerto degli Inti-Illimani insieme ai QuilapayunEduardo «Mono» Carrasco
Le prove in Arena, il 6 settembre 1975, del concerto degli Inti-Illimani insieme ai QuilapayunEduardo «Mono» Carrasco
Le prove in Arena, il 6 settembre 1975, del concerto degli Inti-Illimani insieme ai QuilapayunEduardo «Mono» Carrasco

«Hacia la libertad», verso la libertà. Gli Inti-Illimani registrarono questo disco, il primo degli anni dell’esilio in Italia, nel 1975. L’autore della coloratissima copertina, con il profilo di un indio mapuche in primo piano sullo sfondo della bandiera cilena, fu Eduardo “Mono” Carrasco, fondatore della brigata muralista Ramona Parra, gli artisti militanti di Unidad Popular che cinque anni prima avevano riempito i muri di Santiago del Cile con i loro “manifesti elettorali” che contribuirono alla vittoria di Salvador Allende. In seguito la repressione cancellerà anche l’iconografia di quella breve primavera.

Nel 1988, finita la noche oscura della dittatura, gli Inti-Illimani, che avevano fatto conoscere al mondo i ritmi e la poetica della Nueva cancion chilena, tornarono nel loro Paese. Carrasco è invece rimasto in quella che è diventata la sua seconda patria, continuando a dipingere murales sui muri di tante scuole, insieme ai ragazzi.

Le vicende di cui fu protagonista, dove musica, arte, denuncia e speranza si intrecciano, l’artista cileno, che oggi ha 62 anni e vive a Torino, le ha narrate nel libro scritto con il giornalista bolzanino Francesco Comina: «Inti-Illimani. Storia e mito», edito da Il Margine di Trento, con prefazione di Michelle Bachelet, l’attuale presidente del Cile.

E in questa storia c’è anche molta Verona, fin dal primo capitolo, «Il concerto per Victor e il grande murale». Tra qualche giorno, giovedì 31 agosto, gli Inti-Illimani Historico (con i “vecchi“ Horacio Duràn, José Seves e Horacio Salinas ci saranno Fernando Julio, Camilo Salinas, Danilo Donoso ed Hermes Villalobos. Informazioni su www.boxofficelive.it) celebreranno al Teatro Romano (sul cui palco salì anni fa anche l’argentina Mercedes Sosa, la cantora della lotta per i diritti umani) il mezzo secolo dalla nascita del gruppo. Un concerto, annuncia Horacio Duràn alla vigilia della tournée europea, «dedicato ai sogni sempre attuali di una società più giusta, la stessa che noi sognavamo negli anni Settanta».

A Verona, era il 6 settembre 1975, gli Inti-Illimani insieme ai Quilapayun furono protagonisti del trionfale concerto in Arena (fu probabilmente la prima serata “extra“ nel tempio della lirica) rievocato da Eduardo Carrasco nel suo libro. E alle note, davanti ai 40mila sulle gradinate, si unirono anche i pennelli del “Mono“ e degli altri artisti esiliati, riunitisi nella brigata “Pablo Neruda”.

«Avevamo dalla nostra», racconta l’autore, «la splendida collaborazione degli operai, degli artigiani, dei professionisti dell’Arena, mentre noi eravamo in viaggio da Milano loro avevano preparato tre grandi pannelli». La sfida era terminare l’opera dedicata a Victor Jara, il cantautore ucciso dai militari golpisti, entro la fine del concerto. «L’Arena sembra una grande sala danzante a cielo aperto e a poco a poco prendiamo fiducia nelle nostre possibilità». Il finale è di un’emozione incredibile. «In accordo con i tecnici, le luci del palco vengono spente. Noi, in gran fretta, uniamo i tre pannelli facendo sì che il disegno diventi un tutt’uno. Quando le luci si riaccendono il murale si apre dietro i due gruppi che riprendono a cantare sotto un ruggito interminabile di applausi. È il finimondo, abbiamo visto persone piangere, abbracciarsi, continuare a battere le mani. Ci siamo messi tutti a cantare, compresa Joan, la vedova di Victor… Ancora oggi, quando ci incontriamo, in Italia o in Cile, ricordiamo i sentimenti che provammo a Verona in quel lontano settembre di un’altra storia».

Al termine di quella serata di 42 anni fa, Horacio Duràn fece una sorta di profezia: «Quello che avete visto stasera, la musica, l’arte, la creatività, è quello che ci è stato rubato, ma da questa rapina nascerà un ponte di bellezza che ci riporterà nel nostro Paese». E così è stato.

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